[MEDITAZIONI ALFONSIANE] “Tutti noi figli dei dolori di Maria”

Due volte l’anno, il venerdì di Passione e il 15 settembre, la Santa Madre Chiesa celebra i Sette Dolori della Vergine Santissima e la contempla nel suo “martirio” (S. Bernardo) sotto la Croce e nella mistica offerta che fece del Figlio Redentore, Vittima divina da lei partorita ed allevata (cfr. S. Pio X, Ad diem illum), al Padre celeste. La venera come Corredentrice del genere umano, come “Alma Socia del Redentore” secondo le solennissime parole di Pio XII (eco del magistero dei suoi precedessori[1]) nella monumentale Munificentissimus Deus. Per riflettere dunque su questo mistero di amore e dolore che è la compassione della Vergine, offriamo al Lettore, alcuni stralci tratti da Le Glorie di Maria dell’Utilissimo Dottore Sant’Alfonso, tenero amante di Gesù Crocifisso e Maria Addolorata.

Virgen de los Dolores (Iglesia de la Vera Cruz, Salamanca)

Il peccato, allorché privò le anime nostre della divina grazia, le venne a privare anche di vita. Ond’essendo elle restate miserabilmente morte, venne Gesù nostro Redentore, con eccesso di misericordia e d’amore, a ricuperarci colla sua morte in croce questa vita perduta, come egli stesso dichiarò: Veni, ut vitam habeant, et abundantius habeant (Io. X, 10). Abundantius, perché dicono i Teologi che apportò a noi più bene Gesù Cristo colla sua Redenzione, che non fu il danno che ci recò Adamo col suo peccato. Sicch’egli riconciliandoci con Dio si fe’ padre dell’anime nella nuova legge di grazia, secondo fu già predetto dal profeta Isaia: Pater futuri saeculi, princeps pacis (Is. c. IX, [6]). Ma se Gesù delle anime nostre fu il padre, Maria fu la madre; poiché dandoci ella Gesù, diede a noi la vera vita; ed offerendo poi sul Calvario la vita del Figlio per la nostra salute, venne allora a partorirci alla vita della divina grazia.

In due tempi dunque Maria, come ci fan sapere i santi Padri, divenne nostra madre spirituale; e primieramente quando meritò concepire nel suo seno verginale il Figlio di Dio […] Il secondo tempo poi, in cui Maria ci generò alla grazia, fu quando sul Calvario offerì all’Eterno Padre, con tanto dolore del suo cuore, la vita del suo diletto Figlio per la nostra salute. Onde attesta S. Agostino che allora, avendo ella cooperato col suo amore, acciocché i fedeli nascessero alla vita della grazia, divenne parimente con ciò madre spirituale di tutti noi, che siamo membri del nostro capo Gesù Cristo: Illa spiritu mater est membrorum Salvatoris, quia cooperata est caritate, ut fideles in Ecclesia nascerentur (De Virg., c. 6)[2]. Ciò appunto significa quel che si dice della Vergine beata ne’ Sacri Cantici: Posuit me custodem in vineis; vineam meam non custodivi (Cant. I, 5). Maria per salvare l’anime nostre si contentò di sagrificar colla morte la vita del suo Figlio: così commenta Guglielmo: Ut multas animas salvas faceret, animam suam morti exposuit[3]. E chi mai era l’anima di Maria, se non il suo Gesù, il qual era la sua vita e tutto il suo amore? Che perciò le annunziò S. Simeone che un giorno l’anima sua benedetta doveva essere trapassata da una spada troppo dolorosa: Et tuam ipsius animam doloris gladius pertransibit (Luc. II, 35).9 Come fu appunto la lancia, che trapassò il costato di Gesù, ch’era l’anima di Maria. E d’allora ella co’ suoi dolori ci partorì alla vita eterna; sicché tutti noi possiamo chiamarci figli dei dolori di Maria. Quest’amorosissima nostra madre fu sempre e tutta unita alla divina volontà, onde riflette S. Bonaventura che vedendo essa l’amore dell’Eterno Padre verso degli uomini, che voleva morto il suo Figlio per la nostra salute, e l’amore del Figlio in voler morire per noi; per conformarsi a questo eccessivo amore del Padre e del Figlio verso il genere umano, ancora con tutta la sua volontà offerì e consentì che il suo Figlio morisse, acciocché noi fossimo salvi: Nullo modo dubitandum est, quia Mariae animus voluit etiam tradere Filium suum pro salute generis humani, ut Mater per omnia conformis fieret Patri et Filio.

È vero che nel morire per la Redenzione del genere umano Gesù volle esser solo: Torcular calcavi solus (Is. LXIII, 3); ma vedendo egli il gran desiderio di Maria d’impiegarsi ella ancora nella salute degli uomini, dispose ch’ella col sacrificio e coll’offerta della vita di esso stesso Gesù, cooperasse alla nostra salute, e così divenisse madre dell’anime nostre. E ciò significò il nostro Salvatore, allorché prima di spirare, mirando dalla croce la madre e ‘l discepolo S. Giovanni che gli stavano accanto, prima disse a Maria: Ecce filius tuus (Io. c. XIX, 26), come le dicesse: Ecco l’uomo che, dall’offerta che tu fai della mia vita per sua salute, già nasce alla grazia. E poi rivolto al discepolo:  Deinde dicit discipulo: Ecce mater tua (Ibid., 27). Colle quali parole, dice S. Bernardino da Siena che allora Maria fu fatta madre non solo di S. Giovanni, ma di tutti gli uomini, per cagione dell’amore che ella ebbe per essi: In Ioanne intelligimus omnes, quorum B. Virgo per dilectionem facta est mater (To. 1, serm. 55)[4].

[…] la nostra Madre ci ama assai, perché noi le siamo stati raccomandati per figli dal suo amato Gesù, allorch’egli prima di spirare le disse: Mulier, ecce filius tuus: dinotandole in persona di Giovanni tutti noi uomini, come abbiamo sopra considerato. Queste furono le ultime parole, che ‘l Figlio le disse. Gli ultimi ricordi che si lasciano dalle persone amate nel punto della loro morte troppo si stimano, e non se ne può perdere mai la memoria.

Di più noi siamo figli troppo cari a Maria, perché troppo di dolore le costiamo. Dalle madri ben si amano più quei figli, a cui il conservare la vita ha costato loro più stento e dolore. Noi siamo quei figli, a’ quali Maria affin di ottenere la vita della grazia, ha dovuto soffrire la pena di offerire ella stessa alla morte la cara vita del suo Gesù, contentandosi per noi di vederselo morire avanti gli occhi suoi a forza di tormenti. Da questa grande offerta di Maria noi nascemmo allora alla vita della divina grazia. Sicché noi siamo figli perciò troppo cari, perché troppo le costiamo di affanno. Onde, conforme sta scritto dell’amore che l’Eterno Padre ha portato agli uomini nel dare alla morte per noi il suo medesimo Figlio: Sic … Deus dilexit mundum, ut Filium suum unigenitum daret (Io. III, 16), così ancora, dice S. Bonaventura, può dirsi di Maria: Sic Maria dilexit nos, ut Filium suum unigenitum daret.

E quando ella ce lo diede? Ce lo diede, dice il P. Nierembergh, quando per prima gli concedé la licenza per andar alla morte. Ce lo diede, quando mancando gli altri, o per odio o per timore, ben poteva ella sola bastantemente difendere appresso i giudici la vita del Figlio; e ben si può credere che le parole d’una madre così savia e così tenera del figlio avrebbero potuto fare una gran forza, almeno appresso Pilato, acciocché si fosse arrestato di condannare alla morte un uomo ch’egli stesso conobbe e dichiarò innocente. Ma no, che Maria non volle dire neppure una parola a favore del Figlio, per non impedire la sua morte, da cui pendeva la nostra salute. Ce lo diè finalmente mille e mille volte a piè della croce in quelle tre ore, in cui assisté alla morte del Figlio; poiché allora in ogn’istante altro non facea che con sommo dolore e sommo amore verso di noi sagrificare per noi la vita del Figlio, con tanta costanza, che dicono S. Anselmo e S. Antonino che se mai allora fossero mancati i carnefici, ella stessa l’avrebbe crocifisso per ubbidire alla volontà del Padre, che lo volea morto per la nostra salute. E se un simile atto di fortezza di voler sagrificare il figlio colle proprie mani lo fece Abramo, dobbiamo credere che con maggior costanza certamente l’avrebbe eseguito Maria, più santa e più ubbidiente di Abramo[5].

Ma ritornando al nostro punto, quanto noi dobbiamo vivere grati a Maria di un atto di tanto amore? Del sacrificio, dico, ch’ella fece della vita del Figlio con tanto suo dolore, affin di ottenere a tutti noi la salute? Ben rimunerò il Signore ad Abramo il sagrificio ch’egli si accinse a fargli del suo Isacco; ma noi che possiamo rendere a Maria per la vita ch’ella ci ha data del suo Gesù, figlio assai più nobile ed amato che ‘l figlio di Abramo? Questo amor di Maria, dice S. Bonaventura, ci ha troppo obbligati ad amarla, vedendo ch’ella ci ha amato più d’ognun altro, poiché ci ha dato il suo unico Figlio, che amava più di se stessa: Nulla post eam creatura ita per amorem nostrum exardescet, quae Filium suum unicum, quem multo plus se amavit nobis dedit, et pro nobis obtulit (S. Bon.).

E da ciò nasce l’altro motivo, per cui noi siamo tanto amati da Maria, perché vede che noi siamo il prezzo della morte di Gesù Cristo […] E perché tutti gli uomini sono stati redenti da Gesù, perciò Maria tutti ama e favorisce.

(S. Alfonso Maria de Liguori, Le Glorie di Maria, Parte prima, Cap. I, § 2-3)


[1] “Quando si offrì a Dio come sua ancella, per divenire poi sua Madre, e quando nel tempio si consacrò interamente a lui, insieme al Figliuolo, già fin da allora, in virtù di questi due fatti, ella divenne partecipe della dolorosa espiazione del Cristo, a vantaggio del genere umano. Non vi è quindi alcun dubbio che anche per tale ragione, durante le crudeli angosce e torture del Figliuolo, ella provò in cuor suo i più acuti dolori. Del resto, proprio alla sua presenza e sotto i suoi occhi doveva compiersi quel divin sacrificio, per il quale con il proprio latte ella aveva generosamente allevata la vittima” (Leone XIII, Iucunda semper, 8 settembre 1894). “Secondo il comune insegnamento dei Dottori, se la Beata Vergine Maria, che sembrò assente dalla vita pubblica di Gesù Cristo, lo assistette quando Egli subì la morte, inchiodato alla croce, ciò avvenne non senza un disegno divino. Maria soffrì infatti, e quasi morì con suo Figlio sofferente e agonizzante; ella rinunziò ai suoi diritti materni sul Figlio, per la salvezza dell’umanità e per quanto dipese da lei, ella immolò il Figlio, per placare la divina giustizia, in modo che si può ben dire aver essa, con il Cristo, riscattato il genere umano”(Benedetto XV, Inter sodalicia, 22 maggio 1918). “Il Redentore non poteva, per necessità di cose, non associare la Madre sua alla Sua opera, e per questo noi la invochiamo col titolo di Corredentrice. Essa ci ha dato il Salvatore, l’ha allevato all’opera di Redenzione fino sotto la croce, dividendo con Lui i dolori dell’agonia e della morte, in cui Gesù consumava la Redenzione di tutti gli uomini” (Pio XI, Allocuzione del 30 novembre 1933).

[2] «Mater quidem spiritu, non capitis nostri … sed plane mater membrorum eius, quod nos sumus; quia cooperata est caritate, ut fideles in Ecclesia nascerentur, quae illius capitis membra sunt» [Spiritualmente non fu madre del nostro Capo … è invece senza alcun dubbio madre delle sue membra, che siamo noi, nel senso che ha cooperato mediante l’amore a generare alla Chiesa dei fedeli, che formano le membra di quel capo] S. AUGUSTINUS, Liber de sancta virginitate, cap. 6, n. 6. ML 40-399.

[3] «Ut multas animas salvas faceret, animam suam suique Filii morti exposuit» [Per far salve molte anime espose alla morte l’anima sua e quelle del suo Figlio] GUGLIELMUS PARVUS, Abbas Neobrigensis, Commentarius in cant. (inedito). Apud Del Rio, Comment. in Cant., cap. 1, sect. 1: Ingolstadii, 1604, p. 51.

[4] «Mystice igitur intelligemus in Ioanne omnes animas electorum, quorum per dilectionem Beata Virgo facta est mater» [Misticamente dunque in Giovanni vediamo significate le anime degli eletti, di la beata Vergine, per il suo amore verso di loro, è stata fatta Madre] S. BERNARDINUS SENENSIS, Quadragesimale de christiana religione, Sermo 51, De Passione Domini, Pars principalis secunda, art. 1, cap. 3, Editio Veneta 1745, I, 257; 1591, I, 440.

[5] Di S. Anselmo non sappiamo altro che il testo come viene riportato da S. Antonino: «Stabat verecunda, modesta, lacrimis plena, doloribus immersa. Anselmus: «O Domina, quos fontes lacrimarum dicam erupisse de pudicissimis oculis tuis, quum attenderes unicum tuum innocentem coram te flagellari, ligari, mactari, et carnem de carne tua crudeliter dissecari! Et tamen ita divinae voluntati conformis fuisti, ut dicere audeam, quod si nullus fuisset repertus qui filium crucifigeret, ad hoc ut sequeretur salus Dei secundum rationem, si oportuisset, ipsa posuisses in crucem.» Neque enim credendum est minoris fuisse perfectionis et obedientiae ad Deum, quam Abraham, qui proprium filium obtulit Deo in sacrificium propriis manibus occidendum et comburendum. Stabat ergo fixa in Dei voluntate» [Stava vereconda, modesta, lacrimante e immersa nei dolori. Dice Anselmo: “O Signora, che fontane di lacrime dirò che sgorgarono dai tuoi pudicissimi occhi, mentre vedevi che davanti a te il tuo Unigenito veniva flagellato, legato, ucciso che quella carne della tua carne veniva fatta a brandelli! E tuttavia fosti così conforme alla volontà divina , che oserò dire, che ne se non si fosse trovato chi crocifiggesse il tuo Figlio, perché secondo quanto stabilito da Dio ne derivasse la salvezza, tu stessa l’avresti confitto in croce”] S. ANTONINUS, Sum. Theol., pars 4, tit. 15, cap. 41, § 1, Quantum ad tertium. Veronae, 1740, col. 1227.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.