“Credeva solo Iddio esser sovrano”. L’attualità di papa san Gregorio VII

a cura di Giuliano Zoroddu

Tra i Papi più perseguitati della storia spicca san Gregorio VII, che per i diritti di Dio e la libertà della Chiesa morì in esilio a Salerno il 25 maggio 1085: “Ho amato la giustizia e odiato l’iniquità, per questo muoio in esilio” furono le sue ultime parole. In vita gli fece aspra guerra l’imperatore Enrico IV che voleva mettere la mano sugli affari della Chiesa; in morte lo combatterono i nemici (laici ed ecclesiastici) del potere papale al soldo delle principi, primi fra tutti i Gallicani che si opposero in modo vergognosamente aspro al suo culto che era stato esteso alla Chiesa Universale da Paolo V nel 1606. I motivi della persecuzione e della opposizione, la strenua difesa della libertà della Chiesa e l’affermazione costante della supremazia di Dio e della sua legge eterna sull’uomo e i suoi capricci. Di quanto sia stata santa questa battaglia di questo “gigante del Papato” (cit. Pio XII) e di quanto essa debba necessariamente essere portata avanti ancora oggi in un mondo sempre più antiumano nel suo essere anticristiano se non anticristico e con una gerarchia “cattolica” prona ai poteri mondani, ci dà validissima spiegazione l’abbé René François Rohrbacher (1779-1856) nella sua Histoire universelle de Église catholique.

Federico Zuccari, Enrico IV penitente ottiene l’annullamento della scomunica da papa Gregorio VII, Sala Regia, Palazzo Apostolico Vaticano. Enrico fu scomunicato e deposto da san Gregorio VII il 22 febbraio 1076. Per ottenere l’assoluzione si recò a Canossa presso la contessa Matilde, che ospitava il Papa, il quale ricevette il penitente dopo tre giorni, il 28 gennaio 1077, assolvendolo.

Allorché, in quella gran lotta, il magnanimo e santo pontefice non ristava mai, con sì profondo convincimento, dall’opporre ad Enrico Iddio e la giustizia, additava il vero punto della questione. Trattavasi fin d’allora di sapere se la legge, se la politica dovesse essere atea oppure fondata sulla morale e sulla religione. Il papa credeva fermamente con tutti i popoli cristiani Iddio solo essere veramente sovrano; il Figliuolo di Dio fatto uomo, ossia il Cristo o Messia, essere stato di tal sovrana podestà investito dal Padre suo; tra gli uomini non darsi potere o diritto di comandare, se non venga da Dio e per via del suo Verbo; la potestà venir da Dio, ma non sempre l’uomo che la esercita e l’uso ch’egli ne fa; la sovranità e il sovrano e l’uso che questi fa del potere commessogli e gli uomini su cui lo esercita essere del pari soggetti alla legge di Dio; finalmente l’interprete infallibile della legge divina essere la Chiesa Cattolica; a questa perciò e al suo capo spettare la decisione  dei casi di coscienza che abbiano luogo tra i re ed i popoli. Tutto questo garbava ad Enrico ed ai suoi cortigiani per rispetto agli altri, ma non già per sé stessi. E perché la Chiesa e il suo Capo condannavano la scostumatezza e tirannide loro, tentarono di ridurre in servaggio la Chiesa e il suo Capo. La giustizia sarà ella ancora qualcosa al mondo, o non ci sarà altro diritto fuor quello della forza brutale? Gli è questo il soggetto del gran contrasto che la Chiesa Cattolica, in nome di Dio e dell’ umanità, ebbe a durare per secoli contro i monarchi tedeschi, che, quasi tutti, altro diritto non conoscevano dalla forza in fuori. Che tali siano realmente il senso e l’intento di questa quasi perenne lotta che ferve tra la Chiesa di Dio e la podestà del secolo, ce ne porge il Bossuet stesso una prova che merita d’ essere notata. Per scansarsi dallo ammettere la subordinazione delle potestà temporali alla podestà spirituale della Chiesa di Dio, stabilisce egli questo principio: Rispetto all’ordine politico e ai diritti della società umana, può un governo esser perfetto senza il vero sacerdozio e la religione vera. La quale strana asserzione non gli è già sfuggita per sbadataggine, giacché spende un intero capitolo per metterla in sodo. Egli ripete: Noi affermiamo dunque che senza la vera religione può un governo esser perfetto, non nell’ordine morale, ma nel politico, ossia in ciò che concerne i diritti dell’umana società. L’impero ossia il civile governo è dunque subordinato alla vera religione e da essa dipende nell’ordine morale, ma non nel politico ossia in ciò che riguarda i diritti dell’umana società. E su tale idea torna più volte nel corso dell’opera, siccome a cardine di tutto il suo raziocinio. Secondo il Bossuet dunque, l’ordine politico è distinto dall’ordine morale, e, per sé, l’ordine politico è senza morale né religione, è ateo e tale dev’essere, se si vuole sottrarre alla soggezione della podestà religiosa e sacerdotale. Queste conseguenze non vedeva per avventura chiaramente o, per fermo, non ammetteva il Bossuet: ma oggidì le vedono e le ammettono gli operai, quelli di Parigi, che, seduti nelle taverne, vengono con tutta pacatezza concertando la distruzione d’ogni ordine, d’ ogni proprietà, d’ ogni società al mondo. Né di sole parole son essi  paghi: essi consacrano il lor braccio ad uccidere di bel mezzo giorno i re, i principi, i ricchi, e tutti i proprietari. Ecco ove termina quest’ordine  politico senza morale e senza  religione immaginato dai principi onde torsi alla soggezione della Chiesa. Chi voglia mettersi ben addentro nello spirito della storia , non deve mai perder di vista questo grande e continuo combatter della Chiesa Cattolica a pro dell’ordine, della giustizia, della proprietà, della società sì domestica e sì pubblica, contro le potestà ovvero sia le passioni umane, le quali altra regola non conoscono che sé medesime. Alla fin fine Gregorio coi cattolici del suo tempo combatteva non solamente per la causa di Dio e della sua Chiesa, ma per quella anche dei popoli, per quella dell’umanità tutta quanta. Camminavano essi sulle tracce dei profeti, degli apostoli, dei martiri. I principi ed i guerrieri che li sorreggevano colle armi erano nuovi Maccabei. Come i primi potevano essi soccombere nella pugna , ma i loro patimenti la loro morte non tornavano invano né per essi né per la loro causa. A forza di combattere e di morire i cristiani dei primi secoli vinsero gl’imperatori idolatri che pretendevano d’ essere ad un tempo imperatori, sommi pontefici e dèi. La Chiesa ed i cattolici d’ogni tempo, a forza di combattere, patire, perseverare, giungeranno a vincere le podestà e le passioni umane, cospiranti sempre contro l’Eterno e il suo Cristo.

(Storia universale della chiesa cattolica dal principio del mondo sino ai di’ nostri dell’abate Rohrbacher , Vol. VII, Torino, 1860, pp. 716-717. Il testo è stato leggermente aggiornato nel linguaggio dal redattore)

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