Di Radio Radicale e di altri rettili immortali.

di Massimo Micaletti

Ebbene, dovremmo dare i soldi a Radio Radicale perché svolgerebbe “un importante servizio pubblico“.

Ora, ho il serio dubbio che, applicando i parametri che molti dei questuanti pro RR usano per definire il concetto di “servizio pubblico“, dovremmo dar soldi pubblici a Facebook, Google, Microsoft, persino alle banche (ooops: l’abbiamo già fatto, o meglio l’hanno fatto quelli che ora chiedono soldi per RR). Dice: “Ma Facebook e compagnia hanno scopo di lucro!“. Certo, anche le banche lo hanno ma ciò non esclude che il loro ruolo sia di pubblico interesse e che svolgano un pubblico servizio. Se RR, che è un soggetto privato a tutti gli effetti, decide di svolgere un’attività senza averne le risorse e senza trarne alcun utile, si tratta di una scelta manageriale che, condivisa o no, deve interessare l’azienda e non le pubbliche casse.

La questione però non si esaurisce con l’emittente “organo della lista Marco Pannella”: la mia sommessa idea è che la vicenda si possa inquadrare in qualcosa di più ampio, rarefatto e lato sensu romantico.

Un paio di giorni fa al convegno di Confindustria è stata tributata una standing ovation al Presidente Mattarella; più o meno il giorno stesso, il sottosegretario della Lega Garavaglia ha detto che la DC degli Anni Cinquanta non era poi così male. Io vedo un nesso tra questi fatti.

Il nesso è che di fatto la Prima Repubblica non muore, si è reimmersa come un caimano che, visto un momento non propizio, attende di venir fuori: come del caimano, se nel vedono le squame a pelo d’acqua, come schegge di legno apparentemente distinte e distanti tra loro ma nella realtà appartenenti ad un’unica letale creatura che aspetta. Aspetta, non si vede, ma c’è.

Radio Radicale è un residuo della Prima Repubblica, dei salotti romani, dei soldi che comunque si trovano sempre, dei sigari dalla terrazza sui Fori nei pomeriggi assolati di giugno, è sempre vissuta di tutto quello contro cui, a parole, si è sempre battuta, nemica del sistema a parole, organica al sistema a fatti tanto è vero che se cambiano le logiche Radio Radicale chiude; così Mattarella e il democristianesimo, acclamati dagli imprenditori che vogliono deregulation economica ma protetta dallo Stato, che deve diventare il garante, sornione e un po’ sagrestano, del liberismo ben più che della libertà; così anche nella Lega c’è un’anima – assieme ad altre, per carità – che tutto sommato a quell’assetto dalla quale Bossi e compagni sono emersi con prepotenza, beh, tornerebbe molto volentieri, o a qualcosa di simile. Sarebbe in fin dei conti la soluzione più semplice in tempi di paura e di incerto cambiamento, con la classe media mezza accoppata da dieci anni – dieci anni! – tremendi passati a guardare il mondo ripartire, le tasse salire e la Germania ingrassare. Quanto si stava bene nella Prima Repubblica, eh? La Milano da bere, Radio Radicale, la legge sull’aborto, la legge sul divorzio, le università e la cultura in mano alla sinistra, le parrocchie sempre più secolarizzate, Domenica In, la Lancia Thema, Bearzot, le clientele, la ricostruzione dell’Irpinia, Sigonella, Gladio, Pippo Baudo, Renzo Arbore, Novantesimo Minuto e hai voglia a dire.

Radio Radicale è una squama del caimano, come gli altri due fatti che ho riportato e ce ne sarebbero ancora. Il caimano aspetta a pelo d’acqua. Allungate la mano per porgere l’ennesimo obolo fiscale: e ci lascerete tutto il braccio.

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