Altri uomini, altra Fede

di Cajetanus


Chi mi conosce sa bene cosa penso delle repubblichette cispadane, dei loro fautori e delle loro fanfare patriottarde, ma, ora che la foga elettorale si è pressoché esaurita, vorrei solo dire che la setta vaticana con la “questione Salvini” ha manifestato in modo semplice e diretto a tutta Italia e a tutto il mondo il suo sostanziale ateismo e la grande rottura (σχίσμα/scisma, per dirla in greco) con la Chiesa Cattolica fondata dal Signore Gesù Cristo sul beatissimo apostolo Pietro, una rottura che procede dal “Concilio Vaticano II”.

Lo ha mostrato forse anche ai più semplici e agli smarriti, figli di questo nostro oscuro tempo, che non sono pratici di teologia e non sono avvezzi alle categorie aristotelico-tomiste. Questa Chiesa ha dimostrato di essere occupata – fino al suo massimo vertice – da gente che ritiene inammissibile che il ministro di un governo mostri devozione verso i segni della Religione rivelata predicata dalla Chiesa stessa, che invochi Dio, la sua Immacolata madre e i suoi Santi.

Viviamo una situazione paradossale in cui la Chiesa (il clero) non favorisce gli Stati cattolici e gli uomini di governo cattolici ma quelli anticattolici, siamo in un tempo in cui la medesima Chiesa fondata dal Signore parla contro di Lui e quasi vorrebbe dire in coro con il Maligno e il Sinedrio: «Quid nobis et tibi, Jesu Nazarene? venisti perdere nos?» (Mt I, 24), mentre lo Stato repubblicano, fondato contro Dio, parla in favore del Signore anche se con una certa imperfezione, forse quasi incolpevole, invocandolo affinché protegga quelli che gli sono soggetti.

“Non enim cogitationes meæ cogitationes vestræ, neque viæ vestræ viæ meæ, dicit Dominus.”
(Is LV, 8)