San Giovanni Damasceno: venerare la ‘materia’ per adorare il suo Creatore

a cura di Giuliano Zoroddu

L’odierna festa di san Giovanni Damasceno (676-749) – istituita da Leone XIII nel 1890 per impetrare il ritorno dei Foziani nella Chiesa di Cristo – ci richiama alla mente la grande battaglia che la Chiesa dovette affrontare contro gli Iconosclasti del secolo VIII. Colui che più si spese per il trionfo del domma cattolico fu appunto il Santo di oggi che individuò subito nell’eresia iconoclasta (condannata nel Concilio Niceno II e poi di nuovo nel Tridentino) il ritorno dell’odio gnostico contro la materia e quindi contro l’Incarnazione del Verbo. Odio che oggi è imperante nell’arte moderna (anche “sacra”) disincarnata; nell’azione del Modernismo che nega e distrugge sia la struttura visibile della Chiesa “societas perfecta” sia ciò che rimane della “Christianitas”, cioè la Città della Terra che si organizza con le leggi della Città del Cielo; e infine nella pretesa di coloro che sopratutto nei nostri tempi dispregiano la positiva “carnalità” del’arte plastica della Cristianità Latina per andar dietro a una presunta “spiritualità primitiva e incorrotta” degli Orientali (dissidenti), in realtà priva di ogni sostanza di ortodossia, appiattita e sterile per l’eresia e lo scisma. Ascoltiamo quello che ci dice il Dottore di Damasco e facciamolo nostro

Giovanni Gasparro, S. Giovanni Damasceno e la SS. Vergine Tricherusa, 2015

In altri tempi Dio non era mai stato rappresentato in immagine, essendo incorporeo e senza volto. Ma poiché ora Dio è stato visto nella carne ed è vissuto tra gli uomini, io rappresento ciò che è visibile in Dio. Io non venero la materia, ma il creatore della materia, che si è fatto materia per me e si è degnato abitare nella materia e operare la mia salvezza attraverso la materia. Io non cesserò perciò di venerare la materia attraverso la quale mi è giunta la salvezza. Ma non la venero assolutamente come Dio! Come potrebbe essere Dio ciò che ha ricevuto l’esistenza a partire dal non essere? Ma io venero e rispetto anche tutto il resto della materia che mi ha procurato la salvezza, in quanto piena di energie e di grazie sante. Non è forse materia il legno della croce tre volte beata? E l’inchiostro e il libro santissimo dei Vangeli non sono materia? L’altare salvifico che ci dispensa il pane di vita non è materia? E, prima di ogni altra cosa, non sono materia la carne e il sangue del mio Signore? O devi sopprimere il carattere sacro di tutto questo, o devi concedere alla tradizione della Chiesa la venerazione delle immagini di Dio e quella degli amici di Dio che sono santificati dal nome che portano, e che per questa ragione sono abitati dalla grazia dello Spirito Santo. Non offendere dunque la materia: essa non è spregevole, perché niente di ciò che Dio ha fatto è spregevole

(Contra imaginum calumniatores, I, 16).


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