Le Rogazioni spiegate dal Cardinale Schuster

a cura di Giuliano Zoroddu

Due volte l’anno la Santa Chiesa prescrive che si facciano pubbliche preghiere di propiziazione ed impetrazione, le cosiddette Rogazione o Litanie Maggiori e Minori. Le prime, le più antiche, si fanno il giorno di san Marco (25 aprile); le seconde i tre giorni precedenti l’Ascensione. Vediamo di scoprire la loro origine e il loro profondo significato attraverso qualche estratto del monumentale Liber Sacramentorum (Vol. IV, Torino-Roma, 1930, pp. 119-136) del Cardinale Schuster.

Questa solenne processione che altra volta da San Lorenzo in Lucina si recava a San Pietro percorrendo la via Flaminia, il ponte Milvio e costeggiando il Tevere sino ai campi vaticani, sostituiva originariamente l’antica festa dell’Ambarvale o dei Robigalia pagani. Questa ricorreva ai 25 di aprile, e la gioventù romana soleva andare oltre il ponte Milvio a sacrificare a Robigo, il dio che preservava le biade dalla ruggine. La Chiesa romana, adottando la consuetudine popolare, ne ha elevato il significato, insegnando che non è il favore di Robigo, ma la vita devota, l’umile preghiera e l’intercessione dei Santi, sovrattutto del Postar ovium san Pietro, quelle che disarmano la giustizia di Dio irritata dai nostri peccati. Chiamasi Litania maggiore, perchè, a differenza delle altre litanie stazionali, aveva un carattere assai più solenne; il percorso era molto lungo, e vi prendeva parte tutta la popolazione di Roma divisa in più squadre. Al tempo di san Gregorio il rito doveva essere già in uso, ed il Santo fin dal giorno precedente con una predica soleva disporvi gli animi dei fedeli. La processione e la messa stazionale a San Pietro, siccome ricorrevano sempre entro il tempo pasquale, cosi avevano un carattere spiccatamente festivo, a differenza delle altre litanie processionali che si facevano durante la quaresima, e nelle quali predominava il concetto della penitenza.

In seguito, durante il periodo Carolingio, s’introdusse in Roma un altro triduo di litanie penitenziali, nei tre giorni precedenti l’Ascensione. Il rito sembra istituito la prima volta a Vienne in Francia per iniziativa del vescovo san Mamerto (circa il 470), ed importava anche un digiuno triduano, come in quaresima. Questo carattere penitenziale importato a Roma dai Franchi ed affermato anche oggi nel Messale Romano dai paramenti violacei e dalla soppressione dell’Inno Angelico, è però in contrasto con tutto lo spirito dell’antica liturgia pasquale a Roma, che s’ispira alla più schietta letizia. Trattasi d’una aggiunta posteriore, quando cioè le irruzioni barbariche avevano interrotta l’antica tradizione classica, che per ordino dei concili aveva interdetto ai fedeli qualsiasi digiuno durante il sacro ciclo del gaudio pasquale.

Per ritornare ora alla processione dei Robigalia il 25 aprile, è da notare che nel secolo XII le processioni in Roma erano due: una cominciava alla basilica Marciana di Pallacine, e vi prendevano parte tutte lo collegiate della città; l’altra prendeva le mosse dal Laterano, e v’interveniva la corte papale coi soli capitoli delle basiliche patriarcali. Dopo che il Papa aveva recitata la colletta, un suddiacono toglieva dall’altare la croce stazionale e la presentava a baciare a tutti, indi la processione s’incamminava verso Santa Maria Nova al Foro, dove faceva la prima sosta. Dopo che il Pontefice s’era riposato alquanto, il corteo si dirigeva a San Marco, ed aveva luogo un’altra fermata; di là la processione muoveva verso il mausoleo d’Adriano, dove si arrestava nuovamente, e finalmente si dirigeva alla volta del Vaticano. Un’ultima sosta aveva luogo nella basilichetta di Santa Maria dei Vergari, quasi ai piedi dell’atrio ; di là il Papa saliva alla basilica vaticana, dove celebrava la messa stazionale ed accettava l’offerta o il presbiterio di 20 soldi pavesi pro missa bene cantata. Anche ai cardinali, ai diaconi, suddiaconi, accoliti e cantori il capitolo vaticano in quest’ occasione faceva larga distribuzione di elemosine (Cfr. Ord. Roman. XI, P. L. LXXVIII, col. 1047-8).

[…] dopo la preghiera di benedizione recitata dal celebrante sull’adunanza, il corteo si disponeva in ordine di processione, percorrendo la medesima via che altra volta si usava nei Robigalia classici. Questa persistenza degli elementi tradizionali classici negli usi religiosi cristiani a Roma giova a farci comprendere sempre meglio il criterio prudente e discreto della Chiesa, la quale, piuttosto che sopprimere violentemente costumanze popolari profondamente radicate nel cuore delle genti, ha dato loro un significato spirituale, e cosi se l’è potute assimilare per conservarle. Chi scrive ha avuto l’occasione di constatarlo, giacché ha ritrovato in alcuni paesi della sua diocesi delle usanze affatto pagane, le quali da secoli hanno assunto presso quelle semplici popolazioni un significato affatto innocuo […].

La Messa [la stessa per le Rogazioni Maggiori e Minori]
L’introito dell’odierna messa – che però non deve essere originario, perché la litania sostituisce regolarmente l’introito in tutte le processioni – esprime già la confidenza del Giusto che sa che la sua preghiera è stata bene accolta da Dio. L’antifona è tolta dal salmo 17 : «Dal suo santo tempio Jahvè ascoltò la mia voce; lode a Jahvè! e il mio grido innanzi a Lui giunse al suo orecchio. Lode, lode a Jahvè!». Salmo: «Io ti amo, Jahvè, mia forza; Jahvè, mia rupe, mio scampo e mio salvatore. Gloria, ecc.».
Nella colletta si rappresenta a Dio l’umile nostra confidenza nel colmo delle afflizioni che ci opprimono – ricordiamoci delle circostanze nelle quali furono istituite le Rogazioni – e s’impetra l’aiuto del suo braccio. Il vero male, anzi il principio d’ogni altro male è il peccato. Tutte le altre pene possono aver carattere penitenziale, e nelle mani di Dio divengono facilmente strumento di conversione per le anime.
La lezione che segue della lettera di san Giacomo (V, 16-20) è scelta assai bene a proposito. Vi si tratta dell’efficacia della preghiera, alla quale, siccome ad una chiave d’oro che apro il cuore divino, il Signore ha ripromesso un’universale efficacia. Né è a dire che solo l’orazione dei Santi consegue il suo effetto, e quella dei poveri non vale nulla; giacché l’Apostolo ci tiene a far appunto rilevare che Elia, quando a sua volontà dischiuse e serrò le cateratte pluviali del cielo, era un uomo passibile, simile a noi. Solo che l’orazione dev’essere assidua e fatta con fede.
[…] La lezione evangelica di san Luca (XI, 5-13) s’accorda assai bene col carattere dell’odierna litania, o supplicazione pubblica e solenne di penitenza. Trattasi d’ottenere dal Signore per mezzo della preghiera insistente e piena di fede, quanto altrimenti avremmo demeritato a cagione dei nostri peccati. In modo particolare poi, si tratta d’ottenere per la prossima festa di Pentecoste lo Spirito buono, che Iddio concede a quanti lo temono. […] Ecco la stima che noi dobbiamo fare della preghiera. Anche nel colmo della notte, sino a riuscire importuni; appunto perché le miserie e le debolezze nostre son tante, e Dio ha stabilito di comunicarci la sua grazia solo sulle ali della preghiera. Ascendat oratio, et descendit Dei miseratio, come spiegava al popolo il Dottore d’Ippona. […] Che cosa dobbiamo istantemente domandare a Dio nella preghiera? Non vi ripromettete, diceva sant’Agostino ai fedeli, quello che il Vangelo non vi promette. Dio non si è compromesso di darci quelle grazie temporali che noi forse potremmo desiderare col nostro criterio fanciullesco; – in ordine già all’età matura della vita eterna siamo tutti fanciulli – ma Egli assolutamente vuole che noi gli domandiamo, e desidera di darci in primo luogo lo Spiritum bonum di cui discorre oggi il Vangelo, e che è il motivo e la scaturigine di tutti gli altri doni spirituali dei quali Egli desidera di arricchire l’anima. Questo Spirito buono è il Paraclito, e si dice che è il motivo di tutti gli altri doni, in quanto esso è Amore, e l’amore è il primo motivo per cui l’amicizia viene addimostrata mediante il dono. Perciò, da parte di Dio, l’amore è il suo primo dono. Il Signore dona lo Spirito Santo agli umili, ai puri, ai timorati di Dio. Ecco le migliori disposizioni per prepararsi alla solennità di Pentecoste. Il Paraclito, come ci attesta Egli stesso nella Sapienza, rifugge infatti dai furbi, dai finti ; la Sapienza eterna non entra nelle anime malvagie o in un corpo che vuole vivere schiavo del peccato. Perciò lo Spirito di Dio non abiterà mai coll’uomo carnale; al contrario, Egli si compiace tanto di trattenersi cogli umili e semplici di cuore.

Lunedì dopo la V Domenica di Pasqua. Stazione a Santa Maria Maggiore –   Come abbiamo già accennato sopra, le litanie triduane di penitenza innanzi la festa dell’Ascensione furono dapprima istituite a Vienna da san Mamerto verso il 470, ed importavano anche la cessazione dai lavori servili e il digiuno. L’uso si estese con rapidità e divenne assai popolare. Siccome tuttavia un periodo di lutto e di penitenza nel bel mezzo del tempo pasquale a Roma sembrava un controsenso affatto inopportuno, cosi la liturgia romana non l’adottò che assai tardi, nel periodo cioè franco, sotto Leone III, e questo solo in via eccezionale e non come un’istituzione stabile da rinnovarsi annualmente. In seguito, la consuetudine delle Chiese gallicane fini per accordarsi definitivamente con Roma, in grazia però di un compromesso; il digiuno venne abolito, e fu solo conservata la processione triduana di san Mamerto colla messa, che però è quella stessa che si celebrava nell’Urbe nelle Litanie maggiori. È da notarsi del resto, che queste Rogazioni franche solo assai tardi entrarono a far parte del rituale ufficiale di Roma, giacché gli Ordini Romanile ignorano completamente. La chiesa stazionale di Santa Maria Maggiore rievoca il ricordo dell’antica litania septiformis o processione di penitenza istituita da san Gregorio Magno, ad ottenere la cessazione della peste. […]

Martedì dopo la V Domenica di Pasqua. Stazione a San Giovanni in Laterano – Questa stazione intermedia in Laterano anche per questo ci rivela la sua tarda introduzione nella liturgia romana. La basilica Lateranense non si denomina più dal Salvatore, ma s’intitola da san Giovanni Battista, cui perciò viene concesso il posto immediatamente dopo la Santa Vergine e prima dell’apostolo Pietro.  Il Battista è il tipo della penitenza che ci dispone ad impetrare la grazia. La solennità stazionale di quest’oggi assai opportunamente ce ne rievoca il ricordo, giacché, senza il lavacro della penitenza, che purifica l’anima, il Paraclito non potrà mai santificarla colla sua presenza, essendo scritto: Non permanebit Spiritus meus in homine in aeternum, quia caro est. La penitenza, il rigore delle astinenze, l’ispido cilizio, la solitudine selvaggia del deserto, ecco quindi lo sfondo sul quale si disegna oggi gigantesca la figura del più grande fra i figli di Adamo; ecco i mezzi che egli adoperò a custodire intatta l’anima sua da ogni neo di colpa. Che lezione per noi, che trattiamo con tanta con discendenza una carne peccatrice e ribelle, noi che tanto meno innocuamente possiamo farlo quanto più distiamo dal Battista, il quale era stato santificato nel seno stesso di sua madre.

Mercoledì prima dell’Ascensione. Stazione a San Pietro – Questa stazione alla basilica Vaticana al termine del triduo delle Rogazioni, oltre che dalla venerazione verso la Confessione apostolica, venne probabilmente istituita per riavvicinare quanto più era possibile le Litanie minori a quelle maggiori del 25 aprile che terminavano appunto alla basilica di San Pietro. I motivi di questo ingegnoso e tardo riavvicinamento sono certo importanti, ma non si tenne forse conto della leggera anomalia liturgica che no segue, quella cioè di due giorni consecutivi di stazione a San Pietro, oggi e domani.

Le litanie dei Santi, che si cantano in questo triduo, sono uno dei più preziosi gioielli dell’antica eucologia. Nella forma attuale che risale almeno al secolo X, la lunga serie degli Apostoli, dei Martiri, dei Sacerdoti, dei Confessori e delle Vergini, fa ricordare le teorie dei Santi, quali gli antichi si compiacevano di rappresentarle a mosaico lungo le navi delle basiliche. Sono là i fasti gloriosi della Chiesa, i motivi che c’inducono a sperare. Se ora la Gerusalemme celeste Si allieta di tanti e si nobili cittadini, essi però furono allevati in seno alla Chiesa militante, ed ogni corona, ogni trono occupato in cielo è costato alla Chiesa aspre lotte, acuti dolori e sangue. Ecco il pingue sacrificio di olocausto che la famiglia cristiana rende al Cristo per ricambiarlo di quello del Calvario.

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