Il Cardinale Pie a colloquio con Napoleone III

a cura di Giuliano Zoroddu

Tra i maestri del pensiero cattolico controrivoluzionario spicca certamente la fulgida episcopale figura del Cardinale Louis-Edouard-François-Desiré Pie (Pontgouin, 26 settembre 1815 – Angoulême, 18 maggio 1880), Vescovo di Poitiers, uno dei principali infallibilisti al Vaticano I. I suoi insegnamenti sulla regalità sociale di Cristo saranno fondamentali per san Pio X nel suo programma pontificale di “omnia instaurare in Christo”. Per dare un saggio del pensiero e della tempra di questa gloria francese del Cardinalato Romano, riportiamo un breve scambio di battute che ebbe con Napoleone III il 15 marzo 1856.

«È mia premura rendere giustizia alle inclinazioni religiose di Vostra Maestà e so riconoscere, Sire, i servigi che avete reso a Roma e alla Chiesa, in particolare nei primi anni del vostro governo. Forse che la Restaurazione ha fatto più di voi? Ma lasciatemi aggiungere che né la Restaurazione, né voi, avete fatto per Dio quel che bisognava fare, giacché né l’una né l’altro avete risollevato il suo trono, giacché né l’una né l’altro avete rinnegato i princìpi della Rivoluzione, della quale avete però combattuto le conseguenze pratiche, giacché il vangelo sociale al quale si ispira lo Stato è ancora la dichiarazione dei diritti dell’uomo, che altro non è, Sire, che la negazione formale dei diritti di Dio. Ora, è il diritto di Dio comandare agli Stati come agli individui. Questo è ciò che Nostro Signore è venuto a cercare sulla terra. Egli deve regnarvi ispirando le leggi, santificando i costumi, illuminando l’insegnamento, dirigendo le opinioni, regolando le azioni sia dei governanti che dei governati. Ovunque Gesù Cristo non esercita questo regno, c’è disordine e decadenza. Ebbene, io ho il diritto di dirvi che Egli non regna fra di noi e che la nostra Costituzione non è quella di uno Stato cristiano e cattolico, tutt’altro. Il nostro diritto pubblico stabilisce sì che la religione cattolica è quella della maggioranza dei francesi, ma aggiunge che gli altri culti hanno diritto ad un’eguale protezione. Ciò non equivale a proclamare che la Costituzione protegge allo stesso modo la verità e l’errore? Orbene! Sire, sapete quel che Gesù Cristo risponde ai governati che si rendono colpevoli di una tale contraddizione? Gesù Cristo, Re del cielo e della terra, risponde loro: “E anch’io, governanti che vi succedete rovesciandovi a vicenda, anch’io vi accordo un’eguale protezione. Ho accordato questa protezione all’imperatore vostro zio; ho accordato la stessa protezione ai Borbone, la stessa protezione a Luigi Filippo, la stessa protezione alla Repubblica, e anche a voi sarà accordata la medesima protezione”».

  L’imperatore interruppe il Vescovo: «Ma dunque voi credete che l’epoca nella quale viviamo implichi questo stato di cose, e che sia giunto il momento di stabilire quel regno esclusivamente religioso che mi chiedete? Non pensate, Monsignore, che ciò significherebbe scatenare tutte le malvagie inclinazioni?».

  «Sire, quando i grandi politici come Vostra Maestà mi obiettano che non è giunto il momento, non posso che piegarmi perché non sono un grande politico.Ma sono Vescovo, e in quanto Vescovo rispondo loro: “Non è venuto per Gesù Cristo il momento di regnare, bene! Allora non è venuto il momento per i governanti di durare”»


[cit. in Mons. Marcel Lefebvre, Lo hanno detronizzato. Dal liberalismo all’apostasia. La tragedia conciliare]

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