Tutti gli uomini del monsignore: gli ammiratori illustri di R. H. Benson

di Luca Fumagalli

Robert Hugh Benson (1871-1914) è una delle figure più rappresentative di quel revival culturale cattolico che ebbe luogo nell’Inghilterra di inizio Novecento. Infatti, furono pochi gli autori che, al pari del monsignore – figlio dell’anglicano arcivescovo di Canterbury e perciò uno dei convertiti più illustri del suo tempo –, seppero efficacemente piegare la narrativa alle esigenze missionarie e apologetiche. Sia nei romanzi storici dell’epoca Tudor che nelle opere di ambientazione contemporanea Benson si rivelò un prosatore d’eccezione, divenendo, grazie a capolavori quali Il padrone del mondo (1907), uno dei primi autori “papisti” a ottenere una vasto consenso di pubblico e critica.

Al di là dei giudizi di chi, di volta in volta, si è avventurato a studiarne la parabola biografica, è indiscutibile il fatto che Benson segnò un passo importante nella storia della letteratura cattolica inglese e spianò la strada a brillanti autori, alcuni dei quali, come Bruce Marshall, Hilaire Belloc, mons. Ronald Knox, Maurice Baring e Ronald Firbank rivelano un profondo debito nei suoi confronti.

Se Marshall, ne Il miracolo di padre Malachia, lo inserisce nel novero dei più illustri convertiti, Belloc ammirava soprattutto i romanzi storici del monsignore: «Sarà l’uomo che un giorno scriverà un libro che ci darà un’idea più precisa di quello che avvenne in Inghilterra tra il 1520 e il 1560». Baring, la cui saga di Robert Peckham è qualcosa di eminentemente bensoniano, condivideva in pieno l’opinione dell’amico. In Firbank, invece, Benson instillò il gusto per la satira e il grottesco.

Knox, da parte sua, considerava il sacerdote inglese «la guida che mi ha condotto alla Verità cattolica». Inoltre, grazie alla lettura de La luce visibile, un giovane Ronald poté avvicinarsi per la prima volta, secondo le parole del suo biografo, «alle idee della Vergine Maria come figura centrale della devozione, e del sacerdozio quale condizione peculiare, la cui funzione non era principalmente amministrativa, esortativa o esemplare, ma sacramentale».

Il monsignore rivestì inoltre un ruolo decisivo per lo sviluppo spirituale e intellettuale di Maisie Ward, rampolla di una delle più illustri famiglie cattoliche britanniche e biografa di G. K. Chesterton, di Jacques e Raissa Maritain e del teologo Teilhard de Chardin (il gesuita scrisse nel 1916 tre racconti a imitazione dello stile del sacerdote inglese).

Benson fu inoltre letto e apprezzato dallo storico Christopher Dawson, dall’attore e saggista Hugh Ross Williamson, da Scott Fitzgerald – il monsignore è uno degli autori preferiti di Amory nel romanzo autobiografico Di qua dal Paradiso – e da Evelyn Waugh.

Questi, autore tra l’altro di un interessante articolo sulla narrativa di Benson, ricavò dalla lettura della voluminosa bibligorafia del monsignore, oltre allo spirito satirico, numerosissime suggestioni che è possibile ritrovare nei suoi lavori migliori. Se, ad esempio, la tata di Valentine Medd in The Sentimentalists ricorda da vicino la balia dei Flyte in Ritorno a Brideshead, il cupo romanzo A Winnowing anticipa per molti aspetti l’humor nero de Il caro estinto. Anche per quanto riguarda il filone escatologico, distopico o utopico che sia, i racconti di Waugh Amore tra le rovine e Nell’inconscio vantano diversi punti di contatto con L’alba di tutto e Il padrone del mondo (quest’ultimo ripreso in tempi recenti anche da Il nemico di Michael O’Brien). Del resto pare che lo stesso Waugh tornò sui romanzi storici di Benson prima di scrivere il proprio libro sul santo e martire inglese Edmund Campion.

Tuttavia, come già ricordato, con il passare degli anni le opere di quello che in molti avevano considerato il nuovo astro nascente della letteratura inglese finirono nel dimenticatoio. Il motivo di tale atteggiamento, secondo Joseph Pearce, è forse da ricercare «nella difesa militante e intransigente della Fede operata dal monsignore, una militanza e una scarsa inclinazione per il compromesso che divennero stranamente sospetti nell’epoca dell’ecumenismo. Nei decenni che seguirono la sua morte, Benson venne accusato di “trionfalismo” (come se la Chiesa militante non fosse sempre unita misticamente alla Chiesa trionfante). Persino tra i cattolici c’è chi criticò il suo energetico proselitismo e lo straordinario zelo».

Per fortuna le critiche non hanno potuto cancellare del tutto la memoria dell’eccezionale monsignore. Nascosto sotto terra quel tesoro che è l’opera di Robert Hugh Benson aspetta solo di essere riportato alla luce.

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