San Disma, il buon ladrone “canonizzato” da Gesù

di Giuliano Zoroddu

San Disma. Michelangelo Buonarroti, Giudizio Universale, 1535-1541, Cappella Sistina


“A Gerusalemme la commemorazione del santo Ladrone, il quale, avendo in croce confessato Cristo, meritò di udire da lui: Oggi sarai meco in paradiso”. Così, stringatamente, la Chiesa Romana ricorda il 25 marzo una delle figure più caratteristiche del racconto evangelico della Passione: il cosiddetto buon Ladrone.

Rispetto gli altri tre Evangelisti,  San Luca (XXIII, 39-43) si sofferma su di lui e ci racconta quella che col titolo potremmo chiamare la sua “canonizzazione”:

Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi!». Ma l’altro lo rimproverava: «Neanche tu hai timore di Dio e sei dannato alla stessa pena? Noi giustamente, perché riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male». E aggiunse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso».

Poche battute invero, rispetto all’apparato che tireranno su gli scrittori degli Apocrifi che vedremo in seguito, ma densissime di contenuto: un delinquente che confessa la divinità di uno che appariva come il più spregevole dei criminali e il più misero degli uomini; un brigante che riconosce la giustezza della sua condanna a morte; un peccatore incallito che davanti a Dio incarnato si riconosce colpevole e invoca quel perdono che poi ottiene, meritando il paradiso[1].

Con la Vergine, San Giovanni, le pie donne ai piedi della Croce e san Longino, è una delle poche persone che durante la Passione del Signore faccia una “bella figura”. Infatti “vicino a morte, crede nell’immortalità dell’anima, e riconosce Gesù come vero Messia ; e avendo sentito parlare del suo ritorno e del suo regno glorioso, domanda umilmente di esserne fatto partecipe. Egli riconosce e confessa che Gesù è Dio padrone del regno. Quanto non è grande la sua fede, che lo porta a credere in colui che i sacerdoti bestemmiano, il popolo insulta e beffeggia!”[2].

Ma alla curiosità non bastano queste poche ma più che sostanziose notizie su questo malfattore redento, e quindi gli estensori dei cosiddetti vangeli apocrifi le diedero soddisfazione.

Il Vangelo di Nicodemo gli dà un nome: Disma; e dice che fu crocefisso alla destra di Gesù, chiaro riferimento alla “destra” di cui parla il Signore nel discorso sul giudizio finale[3].

Il Vangelo arabo dell’infanzia inserisce entrambi i ladroni – Tito (cioè Disma) e Dimaco (altrove il cattivo ladrone è chiamato Gesta o Gesma) – durante la fuga in Egitto:

Messisi in cammino, giunsero in una regione deserta e, a quanto si diceva, infestata dai ladri. Giuseppe e la Signora Maria pensarono così di attraversare la regione di notte. Ma ecco che lungo il cammino scorgono due ladri sdraiati e con loro una quantità di altri ladri, loro compagni, che dormivano. I due ladri incontrati erano Tito e Dimaco. Tito disse a Dimaco: “Lascia andare costoro, te ne prego, sicché passino inosservati dai nostri compagni”. Ma Dimaco si rifiutava; perciò Tito disse nuovamente: “Prenditi quaranta dracme, e tieniti anche questo come pegno”. E gli porse la cintura che aveva, affinché non aprisse bocca e non parlasse. La Signora Maria vista la bontà di questo ladro verso di loro, disse: “Il Signore Dio ti sosterrà con la sua destra e ti concederà il perdono dei peccati”. Il Signore Gesù rispose a sua Madre, dicendo: “Di qui a trenta anni, o Madre, gli Ebrei mi crocifiggeranno a Gerusalemme, e questi due ladri saranno crocefissi insieme a me. Tito sarà alla mia destra e Dumaco alla sinistra. Dopo quel giorno, Tito mi precederà in paradiso”.

Avvincente certo, ma nulla a che vedere con la limpidezza della narrazione storica dei quattro santi Evangelisti. Del resto non tacquero certamente i Padri, Greci come Latini, nel lodare il nostro Disma, e il loro eloquio sorpassa ogni fantasticheria.

Origene lo chiama “degna pianta del Paradiso, associata all’albero della vita”. San Cipriano – e con lui sant’Ilario, sant’Ambrogio, sant’Agostino, san Girolamo e altri – lo dice “annoverato fra i santi Martiri che vengono battezzati nel loro sangue”. Sant’Ambrogio, riflettendo sul “bellissimo esempio di conversione” afferma che “il Ladrone  viene assolto a perpetua condanna dei Giudei: quello riconobbe il Cristo nei tormenti, mentre essi non lo riconobbero nei benefici”. San Giovanni Crisostomo e san Giovanni Damasceno esaltano la sua conversione constatando come in essa abbia egli abbia “rubato” (furto non cero peccaminoso!) il regno dei Cielo e “depredato il diavolo”. I grandi scolastici, San Tommaso e san Bonaventura in cima a tutti, dimostrarono il suo martirio. E così ancora lo lodò copiosamente il grande predicatore san Bernardino, indicandolo quale meraviglioso modello di penitenza e conversione. [4]

Celebre in tutto il mondo il santo Ladrone è venerato come protettore degli agonizzati di cui si dispera la conversione e dei carcerati ed è invocato contro i ladri e per la correzione degli alcolizzati[5]. A San Josè dos Campos (Brasile) gli è stato dedicato un Santuario; negli USA dagli anni Sessanta esistono le cosiddette Dismas Houses fondate dal padre gesuita Charles Dismas Clarck SJ per il reinserimento dei detenuti nella società e nel mondo del lavoro.


[1] Nota il Sales: “Paradiso è parola di origine persiana (pardès), che significa giardino. Qui indica il limbo, ossia quel luogo, dove i giusti dell’Antico Testamento aspettavano la venuta del Messia. Gesù infatti dopo morte discese al limbo a consolare le anime degli antichi padri (1Petr. III, 19) e annunziar loro la prossima liberazione. Nella letteratura giudaica paradiso era diventato sinonimo di seno d’Abramo che indicava il luogo dove si raccoglievano dopo morte le anime giuste nell’attesa della liberazione” (Padre Marco M. Sales OP, La Sacra Bibbia – Il Nuovo Testamento, Torino, 1925, Vol. I, p. 325, n. 43).

[2] Ibid., n. 42. Inoltre, nota sempre il Sales: “I due ladroni rappresentano i due popoli Gentile e Giudeo, il primo si converte a Gesù e ottiene salute, mentre l’altro rimane ostinato nella sua infedeltà” (Ivi, p. 129, n. 44)

[3] “Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria. E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo” (Matth. XXV, 31.34).

[4]  Le citazioni dei Padri sono tratte da Giovanni Marangoni, L’Admirabile conversione di S. Disma, Roma, 1741. Vedi anche S. Disma. Il buon ladrone

[5] San Dismas, il Buon Ladrone, in Santi, beati e testimoni – Enciclopedia dei santi, santiebeati.it.

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