San Filippo Neri, Apostolo degli Ebrei di Roma

a cura di Giuliano Zoroddu

Prima che Nostra Aetate fosse e prima che i modernisti (progressisti come conservatori, emeriti come demeriti) sbandierassero alleanze mai revocate e maggiorascati, rendendo onori tanto empi agli epigoni di Anna e di Caifa fino ad escluderli, con dichiarazioni pubbliche, dal novero di coloro cui deve essere annunziato il Vangelo di Gesù Cristo, la Chiesa sempre ha curato la conversione del popolo che un giorno fu eletto da Dio per preparare la venuta del Messia. Così la Storia Ecclesiastica ci presenta vari Santi e Beati intenti, sull’esempio degli Apostoli, all’apostolato presso i Giudei: san Vincenzo Ferrer (qui), san Bernardino da Siena, san Giovanni da Capestrano. Ed anche san Filippo Neri, che vi attendeva con particolare zelo, come racconta il padre Pietro Giacomo Bacci nel passo seguente tratta dalla sua Vita del b. Filippo Neri fiorentino fondatore della congregatione dell’Oratorio. Raccolta da’ processi fatti per la sua canonizatione (Roma, 1622).

Guido Reni, Visione di san Filippo Neri, 1614-15, Santa Maria in Vallicella (Chiesa Nuova), Roma

Non però si raffreddò in lui lo zelo grande che aveva della propagazione della santa Fede: e quello ch’egli non poté fare nelle Indie[1], non mancò, per quanto si stesero le forze sue, di farlo in Roma . Di modo che quando vedea qualche ebreo , era tanto il desiderio che avea della loro conversione, che solamente in guardarli sentivasi tutto interiormente commuovere, bene spesso prorompeva in lagrime e sospiri, non lasciando di usare ogni mezzo per convertirli.

Andava un giorno a S. Giovanni Laterano con Prospero Crivelli, il quale menava seco un ebreo; ed essendo entrati in Chiesa, e inginocchiatisi innanzi al Santissimo Sacramento , l’ebreo solo se ne stava col capo coperto, e con le spalle volte all’Altare. Il che vedendo Filippo, gli disse: “Ascoltami, o uomo dabbene: fa’ meco questa orazione: Se tu Cristo sei il vero Dio, inspirami a farmi Cristiano”. Rispose che non poteva orare in quella maniera, perché sarebbe stato un dubitare della sua fede. Si rivoltò allora Filippo ai circostanti dicendo: “Pregate Dio per costui, perché senza dubbio si farà Cristiano”: e così finì, perciocché indi a poco tempo, mediante le orazioni ed altri aiuti del Santo, si battezzò.

La vigilia di S. Pietro e S. Paolo, Marcello Ferro sacerdote, ed uno dei suoi figliuoli spirituali, trovando sotto il portico di S. Pietro due giovinetti ebrei cominciò a parlar loro delle cose della nostra Fede, e in particolare della gloria di quei Santi Apostoli, li quali anch’essi erano stati ebrei: e prolungando il ragionamento, a poco a poco persuase loro di andar un giorno a parlare con Filippo a S. Girolamo. Il che mettendo essi in esecuzione , quando il Santo li vide, fece loro molte carezze; per la qual cosa seguitarono per alcuni mesi ad andar da lui quasi ogni giorno. Ma passato qual che, tempo, il Santo non vedendoli più ritornare , disse a Marcello che procurasse di ritrovare quei giovani in ogni maniera. Andò Marcello al luogo, dov’essi solevano abitare, e domandò alla loro madre cosa fosse de’ suoi figliuoli; essa rispose che uno ne stava malissimo, e quasi per morire; e facendo Marcello istanza di volerlo visitare, la madre (così disponendo Dio) lo lasciò salire, ed entrato in camera, trovò l’ ebreo che stava in pericolo di morte; e perché non volea prender cibo, la donna pregò Marcello, che provasse di dargli qual che cosa, per vedere se forse l’ avesse presa per mano sua: il che accettò di far molto volentieri: e l’ebreo pigliò tutto quel lo che Marcello gli diede, e con quest’occasione accostandosigli all’orecchio, gli disse: “Il Padre Filippo vi si raccomanda”; alle quali parole l’infermo tutto si rallegrò; e Marcello nel partirsi gli soggiunse: “Ricordatevi che avete promesso al Padre Filippo di farvi Cristiano“. Rispose: “Me ne ricordo, e voglio farlo, se Dio mi dà vita“. Riferì poi Marcello il tutto al Santo Padre, il quale disse: “Non dubitare, che l’aiuteremo con l’orazione, e si convertirà”. Il che fatto, l’ebreo guarì, ed insieme col fratello ritornò da Filippo; e ambedue per opera sua si fecero Cristiani.

Ridusse anche alla fede un ebreo, uomo delle ricche e principali famiglie che fossero fra di loro, il quale fu battezzato nella Chiesa di S. Pietro. E perché il padre di costui ancora ebreo, trattava spesso seco, dubitando il Papa (che allora era Gregorio XIII) che con la pratica di suo padre, il Battezzato non patisse qualche detrimento nella fede, disse a Filippo, che non gli piaceva che il figliuolo praticasse col padre; ma Filippo rispose a sua Santità, che lo lasciava così praticare, perché avea speranza certa che per via del figliuolo dovesse convertirsi ancora il padre. Come avvenne: imperocché con questa occasione l’ebreo padre del battezzato si lasciò condurre al Santo, quale parlò con tanta efficacia delle cose della nostra Fede, che in breve tempo anch’ esso si fece Cristiano.

Dopo molti anni occorse, che quest’uomo fece tor [portar] via dagli ebrei quattro giovinetti suoi nipoti, a’ quali era morto il padre, per farli catechizzare, ed indurli alla santa Fede; e menandoli un giorno fra gli altri a S. Filippo (il quale di già era partito da S. Girolamo, e venuto alla Vallicella come diremo a suo luogo) il Santo fece loro al solito suo molte carezze: ma non entrò in ragionamenti di fede. Finalmente passati che furono molti giorni, una sera li prego che volessero raccomandarsi al Dio d’Abramo, d’ Isacco, e di Giacobbe, che facesse loro conoscer la verità, perché Iddio non lascia ingannar nessuno; e ch’egli ancora avrebbe fatta la medesima orazione, soggiungendo che la mattina seguente nel la Messa volea pregar per loro, e far forza a Dio; anzi disse con altri: “Domattina alla mia Messa diranno di si”; e poi uno di quelli confessò in processo, che la mattina con forza disse di sì, perché gli pareva che uno spirito gli dicesse “Di’ di sì”. Venuta la mattina, stando essi più renitenti che mai, ed essendo stati combattuti da diversi per molte ore, e rimanendo sempre più nella loro opinione, fu osservato, che in quell’istesso tempo che il Santo Padre dicea Messa, in un subito si mutarono, e diedero il consenso di farsi cristiani: ed allora quei che erano presenti si ricordarono delle parole, che il Sant’Uomo aveva dette la sera innanzi, cioè di voler pregar per loro nella Messa, e far forza a Dio .

In questo mentre, stando tutti quattro nella nostra Congregazione coi Padri per esser catechizzati, un di loro si ammalò, e aggravossi di maniera che il sesto giorno dubitandosi della morte i Padri pensarono di farlo battezzare; ma andando quell’istessa sera Filippo a visitarlo, mandata ogni persona fuori della camera, gli toccò la fronte, e tenendo una mano sul petto dell’ infermo, pregò per lui lungo spazio di tempo, balzando come soleva all’Altare, per esultazione dello spirito, e gli disse: “Io non voglio che tu muoia, perché gli ebrei direbbero che i Cristiani ti avessero fatto morire, e però domattina mandami a ricordare che io preghi nella Messa”. Il che sentendo il P. Pietro Consolino ch’era ivi presente, disse al figliuolo: “Tu sei guarito senz’altro; perché questo buon vecchio altre volte ha fatto cose simili”. La notte stette malissimo, e il medico che fu Girolamo Cordella, avendolo la mattina seguente visitato, disse allo zio, ch’andasse a vedere suo nipote, perché stava al fine della vita. Ma venendo l’ ora nella quale il Santo Padre solea dir Messa, il P. Consolino andò a domandare all’ infermo, se volea che andasse dal P. Filippo a ricordargli quello che avea detto la sera; e rispondendo egli di sì, andò, e finita che il Santo ebbe la Messa, l’infermo si levò a sedere nel letto, come se non avesse avuto male alcuno, e sopraggiungendo lo zio per visitarlo lo trovò senza febbre: dopo pranzo ritornato il medico, e toccato gli il polso, fecesi il segno della Croce dicendogli: “Voi avete i medici in casa, e gli andate cercando fuori”. Quando si fu partito, incontrando per la strada Giovanni Battista Martelli suo paesano, gli disse: “Mi è avvenuta una gran cosa: questa mattina ho visitato un infermo alla Vallicella, che stava in pericolo di morte, ed oggi vi son tornato, e l’ho trovato senza febbre; di modo che dal principio dubitai che quei Padri non m’avessero ingannato, mettendo nel letto un sano in ve ce dell’ infermo”. Rispose il Martelli: “Certo che l’ha guarito il P. Filippo”; soggiunse il medico: “Questo è un gran miracolo, e Filippo è un gran Santo”. La sera poi andò il Santo P. a visitar l’ infermo, e gli disse all’orecchio: “Figliuolo, tu saresti morto senz’altro; ma io non ho voluto affinché tua madre non dicesse , che noi ti avessimo fatto morire . Essendo adunque guarito, fu egli insieme con gli altri fratelli a capo a due mesi, nel giorno dei SS. Apostoli Simone e Giuda, battezzato da Clemente Papa VIII in S. Giovanni Laterano, con grandissima allegrezza e contento, e loro e del Santo .

Ma desiderando essi, battezzati che furono, la conversione della lor madre, tanto fecero con i superiori , che ottennero di farla mettere in casa di Giulia Orsini, marchesa Rangona: e domandando al Santo quel che ne sperava, rispose egli loro, che non si sarebbe convertita altrimenti: e che nemmeno era bene per loro che si convertisse allora; ma che avrebbe ciò fatto in altro tempo con maggior frutto, e suo e di essi, come avvenne; posciaché a capo a cinque o sei anni si convertì essa con altri parenti, sino al numero di 24: la qual cosa non sarebbe avvenuta,se si fosse convertita quando desideravano i figliuoli.


(Vita di s. Filippo Neri fondatore della Congregazione dell’oratorio scritta dal padre Pietro Giacomo Bacci dell’istessa Congregazione, Roma, 1818 (prima edizione Roma, 1622), cap. XIII, parr. 5-11, pp. 35-38)


[1] Il Santo si era talmente entusiasmato dalle lettere che dalle Indie gli inviavano i Padri Gesuiti, che maturò il desiderio di unirsi alla Compagnia dell’amico sant’Ignazio e partire ad annunziare il Vangelo ai Pagani. Espose il suo proposito a un monaco benedettino di San Paolo fuori le mura, il quale lo mandò per consigliarsi da un Padre dell’Ordine Cisterciense, allora Priore del convento dei Santi Vincenzo ed Anastasio alle Tre Fontane chiamato Agostino Ghettini, mirabile nei carismi divini. Questi, sentito quanto Filippo aveva da dirgli, prese tempo. Passati pochi giorni il Santo ritornò dal santo monaco, il quale  gli raccontò, come gli fosse apparso S. Giovanni Evangelista e gli avesse detto che le Indie sue dovevano essere in Roma e quivi voleva Iddio servirsi della persona sua. Così Filippo Neri, abbandonò di l’idea di partire per le terre lontane e si assoggettò al divino beneplacito che lo voleva Apostolo di Roma.

Un commento a "San Filippo Neri, Apostolo degli Ebrei di Roma"

  1. #bbruno   26 Maggio 2019 at 11:47 am

    “ ‘Non dubitare, che l’aiuteremo con l’orazione, e si convertirà’. Il che fatto, l’ebreo guarì, ed insieme col fratello ritornò da Filippo; e ambedue per opera sua si fecero Cristiani.”
    Che vergogna averli convertiti, due Ebrei poi! Chi credevano mai di essere quei Filippo e quei Marcello? Portarli a Cristo !!!!
    Qui l’alternativa è d’obbligo: o sono quelle delle vere carognate, volere convertire; o le carognate sono queste di oggi, insegnare che Cristo è un optional E chi le pratica , o questa o quella, è solo una CAROGNA (dal punto di vista cristiano)!

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