“Reinaré en España”. La consacrazione della Spagna al Sacro Cuore di Gesù

di Giuliano Zoroddu

Il 14 maggio 1733, giorno dell’Ascensione, a Valladolid, presso la chiesa di sant’Ambrogio, il Sacro Cuore di Gesù si rivelò al beato Bernardo Hoyos (1711-1735), sacerdote gesuita, e gli fece la nota promessa: “Reinaré en España y con más veneración que en otras partes” (Regnerò in Spagna e con maggior venerazione che in altre parti).  Il beato si pose quindi come fine: “entronizar en España el Corazón adorable de Jesús” (intronizzare in Spagna il Cuore adorabile di Gesù).
La pia intenzione fu portata avanti e, il 13 giugno 1900, il sacerdote don Francisco Belda y Pérez de Nueros, con una lettera aperta a La Semana Catolica di Madrid, proponeva l’erezione di un monumento nazionale al Sacro Cuore nel Cerro de los Angeles a 13 chilometri da Madrid, per intronizzare la sacra immagine, secondo i desideri del Signore rivelati all’Hoyos.

Il progetto fu approvato e il 30 giugno 1916, festa del Sacro Cuore, Monsignor José Maria Salvador y Barrera, vescovo di Madrid-Alcalà, poneva la prima pietra del Monumento. Benedetto XV si degnò di concedere indulgenze a coloro che avrebbero collaborato alla costruzione e migliaia furono le persone di ogni ceto che versarono offerte. Notevole fu quella dell’Ambasciatore del Perù presso la Santa Sede: “È mia intenzione – disse – onorare certamente il Sacro Cuore, ma anche manifestare in modo solenne la gratitudine del Perù a quella Spagna cattolica che ci civilizzò con la fede del Cristo e la morale del Vangelo”.
L’inaugurazione e benedizione del Monumento, materiale manifestazione della Regalità sociale di Gesù Cristo, e la congiunta Consacrazione del Regno di Spagna al Sacro Cuore, furono inizialmente fissate per il 10 novembre 1918, ma alla fine la cerimonia fu spostata al 30 maggio del 1919, festa di san Ferdinando III ed anniversario del matrimonio del Re Alfonso XIII.

Giunto il giorno benedetto, nella spianata si riunì un gran numero di fedeli, rappresentanze di ceti e sodalizi, i più importanti Prelati del Regno, il Re, la Famiglia Reale e il Governo al completo.
Presiedette alla benedizione il Nunzio Apostolico, Monsignor Francesco Ragonesi, e cantò messa il Vescovo di Madrid-Alcalà, Monsignor Prudencio Melo Alcalde, il quale impartì la solenne benedizione papale concessa (conforme il telegramma inviato) da Benedetto XV.
Fu esposto quindi il Santissimo Sacramento e davanti al Signore presente il Re recitava la formula di consacrazione:

Cuore di Gesù Sacramentato, Cuore dell’Uomo-Dio, Redentore del mondo, Re dei re e Signore dei signori: la Spagna, popolo del tuo retaggio e delle tue predilezioni, si prostra oggi riverente dinnanzi al trono della tua bontà che per te s’innalza nel centro della penisola. Tutte le stirpi che lo abitano, tutte le regioni che la compongono, hanno costituito nella successione dei secoli e attraverso comuni fortune e mutue lealtà questa grande Patria Spagnola, forte e costante nell’amore alla Religione e nell’adesione alla Monarchia. Considerando la tradizione cattolica dei regnanti di Spagna e continuando con gioia la storia della loro fede e della loro devozione alla vostra divina persona, confessiamo che Voi siete venuto sulla terra a stabilire il regno di Dio nella pace delle anime redente dal vostro Sangue, e nella prosperità dei popoli che osservano la vostra santa legge; riconosciamo che è prerogativa della vostra Divinità concedere la partecipazione al vostro potere ai principi della terra e che da Voi ricevono efficacia e sanzione tutte le leggi giuste, nell’adempimento delle quali consiste l’impero dell’ordine e della pace. Voi siete il cammino sicuro che conduce al possesso della vita eterna: luce inestinguibile che illumina gli intelletti perché conoscano la verità e principio propulsore di tutta la vita e di tutto il legittimo progresso civile, radicandosi in Voi e nella soave forza della vostra grazia tutte le virtù e gli eroismi che elevano ed abbelliscono l’anima. Venga a noi il vostro Santissimo Regno, che è Regno di giustizia e d’amore. Regnate nei cuori degli uomini, in seno ai focolari, nella intelligenza dei saggi, nelle aule delle Scienze e delle Lettere  e nelle leggi e istituzioni patrie. Vi rendiamo grazie, Signore, per averci liberato misericordiosamente dalla comune disgrazia della guerra che ha dissanguato tanti popoli. Continuate con noi l’opera della vostra amorosa provvidenza. Da queste alture che per voi abbiamo eletto a simbolo del desiderio che ci anima che presidiate a tutte le nostre imprese, benedite i poveri, gli operai, i proletari, perché nella pacifica armonia di tutte le classi sociali trovino la giustizia e la carità che rendano più soave la vita, più sopportabile il lavoro. Benedite l’Esercito, la Marina bracci armati della Patria, perché nella lealtà alla loro disciplina e nel valore delle loro armi siano sempre salvaguardia della Nazione e difesa del diritto. Benediteci tutti noi che qui riuniti nella cordialità di un medesimo amore, di Religione e di Patria, vogliamo consacrare a Voi la nostra vita, chiedendovi come premio di morire nella sicurezza del vostro amore e nel desiderato seno del vostro Cuore adorabile. Così sia.

La lettura si concluse in uno scroscio di applausi ed acclamazioni, quindi si diede avvio alla processione eucaristica. Il Cardinale Victoriano Guisasola y Menéndez, Arcivescovo di Toledo e Primate di Spagna, portava il Santissimo sotto il baldacchino retto da membri della corte e seguito dal Re e dalla Regina. La solenne benedizione eucaristica  conchiuse la grandiosa giornata.
Si era dato compimento, secondo le parole di Zacarías García Villada, sacerdote gesuita martirizzato dai rossi il 1° ottobre 1936, la grande promessa che Gesù fece al beato Hoyos. Giustamente si era scolpito sul monumento non “reinaré” (regnerò), ma “reino en en España” (regno in Spagna).
Al contrario, furiosa fu la reazione dei liberali (per lo più massoni), che bollarono l’atto come “vergogna della Spagna e scandalo d’Europa”. L’odio liberale fu proprio anche agli anarchici, ai socialisti ed ai comunisti. Quando infatti tutti costoro instaurarono la Repubblica (1931), si sfogarono ampiamente su ogni cosa ricordasse la religione cattolica “anche se legata ai più insigni monumenti d’arte e di scienza” (Pio XI, Divini Redemptoris) fino ad arrivare al colmo del sacrilegio e della pazzia il 28 luglio 1936, quando un plotone di esecuzione di rojos fucilò il Monumento Nazionale al Sacro Cuore, che qualche giorno dopo fu poi fatto saltare in aria per far posto al Cerro rojo.

Quando però con l’aiuto di Dio, la Cruzada dell’autentica Spagna abbatté la tirannide dell’anarco-comunismo e della Massoneria “da[ndo] ai proseliti dell’ateismo materialista del nostro secolo la più elevata prova che al di sopra di ogni cosa stanno i valori eterni della religione e dello spirito” (Pio XII, Con inmenso gozo), il Generalissimo Franco nel 1944 rinnovava la consacrazione al Sacro Cuore fatta nel 1919. Nello stesso anno si provvide anche al rifacimento del monumento, che sarà inaugurato nuovamente il 25 giugno 1965.

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