[VERONA] Che non sia solo una passerella. Di M. Micaletti

di Massimo Micaletti

Che il Congresso mondiale sulla famiglia di Verona sia un caso politico e mediatico è fuori discussione, come è fuori discussione che tutto questo bailamme sia in sé abbastanza deprimente. A dire il vero, molti sono i profili deprimenti di tutta la questione: è deprimente che debba esserci un evento in cui la famiglia chiede a gran voce tutela, quando essa dovrebbe costituire il principale destinatario dell’attenzione della comunità; è deprimente che si debba precisare che la famiglia è fondata sul matrimonio tra uomo e donna; è deprimente che il matrimonio non venga inteso quale sacramento ma solo come forma di regolamentazione civile della convivenza tra persone di sesso diverso; è deprimente che il Congresso sia attaccato perché si assesta su queste minime istanze; è deprimente che il Congresso si difenda evocando liberà di opinione e non dovere di verità.

E qui mi fermo, sennò mi deprimo troppo.

Volevo però riflettere su un punto, dei tanti: la dimensione politica della questione, ove per “politica” intendo due dimensioni.

La prima è quella strettamente partitica, riferita sia al Governo che alle forze che lo compongono. C’è poco da dire: il profilo finora tenuto dal Ministro Fontana su questi temi è meno che bassissimo. Fontana è stato oggetto di attacchi preventivi non appena nominato, ma in seguito nessuno degli storici esponenti del fronte famiglie multicolor – fronte notoriamente avvezzo ai processi sommari – lo ha più degnato di considerazione perché, in effetti, nulla aveva fatto che di considerazione fosse degno, né a tutt’oggi lo ha fatto (tanto ciò è vero che in una delle sue ultime uscite Monica Cirinnà ha attaccato Costanza Miriano, non Fontana). Per contro, il M5S ha dapprima lanciato con Di Maio diversi siluri contro il Congresso e i suoi partecipanti, poi ha ottenuto dal premier Conte il ritiro del patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri: con ciò i cinque Stelle dimostrano (anche da questo punto di vista) di scimmiottare appieno il PD, che quando si è trovato in difficoltà di consensi ha creduto di poter recuperare buttandosi sulle solite battaglie senza costrutto per i cosiddetti “diritti civili” con i prestigiosi risultati elettorali che tutti ricordiamo.

Nelle scorse settimane abbiamo assistito alla vicenda della Triptorelina, che è stato fatto passare come una sorta di colpo di mano non ascrivibile al Ministro Grillo ma all’AIFA che avrebbe compiuto un vero e proprio blitz: è chiaro come il sole che porre così le cose è far torto al vero, perché l’iter per l’autorizzazione della Triptorelina era partito da un pezzo, incassando già nel luglio 2018 l’ok del Comitato di Bioetica colla sola voce negativa di Assuntina Morresi[1] e perché il Ministero della Salute è informato in ordine ai farmaci dei quali sia in corso la procedura di autorizzazione, quantomeno per ragioni di sostenibilità economica. Come ha ricordato la Prof.ssa Morresi in una recente intervista[2], il Ministro Sacconi, dopo che l’AIFA aveva deliberato la Ru486, intervenne affinché rientrasse nelle procedure proprie della Legge 194/78: il Ministero non può limitarsi a prendere atto di quanto fatto dall’AIFA. Ebbene, se dal Ministro Grillo non c’era molto da attendersi, essendo di estrazione pentastellata quindi multicolor su questi temi, ci si poteva aspettare una dichiarazione da Fontana, salvo che si voglia sostenere contro il vero che la somministrazione di ormoni blocca pubertà ad adolescenti con disforia di genere non abbia nulla a che vedere colla famiglia. Fontana però ha taciuto.

C’è stata, poi, tra le tante, la vicenda degli accordi prematrimoniali. La si trova alla lettera b) dell’art. 1 dell’art. 1 del disegno di legge delega sulla riforma del Codice Civile  approvato il 28 febbraio col consenso di tutto il Governo[3] dove si può leggere che l’esecutivo, ne riformare il Codice civile, si impegna a “consentire la stipulazione tra i nubendi, tra i coniugi, tra le parti di una programmata o attuata unione civile, di accordi intesi a regolare tra loro, nel rispetto delle norme imperative, dei diritti fondamentali della persona umana, dell’ordine pubblico e del buon costume, i rapporti personali e quelli patrimoniali, anche in previsione dell’eventuale crisi del rapporto, nonché a stabilire i criteri per l’indirizzo della vita familiare e l’educazione dei figli”. Si tratta della definitiva riduzione del matrimonio a contratto (lo è già ora, ma forse non tutti se ne accorgono) col miraggio di evitare assegni familiari killer in caso di separazione. Ora, va tenuto presente che nella realtà nulla cambierebbe nella sostanza perché, dato che il ddl pone espressamente i limiti “delle norme imperative, dei diritti fondamentali della persona umana, dell’ordine pubblico e del buon costume”, i Tribunali non ci metterebbero troppo ad interpretare gli accordi riportando le cose alla situazione attuale; va tenuto presente soprattutto che i soli effetti seri del provvedimento sarebbero l’ulteriore demolizione dell’istituto matrimoniale[4], già da tempo ridotto a parodia di se stesso, e una confortante prospettiva di incremento del fatturato per avvocati ed aggregati. Qui Fontana non è rimasto inerte, ad onor del vero, perché qualcosa ha fatto: ha approvato il disegno di legge.

Fine del sogno, quindi, di un Governo schierato su questi temi, fine del sogno della Lega schierata su questi temi, fine del sogno di un Congresso di Verona che davvero possa incidere sulla tutela della famiglia fondata sul matrimonio, quantomeno su un piano legislativo: tutto va in direzione opposta e quelli che erano stati indicati come “gli uomini giusti al posto giusto” forse tanto giusti non sono, colla sola eccezione, a mio sommesso giudizio, di Simone Pillon che, però, più passa il tempo e più dà l’impressione di essere completamente isolato. La mia idea, per quel che vale, è che la politica sorvolerà Verona, forse getterà qualche volantino, lascerà qualche scia colorata, magari si lancerà in qualche looping acrobatico ma poi si allontanerà verso rotte più tranquille.

Vengo al secondo punto della riflessione su famiglia e politica in vista di Verona, più breve del primo perché, a questo punto, degli originari sei lettori ne saranno rimasti forse tre, incluso il sottoscritto; non meno importante del primo, però.

La famiglia non è da tempo al centro dell’interesse della politica e questo non è un mistero ed è forse anche per questo che la politica non è più al centro dell’interesse delle persone: perché le persone tengono famiglia e la famiglia nella stragrande maggioranza dei casi è quella fondata sul matrimonio tra uomo e donna. Ci sono milioni di italiani che sentono abbandonati in questa dimensione della loro vita che è fondamentale e non può essere sostenuta solo coll’erogazione di servizi o colla tutela dell’individuo: capita anzi all’opposto che tutela dell’individuo e tutela della famiglia collidano e ciò accade non perché si tratti di realtà in sé contrapposte ma perché sono realtà differenti ed interdipendenti. Faccio un esempio banale: nell’assolutismo individualista su cui si fonda un certo modo di intendere il diritto e i diritti, si è ammesso il divorzio e lo si è reso sempre più rapido ed accessibile, sicché il concetto stesso di famiglia (non solo di matrimonio) è mutato ed è divenuto precario con ogni conseguenza anche di ordine sociale. Così pure, colle cosiddette “nuove famiglie” si è rimessa all’individuo la definizione di “famiglia”, prescindendo dai dati di realtà e di natura, e persino di “matrimonio”, ignorando verità teologiche o, quantomeno, giuridiche.  La politica non ha alcuna consapevolezza di questo fenomeno deflagrante che è, appunto, un fenomeno indotto cosicché quando si interessa della famiglia lo fa per indebolirla coi patti prematrimoniali, il divorzio breve e via così. Quando lo Stato moderno si è sostituito alla Chiesa nella tutela della famiglia era chiaro da subito che sarebbe finita in questo modo, e a dire il vero non è neppure ancora finita.

Il Congresso di Verona sarà in grado di centrare questa dimensione amplissimamente politica del tema? Occhio ché non si tratta genericamente della prospettiva culturale, è una cosa diversa. Ebbene, scorrendo le aree tematiche sul sito dell’evento[5], pare proprio di sì. Solo che oltre a relatori molto qualificati come il Magistrato Giacomo Rocchi ci saranno anche esponenti politici e toccherebbe a loro fare da cinghia di trasmissione della consapevolezza che è urgente che la politica torni al servizio della famiglia: e i politici in questione sono più o meno quelli di cui ho parlato nella prima parte di questa riflessione, in primis il Ministro della Famiglia che ha approvato i patti prematrimoniali.

Voglio dire con questo che il Congresso del 29-31 marzo sarà un’inutile passerella? Certamente no, non posso giudicare qualcosa che ancora non è accaduto. Ho valutato alcuni dei fatti accaduti finora, non quelli cha accadranno a Verona e dopo. Ma dopo Verona qualcosa deve accadere e deve accadere qualcosa di davvero utile e significativo per la famiglia fondata sul matrimonio, che riporti la famiglia alla base della politica: quantomeno, che se ne creino le basi su impegni concreti e verificabili. E se non accadrà, allora sì: il Congresso sarà stata solo una passerella. E tempo perso per le migliaia di genitori, figli, mogli, mariti, padri, madri, laici e religiosi che vi parteciperanno. Ci è stato insegnato a riconoscere l’albero dal frutto: al Congresso ci saranno persone che se volessero davvero potrebbero davvero incidere sul tema che li chiama a raccolta.

Il punto non è cosa accadrà a Verona, ma cosa accadrà dopo.


[1] http://bioetica.governo.it/it/comunicazione/comunicati-stampa/comunicato-stampa-n-3-parere-uso-triptorelina/
[2] https://www.interris.it/sociale/farmaco-gender-gratuito–ecco-perch-ho-votato-no
[3] http://www.lavoripubblici.it/documenti2019/lvpb1/ddld_codice_civile.pdf
[4] Come già rilevato dal Centro Studi Livatino, https://www.radiospada.org/tag/centro-studi-livatino/
[5] https://wcfverona.org/it/

4 Commenti a "[VERONA] Che non sia solo una passerella. Di M. Micaletti"

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  2. #Luac   24 Marzo 2019 at 10:20 pm

    Il commento più equilibrato che abbia letto . Grazie dott. Micaletti. Personalmente temo che anche questa volta i frutti saranno pari zero. al mondo pro life serve una opzione politico partitica che sia autonoma dalla destra e dalla sinistra, la convegnisica non serve più a nulla nell’era degli smartphone.

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  3. #Giorgini Angela   1 Aprile 2019 at 11:14 am

    Ieri un caro amico mi ha suggerito il sito Radio Spada. Oggi ho letto l’articolo di Micaletti. Sono cattolica, praticante convinta da sempre e mi affliggo questa etichetta convinta che i riconoscimenti non me li aspetto certo da esperti/intellettuali o da qualsivoglia esponente di qualche leadership più o meno anchilosata di qualsiasi appartenenza culturale.
    L’ultimo sussulto di tenerezza rispetto alla famiglia l’ho avuto guardando due amici che hanno adottato tre fratellini colombiani. Peccato che non fosse solo l’ultimo forse, esagerando, ma neanche troppo, è stato l’unico! Almeno riferito a famiglie con cui sono in contatto.
    Spero che i miei figli si sposino in Comune e che facciano un accordo prematrimoniale bene studiato.
    Da anni sono convinta che il sacramento del matrimonio non è affatto per tutti e che alla pari delle altre vocazioni nella Chiesa andrebbe accompagnato da anni si seria e approfondita preparazione/noviziato/ecc. come se si entrasse in clausura. Ritengo che non averlo già richiesto da parte delle autorità ecclesiastiche li investe di serie responsabilità rispetto al fallimento di tanti matrimoni celebrati in chiesa.
    Sfido chiunque abbia almeno 32 anni di matrimonio come ce l’ho io, e una certo numero di figli al di sopra della maggiore età a contraddirmi.
    Invece con chi non ha praticamente fatto neanche la gavetta diventa “deprimente” confrontarsi.
    Comunque uso una specie di cartina al tornasole per testare la nostra “coerenza” come famigle cattoliche:
    – Quanti di noi hanno accudito nella propria casa genitori e suoceri accompagnandoli fino alla morte?

    Io non l’ho fatto, non l’hanno fatto tantissimi miei amici tutti sposati in chiesa e cattolicissimi.

    Grazie dott. Micaletti:
    ” è deprimente che il matrimonio non venga inteso quale sacramento ma solo come forma di regolamentazione civile della convivenza tra persone di sesso diverso” di avermi fatto ricordare con questa frase che la realtà travolgerà qualsiasi nostra stupida convinzione.
    Angela Giorgini

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    • #unamamma   1 Aprile 2019 at 1:43 pm

      “spero che i miei figli si sposino in Comune”
      ergo auspica che i suoi figli facciano un grave atto contro la fede e vivano nel peccato da concubini pubblici.
      quanto all’accudimento degli anziani, mi sembra la cartina di tornasole più stupida, essendo pieno di atei o di soggetti acattolici che lo fanno. la cartina di tornasole casomai è la fede, la preghiera, l’odio per il peccato, tutte cose che nel suo commento non traspaiono.
      complimenti vivissimi.
      una mamma

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