I coniugi Scott-Moncrieff: la letteratura, la Scozia e la Fede

di Luca Fumagalli

George Scott-Moncrieff

Fu soprattutto merito della nauseabonda retorica “anti papista” che imperversava in Scozia a inizio Novecento se George Scott-Moncrieff decise, nella Pasqua del 1940, di convertirsi al cattolicesimo.

Vent’anni dopo, nel bellissimo libro The Mirror and the Cross: Scotland and the Catholic Faith Scott-Moncrieff raccontò con evidente disprezzo una delle violente manifestazioni a cui aveva assistito a Edimburgo nell’estate del 1935, quando una folla inferocita tentò di assaltare l’autovettura su cui viaggiava l’arcivescovo MacDonald: «Non fui l’unico testimone di quelle disgustose scene che, nel giro di qualche anno, smise di sentirsi protestante, resosi poco alla volta conto di quanta parte della storia nazionale, come veniva raccontata dai più, fosse vuota mitologia».

All’epoca dei tafferugli di Edimburgo Scott-Moncrieff aveva 25 anni. Era infatti nato nel 1910, secondogenito di un ministro della Chiesa di Scozia, e la sua famiglia vantava antenati presbiteriani. Nonostante ciò, già suo zio, Charles Scott-Moncrieff – noto traduttore di Proust, Pirandello e Stendhal – era diventato cattolico quando George era ancora un bambino.

Ann Scott-Moncrieff

Nel 1934 George Scott-Moncrieff sposò Ann Shearer la quale, al pari del famoso autore cattolico George Mackay Brown, era originaria delle Orcadi, nata a Kirkwall nel 1914. Dopo aver lavorato per il giornale «The Orcadian», Ann si era trasferita a Londra nella speranza di far decollare la propria carriera; fu proprio nella capitale inglese che conobbe il suo futuro marito, anche lui impegnato nel giornalismo.

Tornarono in Scozia poco prima del loro matrimonio e sei anni dopo vennero entrambi accolti nella Chiesa di Roma.

Tutti e due si dedicarono alla letteratura: George, che scomparve nel 1974, pubblicò romanzi come Cafè Bar e Tinkers’Wind, un volume di versi intitolato A Book of Uncommon Prayer a l’atto unico The Wind in the East. Scrisse pure The Lowlands of Scotland, Scottish Country, The Stones of Scotland, e fu co-direttore, dal 1939 al 1941, del «The New Alliance», una rivista culturale che sosteneva la causa nazionalista scozzese. Anche Ann contribuì al periodico del marito, ma la sua fama è legata in particolare alle storie per ragazzi, prodotto di una mente singolarmente vivace. Tuttavia la sua carriera, almeno all’inizio, non fu per niente facile: il racconto Auntie Robbo, ad esempio, venne rifiutato dagli editori di Londra perché giudicato “troppo scozzese” e fu quindi possibile pubblicarlo solo a New York.

“Auntie Robbo” (Puffin Book, 1962)

Ann morì prematuramente nel 1943, a soli 29 anni. Così la ricorda una suo conoscente: «Sembrava lottasse per una pace interiore e per la purezza dello spirito; qualche volta l’obiettivo veniva perso di vista ma non per molto tempo. Credo che l’abbia finalmente raggiunto quando entrò nella Chiesa cattolica». Il poeta e critico Edwin Muir, invece, scrisse sullo «Scotsman»: «Aveva grandi talenti, e se solo fosse vissuta sarebbe potuta diventare una delle migliori scrittrici scozzesi del suo tempo».

I coniugi Scott-Moncrieff, con la loro vicenda esemplare, rappresentano solo un piccolo frammento del complesso panorama culturale cattolico che ha caratterizzato la Scozia del XX secolo. Grazie alle loro opere ebbero comunque l’indiscutibile merito di aprire la strada a Compton Mackenzie, a Bruce Marshall e a molti altri futuri colossi della letteratura “papista” scozzese.

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