Europa fake. La nuova scottante intervista a K. Enòsas, aspettando il 25 aprile di RS

Al 25 aprile di Radio Spada “La babele dell’era Bergoglio” sarà finalmente svelata l’identità del misterioso autore del best-seller “Cosa Vostra”. Autore che stasera si è nuovamente concesso alle nostre domande. [RS]

RS: Enòsas, il suo libro è arrivato alla seconda edizione. Sarà contento?

Sì, anche se va detto che per la piccola editoria i numeri sono sempre contenuti, però è una bella soddisfazione, tanto più che avevamo affrettato l’uscita sull’onda del “caso Viganò”.

… che però si è un po’ sgonfiato.

Sgonfiato è un eufemismo. Diciamo che gli hanno tagliato le gomme! A Viganò hanno fatto il trattamento da Hannibal Lechter, lo hanno immobilizzato nella camicia di forza del silenzio mediatico e dipinto come un vendicativo mostro di cattiveria, mentre Bergoglio recita la solita parte.

Cioè?

Indossa la maschera afflitta e severa della vittima che patisce “mormorazioni” e intanto tira sciabolate mortali a tutti gli oppositori, con sommessa crudeltà.

Vediamo che la simpatia che nutre per Francesco non aumenta…

Beh, l’uomo è francamente antipatico, il Papa scaltro, ma gli manca l’intelligenza del cuore e questo provoca ustioni da… congelamento.

Vabbè, torniamo al libro. Ci sono novità nella seconda edizione?

Molte. Anzitutto l’apparato critico delle note è di molto arricchito, inoltre alcune vicende, specie riguardo ai molti misteri italiani, vengono approfondite. Di recente la trasmissione “Atlantide” di Andrea Purgatori ha ripercorso alcune tappe delle vicende che coinvolgono Sindona e i suoi rapporti coi Papi del postconcilio. Spesso ci si dimentica che Sindona era l’uomo di fiducia di Montini, che Bergoglio ha elevato agli onori dell’altare… Poi è stata rielaborata la narrazione del caso Moro-Pecorelli.

Ne parleremo. Intanto tra poco ci sono le elezioni europee. Lei dedica quasi tre capitoli per spiegare l’ “Europa vaticana”…

… beh, direi il fallimento in realtà dell’Europa vaticana. Questo è oramai certo: l’Europa vaticana è una fake news e neanche troppo news, dato che risale al 1951, quando il primo presidente della IV Repubblica francese, il socialista Vincent Auriol, a proposito della nascente Europa definiva l’alleanza italo–franco–tedesca di Adenauer, De Gasperi, Schuman, “trois tonsures sous la même calotte” (tre tonsure sotto lo stesso zucchetto). E lo zucchetto era quello del Pontefice.

Invece?

Invece, l’influenza cattolica nell’unificazione europea fu concretamente molto scarsa. Lo dice da tempo Philippe Chenaux, titolare della cattedra di Storia della Chiesa moderna e contemporanea e direttore Centro Studi e Ricerche sul Concilio Vaticano II della Pontificia Università Lateranense.

Quindi, qual è la verità?

La Santa Sede, invece, si può dire che fu determinante nel costruire lo spirito europeo. E ciò sia all’inizio, sia forse ancor più quando il processo sembrava arrestarsi. Basta ricordare il radiomessaggio di Pio XII nel Natale del 1953: “Tutto ciò può esser fatto, ed è anzi impellente che si faccia nell’Europa […]. Pertanto Noi esortiamo all’azione innanzi tutto gli uomini politici cristiani, ai quali basterà ricordare che ogni sorta d’unione pacifica di popoli fu sempre un impegno del Cristianesimo. Perché ancora esitare?”. E questo nonostante la cultura europea, sulla scia di Comte, stesse completando la sostituzione del modello teologico e metafisico con “quello del pensiero e dell’organizzazione positiva”. E ciò nella consapevolezza da parte di Pio XII delle lusinghe del c.d. “spirito tecnico” e del pericolo del “concetto tecnico della vita” come forma particolare del materialismo

E allora, come mai tanto entusiasmo da parte di Pacelli?

Mah, da un lato l’idea di costruire una “terza via” tra i due blocchi, dall’altro l’idea di possedere ancora l’autorità morale per indicare la via ai governi ed ai popoli. I suoi appelli generarono da un lato la maturazione di una coscienza comunitaria tra le élite cattoliche europee, ma dall’altro anche l’idea che un “mondo nuovo” doveva nascere e che la Chiesa dovesse esserne la levatrice.

Invece, nasce un’Europa che non inserisce nemmeno i principi cristiani nella sua Costituzione…

L’Europa vaticana è un’Europa mai nata e il cui mito è stato alimentato in questi anni per chiedere “più Europa”. Così l’Europa è nata senza alcun connotato cristiano e senza che nessuno dei politici cristiani, anzi democristiani, facesse nulla perché del Cristianesimo nella nascente Europa vi fosse traccia. Anzi, la presenza di politici democristiani ha fatto sì che l’Europa nascesse laicissima, senza che la Chiesa potesse nemmeno protestare, dato che ufficialmente erano proprio i politici democristiani a governare in Europa.

Lei che ne pensa dell’Europa?

Quando sento parlare dell’Europa di De Gasperi, Schuman e Adenauer mi vien voglia di ritirarmi sull’Isola di Pasqua.

Si spieghi.

Lo scrivo: come in Italia saranno i governi democristiani a rendersi funzionali ai progetti di secolarizzazione laico–massonica, altrettanto in Europa saranno i partiti democristiani a far tregua con chi ha in mente di far disseccare le “radici cristiane” del Continente nel progetto “apatride” (per dirla con De Gaulle) del federalismo funzionalista di Monnet.

Pio XII fallì il suo scopo, insomma.

E non solo in Europa! Lo so che in ambienti tradizionalisti è quasi proibito parlar male di Pacelli, però, se aveva previsto che dopo di lui sarebbe venuto il diluvio, non dico allertare la Protezione civile, ma almeno comprare un ombrello…

E invece?

Credo abbia prevalso la realpolitik. C’era il Comunismo, un ottimo argomento e un’ottima scusa. E c’era la DC, anzi c’erano i partiti democratico cristiani europei.

Rispetto a cui il Papa come si poneva?

In entrambi i casi, va segnalata l’incapacità della Santa Sede di trasformare l’idea di una terza forza, che vedesse i cattolici davvero impegnati negli Stati da loro governati a realizzare (al di là della retorica) una societas christiana come base di un’Europa cristiana, contro la logica bipolare uscita da Yalta, che caratterizzerà la Guerra Fredda. I più terzaforzisti erano i democristiani di sinistra, che però erano la punta avanzata del modernismo: un cortocircuito perfetto.

Come mai?

Lo strumento politico a disposizione di Pacelli – ahilui! – sono proprio i democristiani. Il loro orizzonte rimarrà sempre, solo e principalmente quello politico della democrazia, ove l’aggettivo cristiana diviene lo strumento di raccolta del consenso delle masse cattoliche contro il pericolo sovietico ed a sostegno del blocco laicista ed atlantico. Quando molti lustri dopo, sconfitto il Comunismo, il Papa polacco invano invocherà l’inserimento delle radici cristiane della Costituzione europea, semplicemente raccoglierà i frutti dalla sciagurata semina dei “padri fondatori” democristiani sotto il tragico pontificato di Pacelli. È lì che affondano le radici dell’apostasia dell’Europa. La chiesa si fa rappresentare nel blocco di potere atlantico, con i cattolici democratici a fare da coscienza critica.

Eppure, quella era la Chiesa della Tradizione…

La chiesa (con la c minuscola) stava subendo un processo di erosione interna, di cui erano visibilissimi i segni. Quando il Concilio sarà convocato, il pus verrà a suppurazione. Ma l’infezione covava e si estendeva. Dopo Pio X ne sarebbero serviti altri tre di quella tempra, invece…

Realpolitik?

Guardi, so di essere in minoranza, ma già prima di Pio X la politica del ralliement si era risolta in uno smacco. Alla mano tesa da Leone XIII, Léon Gambetta rispose con “le cléricalisme, voilà l’ennemi”, che divenne lo slogan della Terza Repubblica.

Invece San Pio X che avrebbe fatto?

San Pio X indicò una “politica” di resistenza nella Fede, malgrado le perdite nel campo civile; e all’obiezione posta dall’Arcivescovo di Parigi sul rischio di rimanere senza una sede, rispose: “Vuol dire che là dovremmo inviare un Francescano, capace di sopravvivere nella povertà!”.

Sì ma poi ci furono la Guerra, i Fascismi, un’altra Guerra, il dopoguerra…

Non nego, ma concordati e mediazioni non hanno rafforzato la fede nell’animo delle persone. Se così fosse stato, la chiesa (con la c minuscola) non si sarebbe “liquefatta” in un soffio dopo il Concilio. Cattolico divenne invece sinonimo di moderato, cioè tiepido, cioè – per dirla con l’Apocalisse – vomitevole.

Torniamo all’Europa…

Di fronte alle difficoltà di far nascere l’Europa, si segue la via funzionalista, graduale: nasce la C.E.C.A. la Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio, a ben vedere un colpo di mano dei tecnocrati, ma per l’Osservatore Romano si trattava di un’opzione che rispondeva a “criteri realistici”, capace di garantire la maggioranza al progetto di legge che i suoi aderenti si erano proposti di presentare ai rispettivi Parlamenti. Poco più di un anno dopo, nel marzo del 1957, con i trattati di Roma nascono la Comunità economica europea (C.E.E.) e la Comunità europea dell’energia atomica (Euratom).

Pio XII voleva certamente un’Europa diversa, dovette accontentarsi di quella che gli offrirono…

Sì, ma i nuovi organismi europei hanno oramai addirittura la benedizione della Santa Sede e in materia di mediazione politica l’ultimo Pio XII si orientava chiaramente verso le tesi federaliste “massimaliste”, invocando l’instaurazione di poteri sovranazionali. Lo testimonia l’omaggio reso a novembre 1957 ai vantaggi apportati dalla C.E.C.A. in cui, parlando della Federazione europea, concludeva sul “carattere ineluttabile e in fin dei conti benefattore” di tale comunità: “I paesi d’Europa che hanno accettato il principio di delegare una parte della loro sovranità a un organismo sovranazionale, intraprendono – noi crediamo – un percorso di salvezza, da cui può nascere per essi stessi e per l’Europa una vita nuova in tutti i campi, un arricchimento non solo economico e culturale, ma anche spirituale religioso”.

Ce la siamo cercata, insomma?

Faccia lei! Come dice Chenaux, a proposito del congresso dell’Aja dell’ottobre del 1953, ciò che ne viene fuori, a fronte degli alti proclami dei vari De Gasperi, Schuman, Adenauer “è la presenza assai scarsa e relativamente poco efficiente dei cattolici nei più bassi livelli dell’azione. Il fatto quindi che non fossero riusciti nemmeno a far figurare “il nome di Dio” nel testo dell’appello finale ne forniva la crudele dimostrazione”.
Vede? Il male è in radice, cioè nel cattolicesimo democratico o liberale, che fa lo stesso…

E il potere della burocrazia europea, quando nasce?

Proprio allora. Queste debolezze erano da considerarsi tanto più “allarmanti” per il fatto che si osservava, lo spiega bene ancora Chenaux, nei settori non cattolici e (non) cristiani un rigurgito di attivismo per preparare gli individui che – per la conoscenza delle lingue e dei problemi tecnici che si porranno nella comunità politica europea – avrebbero potuto un domani inserirsi nei nuovi organi e divenire la nuova burocrazia europea. E fu esattamente quello che accadde.

Mentre già Francia e Germania …

Infatti la beffa è ancora più grande, perché tanta premura da parte della Santa Sede non poteva mancare di risvegliare il sospetto degli ambienti anticlericali, socialisti e comunisti, ma anche liberali e perfino cattolici, che la percepivano come una sorta di rinascita dell’ideale del Sacro Romano Impero, dominato dalla Germania. Lo “spettro di un’Europa carolingia” porta questi ambienti a parlare di una “nera cospirazione” ordita dal Papato.  In realtà, caduto il Comunismo, sono oggi proprio quegli ambienti “sinistri” ad essere i nuovi gagliardi supporter dell’Europa… carolingia a trazione franco-tedesca.

Il 26 maggio si vota…

Già.

Lei vota?

Io voto sempre.

L’Europa è da cancellare?

No.

E’ da cambiare?

No.

E allora?

Occorre che “si dissolva nella sua dissoluzione”. Poi, se si riesce, occorre rifondarla, guardando a Est.

Un’occasione per i cattolici…

I cattolici sono un “resto”, un soggetto residuale, poche decine di migliaia in tutta Europa. Oggi il problema è questa chiesa, con la c minuscola. E’ questa chiesa che vuole “più Europa” e vuole questa Europa. Non si convertirà l’Europa, se non si convertirà la chiesa. E la chiesa non tornerà la Chiesa, con la C maiuscola, senza la Messa. Il vero tema del libro è questo.

Sì, ma alla fine per chi vota?

Ci sono le preferenze?

Sì.

Allora per chi in Europa ci va da cattolico, credendo da cattolico e vivendo da cattolico. Ma siccome c’è lo sbarramento del 4%, cercando al contempo di non disperdere voti.

Seguirà le indicazioni dei Vescovi?

Seriamente, mi ci vede a votare come Zuppi?

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