Foto da VaticanNews

Papa Francesco, col suo fare estemporaneo (o presunto tale), non ci lascia mai digiuni: ora un discorso ambiguo, ora un uscita infelice, ora una dottrina erronea, ora un gesto fuori dagli schemi. O mira pietatis dignatio! verrebbe da dire …

Per esempio, notizia dell’ultim’ora, durante un ritiro spirituale ça va sans dire ecumenico per la pace in Sudan tenutosi in Casa Santa Marta, si è prostrato a baciare i piedi “al presidente della Repubblica del Sud Sudan Salva Kiir Mayardit, e ai vice presidenti designati presenti, tra cui Riek Machar e Rebecca Nyandeng De Mabio” (fonte VaticanNews).

“Che umiltà!” diranno i sostenitori. “Che scandalo inaudito!” diranno i detrattori.

Ma almeno stavolta Bergoglio è stato “tradizionale”. Ovviamente non nel senso della bimillenaria Tradizione della Chiesa, che ci viene da Gesù Cristo e dagli Apostoli, ma di quella evidentemente post-conciliare. E ci spieghiamo in breve.

Già Paolo VI, infatti, “canonizzato” da Francesco ad ottobre, si era reso protagonista di un bacio del piede storico.

Veniamo ai fatti. Il 14 gennaio 1975 si tenne nella Cappella Sistina una “Solenne celebrazione per l’incontro ecumenico tra la Chiesa di Roma e la Chiesa di Costantinopoli”. Dopo la messa Papa Montini si avvicinò a salutare Melitone di Calcedonia, rappresentante del patriarca scismatico di Costantinopoli Demetrio I, ed inaspettatamente prima gli baciò la mano quindi si prostrò per baciargli il piede. Demetrio I ne fu molto compiaciuto, tanto da affermare che il Papa era andato oltre il Papato. Ed effettivamente nelle intenzioni del Pontefice voleva rappresentare una sorta di riparazione, perché come faceva notare Tornelli nella biografia che ha dedicato a Paolo VI, “il gesto faceva riferimento alla pretesa di papa Eugenio IV che al Concilio di Firenze nel 1439 aveva preteso, senza ottenerlo, il bacio del piede dai patriarchi ortodossi”[1].

Qualcosa, questo si, di inaudito e di scandaloso che si pone come archetipo dell’immagine odierna pietosa dell’umile Bergoglio che si prostra (invero faticosamente data l’età!) a baciare i piedi del prossimo, umiliando – col consueto modo di fare della sovversione modernistica –  il Papato in quanto istituzione unica al mondo, detentrice di un potere enorme capace di stritolare le potenze dell’inferno (sempre che si voglia credere alle promesse che il Signore ha fatte a Pietro) e di dare il vero ordine al mondo, a cui solo – lo affermava solennemente san Gregorio VII nel Dictatus Papae[2] – si deve l’omaggio del bacio del piede  che “ridonda in Dio ed in Cristo di cui il Pontefice è vicario”[3]. Del resto lo stesso “san” Paolo VI parlando all’ONU non si presentò certo come il Vice-Dio, come colui che deve essere nel mondo “pastore, medico, timoniere, agricoltore”[4], ma come un semplice fratello che non ha nessuna questione temporale da sollevare “se mai un desiderio da esprimere e un permesso da chiedere, quello di potervi servire in ciò che a Noi è dato di fare, con disinteresse, con umiltà e amore” (vedi qui). E i santi vanno imitati.

Giuliano Zoroddu


[1]  In realtà Tornielli mente perché, a parte Marco di Efeso, tutti i prelati Orientali renderanno omaggio a Eugenio IV dopo la pubblicazione, il 6 luglio 1439, del decreto che sanciva la fine (purtroppo temporanea) dello scisma greco. Vedi le schede biografiche pubblicate su due protagonisti dell’evento come i Cardinali Bessarione di Nicea ed Isidoro di Kiev.

[2] La proposizione IX recita: «Quod solius pape pedes omnes principes deosculentur» [Tutti i principi devono baciare i piedi del solo Papa].

[3] Anticamente non solo la mano, ma anche il petto, il ginocchio e il piede del Papa venivano ritualmente baciati, come professione di fede nell’Autorità visibile che il Cristo ha costituito a capo della società visibile che è la sua Chiesa. “Siccome una delle due donne riconoscitrici del Messia, gli baciò i piedi, glieli asciugò coi capelli e glieli unse col balsamo, e l’altra gli toccò le frange della veste per ottenere la guarigione di un male incurabile, così si stimò sempre dovere di coloro, che hanno abbracciato il Cristianesimo di baciare il piede al Romano Pontefice, Vicario e Luogotenente di Gesù Cristo … L’adorazione quindi e la riverenza, che in questo modo si fa al Pontefice … tuttavia ridonda in Dio ed in Cristo di cui il Pontefice è vicario” (G. Moroni, Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica, IV, 15-16). L’ultimo a ricevere tale omaggio fu Paolo VI che poi abbandonò l’uso, come del resto rase al suolo tutto il cerimoniale papale.

[4]Tu [l’autore si rivolge a Giulio II] enim pastor, tu medicus, tu gubernator, tu cultor, tu denique alter Deus in terris” (Cristoforo Marcello, Concilio Lateranense V, Sess. IV, Mansi XXXII, 761)