Mons. Ronald Knox e la conversione di G. K. Chesterton: quando l’allievo diventa il maestro

di Luca Fumagalli

Una delle caratteristiche più affascinanti del Catholic Literary Revival del Novecento inglese è l’esistenza – che si scopre romanzo dopo romanzo – di una fittissima rete di relazioni e rimandi che coinvolge anche scrittori che sembrerebbero, per sensibilità poetica, avere poco o nulla a che fare l’un con l’altro. Del resto quello del “papismo” britannico, per quanto vanti nomi universalmente noti come, uno su tutti, quello di J. R. R. Tolkien, fu pur sempre un mondo culturale limitato, tanto che quasi tutti gli autori si conoscevano di persona, o comunque erano in contatto epistolare.

Questo fatto diede il la a un contagio positivo di idee e suggestioni che permise, più di altri fattori, la fioritura di una letteratura cattolica moderna, vivace, che non ha eguali in Europa (con forse la sola eccezione della Francia).

Anche quella tra mons. Ronald Knox (1888-1957), teologo e autore di romanzi gialli, e G. K. Chesterton (1874-1936) fu una relazione feconda, importante non solo dal punto di vista artistico ma anche e soprattutto da quello spirituale.

Il giovane Knox, ancora studente, era incappato per caso in quel gioiellino della narrativa che è Il Napoleone di Notting Hill. Pur comprendendo quasi nulla di una trama contorta e surreale, rilesse il libro diverse volte, rapito dall’incanto della prosa chestertoniana. Col tempo macinò l’intera bibliografia dello scrittore e quando lasciò Eton Chesterton era ormai diventato il suo “oracolo” (secondo le parole dello stesso Knox).

Senza alcun dubbio le opere di Chesterton – insieme a La via di Roma di Belloc – giocarono poi un ruolo importante nella sua conversione al cattolicesimo, che avvenne nell’autunno del 1917, dopo aver a lungo duellato con il proprio padre (Edumund Knox era il vescovo anglicano di Manchester, un uomo certamente devoto ma fautore di una teologia a forte coloritura evangelica).

Nel novembre dello stesso anno il cardinale Bourne, arcivescovo di Westminster e primate della Chiesa inglese, invitò Knox a trascorrere un periodo di tempo al Brompton Oratory, sede degli oratoriani di Londra, per verificare la sua vocazione sacerdotale.

Fu proprio durante i mesi del soggiorno londinese che Knox si imbatté in Hilaire Belloc. Questi, con l’esuberanza che lo contraddistingueva, si congratulò con il futuro monsignore per la sua conversione. Anche se i due avevano già avuto modo di conoscersi a Oxford, dove si erano incrociati durante i dibattiti alla Union, l’ingresso di Knox nella Chiesa di Roma li fece avvicinare moltissimo. Nel 1921 la loro amicizia era maturata a sufficienza perché Knox fosse invitato a trascorrere il Natale alla King’s Land, la casa di Belloc nel Sussex.

Una loro comune conoscenza, Maurice Baring, fu colui che, all’inizio dell’anno seguente, fece conoscere Chesterton a Knox (nel frattempo ordinato sacerdote).

All’epoca Chesterton stava vivendo un periodo tutt’altro che facile: con i suoi scritti aveva favorito un gran numero di conversioni al cattolicesimo, ma lui stesso esitava a fare il grande passo, preoccupato in particolare – ma non solo – di indispettire l’amata moglie Frances. Baring suggerì allora all’amico di scrivere a un prete con cui avrebbe potuto discutere tutti i suoi dubbi; fu così che fece il nome di Knox.

Tra Chesterton e il sacerdote iniziò quindi una fitta corrispondenza che, anche se interrotta di quando in quando, si rivelò decisiva per la conversione dello scrittore: in un certo senso l’allievo era ora diventato il maestro. Addirittura, a un certo punto, Chesterton suggerì a un commosso Knox la possibilità che questi si prendesse carico della sua formazione spirituale. La cosa sarebbe andata sicuramente in porto se Frances, ancora sospettosa, non si fosse opposta, preferendo a Knox padre John O’Connor, un sacerdote che almeno conosceva bene e di cui si fidava. Knox non se la prese, felice di aver passato il testimone a un reverendo dall’indiscusso talento, e qualche mese dopo non mancò di salutare con gioia la conversione di quel grande scrittore, l’eroe della sua infanzia, di cui era ormai diventato amico.

Un commento a "Mons. Ronald Knox e la conversione di G. K. Chesterton: quando l’allievo diventa il maestro"

  1. Pingback: Mons. Ronald Knox e la conversione di G. K. Chesterton: quando l’allievo diventa il maestro – Blog di Scrillo

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.