Sant’Isidoro di Madrid, il contadino dei miracoli

Sunto della Relatione sommaria della vita, santita miracoli et atti della canonizatione di Sant’Isidoro Agricola, Patrono e Protettore della Villa di Madrid (Melchor Ramirez, Roma-Venezia, 1622) a cura di Giuliano Zoroddu

Nacque il glorioso S. Isidoro  a Madrid. Fu dunque la sua nascita umile  quanto al mondo, ma nobile quanto a Dio. I suoi genitori gli posero il nome di Isidoro in onore di S. Isidoro Arcivescovo di Siviglia, Santo molto venerato nella Spagna e in tutta la Chiesa. Nato dunque al mondo il felice fanciullo ed onorato di sì glorioso nome, fu dai suoi genitori così bene educato nella Religione Cristiana, e crebbe continuamente nella pratica di questa di virtù in virtù, vivendo una vita santissima benedetta da Dio che abbassa la superbia del mondo ed innalza l’umiltà, che meritò di essere illustrato, in vita ed in morte, di rare virtù e gloriosi miracoli che lo rendono e renderanno in perpetuo illustre e glorioso non solo nei Regni di Spagna, dove nacque, ma in tutto il mondo dove vola la fama e la voce della sua santissima vita.
Fu agricoltore: lavorava la terra a servizio di un Cavaliere di Madrid di nome Giovanni de Vargas. Sostentava la sua povera famiglia con il salario che guadagnava, lavorando con grandissima fedeltà e diligenza ed apportando anche molto utile al padrone. Fu sua consorte la serva di Dio Maria de la Cabeza [beatificata da Innocenzo XII nel 1697], dalla quale ebbe un figliuolo.
La fede grande che, come dice l’Apostolo, opera per dilezione, e senza la quale non si può piacere a Dio, in questo suo servo fu eccellente e molto chiara, sì che lo rese a Dio amabile Nato come buon cattolico ed educato nella Fede Cattolica, credendo fermamente i misteri della Santissima Trinità e della nostra Redenzione, tanto sottomise l’intelletto al Sacro Evangelo e alla sincera unità della fede cattolica, che mai si allontanò da questa, ma fino alla fine gloriosamente perseverò in essa, mostrando con le opere e le azioni la sua viva fede, posponendo tutte le cose a quelle del servizio di Dio, al quale attendeva la mattina per tempo prima d’andare al lavoro.
Questa viva fede mostrò in più occasioni e piacque a Dio mostrare con molti evidenti miracoli quanto essa Gli fosse gradita.
Mosso un giorno a compassione dell’estrema sete dalla quale il padrone era molto travagliato nel campo, non trovandosi acqua nel fervore del caldo in tempo di gran siccità, alzando gli occhi al cielo e il cuore a Dio con gran fede, percuotendo con lo stimolo [il bastone per pungolare i buoi] la terra secca, disse: “Volesse Dio che qui ci fosse acqua!”. E subito ne scaturì una fonte d’acqua viva.
Occorse un giorno che dopo aver data l’elemosina ad alcuni poveri: era suo costume dividere con essi quel poco che aveva; ne sopravvenne un altro. Non avendo più nulla da dargli, benché avesse saputo dalla moglie, non esservi più nulla nella pila, la mandò nondimeno, con ferma speranza, a controllare se magari vi fosse rimasta qualcosa: quella andò e la trovò per miracolo nuovamente piena, così quel poveri ed anche altri poterono goderne.
Caritatevole col prossimo, eccelleva particolarmente nell’amor di Dio: la mattina, per tempo prima, di andare al lavoro, visitava le chiese di Madrid, specialmente quella della Madonna Santissima d’Atocha dei Padri Domenicani e quivi udiva Messa con gran devozione e faceva molte orazioni, dalle quali, trasportato dalla dolcezza dello Spirito di Dio, non si sapeva partire: così andando di chiesa in chiesa spendeva la maggior parte della mattinata e arrivava sempre tardi al lavoro. Ciononostante lavorava molto di più degli altri contadini. Lamentandosi però questi dei ritardi di Isidoro presso il padrone ed avendolo quest’ultimo notato personalmente, adirato, volle andare a chiedergli conto. Ma ecco che coi suoi occhi vide due Angeli che con due coppie di buoni bianchi aravano il campo assieme al Santo. E molte volte Dio mandò gli spiriti beati ad assistere ed a sostituire il suo Servo agricoltore.
Rifulse anche nelle altre virtù, vivendo sempre secondo i comandamenti di Dio ed i precetti della Santa Chiesa, finché la santa morte (da lui predetta) non lo colse il 15 maggio 1130.
Quarant’anni dopo la sua morte apparve in sogno ad un suo amico, chiedendo che il suo corpo fosse traslato dal cimitero alla chiesa e ciò fu fatto con gran concorso del clero e del popolo madrileno. La spoglia fu rivenuta incorrotta e fragrante di soave odore, dando prova della verità di quanto disse David nel Salmo 33: “Custodit Dominus omnia ossa mea, unum ex his non conteretur“. Innumerevoli le guarigioni miracolose di sordi, muti e paralitici che si verificarono durante la traslazione.
Grandi sono e segnalati i miracoli che Iddio benedetto ha operato per intercessione di questo suo fedele servo, tanto in vita (come vista sopra) ed in morte, come appare dai processi celebrati per Autorità Apostolica.
Tra i tanti:
Caterina Fernandez, di Valladolid, residente a Madrid, aveva nella coscia, vicino al ginocchio, una piaga grande come il palmo di una mano, tanto mal ridotta che, dopo molti vani rimedi, i chirurghi conclusero che se voleva vivere era necessario farsi segare la coscia, cosa che le procurò notevole orrore. Pertanto fattasi condurre nella chiesa di sant’Andrea, dove per necessità d’acqua, era esposto il corpo del Santo, non potendo per la moltitudine di popolo concorso entrare in chiesa ed accostarvisi, diede ad un chierico una corona di corallo che portava con se, perché la facesse toccare al corpo del Santo. Il che fu fatto. Accostata quindi, con fede e raccomandandosi al Santo, la collana alla piaga, la donna fu subito liberata da ogni dolore e segno e da se stessa senza zoppicare poté tornare a casa sua, perfettamente sana.
La Maestà Cattolica di Filippo III (1598-1621), trovandosi aggravata d’infermità molto pericolosa, fattosi con molta solennità portare il corpo del Santo, subito sentì un notevole miglioramento e risanato che fu, scrisse alla felice memoria di Papa Paolo V (1605-21) una lettera di suo pugno facendo istanze per la Canonizzazione, per mostrarsi grato per il beneficio ricevuto. Imitava in questo la pietà dei suoi avi ed in particolare dell’Imperatrice Madre di Filippo II, la quale trovandosi gravemente ammalata di febbre, bevuta che ebbe dell’acqua della fonte di sant’Isidoro, subito ne fu risanata e in ringraziamento fece rifare, ampliata, la Cappella che Santo stesso aveva fatto fabbricare sopra la fonte.
La beatificazione fu celebrata dal suddetto Paolo V il 2 maggio 1619 e la solenne canonizzazione da Gregorio XV il 12 marzo 1622. Assieme all’umile contadino, veniva esaltati all’onore degli Altari altri quattro giganti della santità: tre spagnoli come il Nostro, Ignazio di Loyola, Francesco Saverio e Tesera d’Avila, e Filippo Neri.













Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.