di Massimo Micaletti

Sabato 18 maggio a Roma, si marcia per la vita. Verrebbe da dire che tutto pare beffardamente inutile, considerato che in Europa nessun governo si mostra disposto ad accogliere – quantomeno, ad ascoltare – le istanze del mondo pro life: invece è proprio per questo che la Marcia ha la valenza cruciale di ribadire che ogni essere umano ha valore e va difeso e protetto dal concepimento fino alla morte nature.

Per dirla in breve: non ti ascoltano? E tu grida, più forte.

Disertata, anzi boicottata dalla CEI, ignorata dalla gran parte dei politici nostrani – salve lodevoli eccezioni – la Marcia continua e continua da anni e continuerà ben oltre il 18 maggio. E continuerà perché chi la organizza ha da anni quale impegno primario il rifiuto di ogni compromesso, di ogni patto col mondo ché il mondo fa i patti per violarli: la vicenda penosa della Legge 40 è lì a dimostrarlo, la drammatica furia omicida della 194 – considerata una legge equilibrata – lo prova con ancor maggior veemenza. Non è tempo di sconti sui principi, non è tempo di fermarsi nell’azione.

Guardiamo oltreoceano: all’azione seria e concreta dell’amministrazione Trump a favore della vita dà pronta risposta la reazione violentissima dei democratici che gettano la maschera liberalizzando in molti Stati l’aborto fino al nono mese o arrivando ad affermare, per bocca di un loro esponente, che tanto i bambini non voluti verrebbero uccisi comunque[1]. Il livello dello scontro in USA si è elevato di molto e i paladini dei “diritti” e delle “libertà” si rivelano per quel che sono: garanti dei più forti a scapito degli indifesi, senza troppi giri di parole.

Quel che pensano i pro aborto dalle nostre parti non è molto diverso e non c’è solo Silvio Viale a dire senza problemi che i bambini si possono frullare; molti di quelli che non lo dicono lo pensano, e lo pensano già solo nel dire che aver qualcuno in pancia dà diritto di farlo sopprimere; lo pensano già solo nel pensare che così un medico possa portare il pane a casa; lo pensano già solo nell’adoperarsi per tenere fuori dal servizio sanitario i medici che non vogliono distruggere concepiti.

E’ questo il vero volto dell’aborto e a quest’orrore si risponde colla militanza e la testimonianza, quel che la Marcia per la Vita è da sempre, quel che chi marcia per la Vita fa da sempre.

Non basta: la Marcia inizia alle 14:00 di sabato 18 maggio da Piazza della Repubblica ma, come ogni anno, è preceduta da un convegno ricco di spunti e con relatori eccezionali. Quest’anno, il Prof. Mauro Ronco ed il Giudice Giacomo Rocchi rifletteranno sul fine vita, ricordando la drammatica vicenda di Eluana Englaro e presentando il libro del Giudice Rocchi “Licenza di uccidere” a commento della legge 219/2017 sulle DAT. Il convegno è organizzato dal Comitato Verità e Vita in collaborazione col Centro Studi Livatino, si svolge presso l’Aula Magna della LUMSA in Via della Traspontina 21 ed inizia alle ore 10:00.

Sono tempi difficili? Certo. Ma non sono mai stati facili. La presenza a Roma il 18 maggio significa nono solo credere nella Vita, servire la Verità ma anche nutrire, profonda e serena, la speranza. E non scarichiamo questa parola così importante – speranza- sulle spalle dei giovani, che prue sono tanti e motivati: tutti siamo chiamati a testimoniare, comprendere, formare, formarci, ascoltare, tacere, proteggere. Perché la vita dei più deboli ha bisogno di tutti.

Ci vediamo a Roma, tra una settimana.


[1] https://www1.cbn.com/cbnnews/us/2019/may/democrat-rep-defends-abortion-some-kids-are-unwanted-you-kill-them-now-or-you-kill-them-later