La testa del serpente

di Martino Mora

Dopo l’aborto a nove mesi nello Stato di New York, e la discriminazione nei campus americani (da Yale ad Harward a Stanford a Berkeley) per chi non sostiene l’omosessualismo e l’abortismo obbligatori, oggi abbiamo il caso della donna di 61 anni che in Nebraska incuba nove mesi e partorisce un figlio-nipote che il proprio figlio ha concepito (in laboratorio) con la sorella del proprio “marito” omosessuale.

Siamo al di là di ogni distopia alla Huxley. “Brave new world” è stato ampiamente superato.

E’ l’ennesima dimostrazione di dove stia oggi la testa del serpente. Cioè di quale sia la civiltà (anglosassone-americanocentrica) che è all’avanguardia della dissoluzione. Certo, anche il mondo scandinavo e fiammingo-olandese non scherza. Ha iniziato ancora prima. Ma non ha l’egemonia culturale (né economica, né politica). L’egemonia culturale (ed economica e politica) ce l’hanno gli yankee. Lì sta la testa del serpente: in America e nell’anglosfera, nel mondo anglosassone.

Intendiamoci: anche molti americani comuni sono conservatori. Ma perdono sempre, contro i liberal, persino se vincono le elezioni. I liberal vincono persino quando perdono. Perché i “conservatori” perdono sempre? Perchè la loro civiltà – dall’american way of life materialista ai principi liberali, cioè individualistico-egualitari, che gli stessi conservatori condividono – è strutturata in modo da renderli perenni perdenti.

O si capisce che quel tipo di civilizzazione (che anche molti americani sono costretti a subire, impotenti) condanna il mondo a morte, oppure non si capisce nulla. Ma qualcuno è ancora rimasto alla Guerra fredda.

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