Colpa del ’68? Limiti del “j’accuse” di Ratzinger

traduzione e formattazione a cura di UnaVox

Padre João Batista de Almeida Prado Ferraz Costa è il parroco della Capela Santa Maria das Vitórias di Anápolis, in Brasile, dove celebra la Santa Messa tradizionale.
L’articolo è stato pubblicato sul 
sito della Cappella

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Lo studioso Dott. Ratzinger, vescovo emerito di Roma, ha pensato bene di commentare lo scandalo della pedofilia nella Chiesa postconciliare, approfittando dell’occasione del Sinodo dei vescovi tenutosi in Vaticano a febbraio scorso.

Nonostante la ricchezza di informazioni e l’indubbio valore accademico del testo scritto dal famoso professore tedesco, va detto che egli è in errore quando afferma che la causa della vergognosa crisi morale che sta infangando l’immagine della Chiesa, sta distruggendo la vita di migliaia di ragazzi e giovani, e sta portando l’amarezza dentro innumerevoli famiglie cattoliche in tutto il mondo, questa causa sarebbe la rivoluzione dei costumi e il permissivismo morale promossi dal movimento studentesco del maggio 1968.

In verità, il maggio 1968 non si sarebbe verificato, o almeno non avrebbe avuto le conseguenze dannose che ha avute, se non fosse stato preceduto dal Concilio Vaticano II con tutte le innovazioni e le riforme che ha introdotto nella vita della Chiesa.

Contro i fatti non valgono gli argomenti. A partire da Giovanni XXIII, con le sue encicliche sociali Mater et magistra e Pacem in terris, con il suo discorso di apertura del Concilio, e poi per tutto il pontificato di Paolo VI e Giovanni Paolo II, la Chiesa, sotto l’influenza delle idee politiche della democrazia cristiana propagandate da Jacques Maritain, aprì ai governi di sinistra e si allontanò dai regimi che difendevano l’ordine sociale tradizionale.

Era pubblica e notoria l’ostilità manifestata da Paolo VI nei confronti dei governi di Salazar e Franco (sembra che oggi Bergoglio lo imiti con la sua rabbia contro Donald Trump). Era manifesta la simpatia di Montini per il movimento hippie.

Gli stessi capi del movimento studentesco rivoluzionario del maggio 1968 (molti dei quali erano venuti fuori dalla FUCI e da altri gruppi della sinistra cattolica) hanno riconosciuto che il maggio 1968 sarebbe stato impossibile senza il Vaticano II. 
In Brasile, ad esempio, gran parte dei capi dei ribelli del 1968 apparteneva alla sinistra cattolica, che in seguito si fuse nella fondazione del PT e di altri partiti socialisti. Basta leggere un po’ di storia delle ex scuole cattoliche delle capitali brasiliane per trovare la prova di ciò che dico. Si consultino gli archivi del Colégio Sion, del Colégio Des Oiseaux, della Facoltà SedesSapientiae, ecc.

Inoltre, come se non bastasse la virata a sinistra della Chiesa postconciliare (in parte frenata da Giovanni Paolo II quando censurò alcuni aspetti della teologia della liberazione e impose a Boff un silenzio ossequioso mai effettivamente imposto e realizzato), ci fu, ad opera del Vaticano II, tutta una riformulazione della dottrina tradizionale della Chiesa sui fini del matrimonio, in una prospettiva personalistica. Così, da allora, venne introdotta tra i cattolici l’idea che l’importante è essere felici, l’importante è realizzarsi come uomo in questo mondo, l’importante è il cameratismo, l’importante è godere la vita in spirito di solidarietà. 
Da questa cultura edonistica alla legittimazione dell’unione omosessuale e all’accettazione della pederastia c’è solo un passo.

Il Dott. Ratzinger si lamenta che in molti seminari i suoi libri erano censurati. Confesso che se fossi rettore di un seminario, non li censurerei, ma ne farei una lettura critica per i seminaristi, soprattutto del suo famoso Introduzione al Cristianesimo, in cui il teologo della terra di Lutero dice cose che profumano di eresia:
« Se fossimo sinceri, dovremmo ammettere che vorremmo affermare che la Chiesa non è né santa né cattolica. Lo stesso Concilio Vaticano II ha avuto il coraggio di parlare non solo della Chiesa santa, ma anche della Chiesa peccatrice; se c’è una critica da fare al Concilio, è quella di essere stato anche troppo timido nella sua affermazione, tenuto conto dell’intensità dell’impressione di peccaminosità della Chiesa nella coscienza di tutti noi. (…) Oltre alla santità della Chiesa, ci sembra discutibile anche la sua cattolicità».

In realtà, queste parole suonano come un’empietà alle orecchie di un cattolico. Come un buon figlio non attribuisce mai le proprie colpe alla madre virtuosa, per la quale ha la più grande venerazione, così un buon cattolico non attribuisce mai i suoi peccati e le sue infedeltà alla Santa Madre Chiesa, dalla quale ha imparato il catechismo e la via della santità.

Il Dott. Ratzinger dice anche di aver sentito da una sfortunata vittima di un religioso abusatore che il pervertito, durante l’atto libidinoso, le diceva le parole della consacrazione dell’Ostia secondo il rito moderno di Paolo VI: “Questo è il mio corpo che sarà dato per te”.

Francamente, questo fatto orribile riportato dal vescovo emerito di Roma mi ha fatto pensare che Dio permette tutta questa tribolazione della Chiesa come un castigo per tanta empietà commessa dai seguaci della Nuova Teologia condannata da Pio XII ed esaltata dal Vaticano II e dai papi che l’hanno attuata. Se la Chiesa è peccatrice, se la Santa Messa è un memoriale alla maniera di Lutero, ne raccoglierai i frutti – sembra dire la Sapienza Eterna -. 
Sì, il tutto mi sembra una punizione per il modernismo.

Bossuet diceva al Delfino di Francia: «Oggi vi sbagliate sul posto al quale mettere le parole, Voi non mettete la parola giusta al posto giusto: quando governerete non metterete l’uomo che serve al posto giusto. Poiché la vostra testa non è in ordine, il vostro governo sarà disordinato».

La Nuova Teologia condannata da Pio XII derideva la preoccupazione della Scolastica per il rigore e la precisione delle definizioni e dei concetti teologici; voleva una teologia rinnovata sulla base della filosofia moderna, voleva una teologia “in movimento”, in dialogo con i vari aspetti della società contemporanea, voleva una Chiesa che collaborasse con l’uomo moderno che, si diceva, non avrebbe mai rinunciato alla sua autonomia.

Successe, poi, che dall’imprecisione teologica si passò a nomine disastrose, si passò all’elevazione della marmaglia ecclesiastica alle più alte dignità della Curia, mentre i buoni venivano perseguitati.

C’è posto per un Bergoglio, c’è posto per un Arns, c’è posto per Tomás Balduíno, mentre viene decretato l’ostracismo, per non parlare della condanna a morte, di un Lefèbvre, di un de Castro Mayer. Ci sono elogi e promozioni per un Kasper, per un Congar, ma il pensionamento obbligatorio per un Piolanti e un Gherardini. C’è posto per un Mons. Pestana, ma… nella tana dei leoni!

Ci sono tutt’orecchie per un Maritain, ma il disprezzo per un Júlio Meinvielle.

Le conseguenze non potevano essere diverse. E i frutti marci sono sotto i nostri occhi. Speriamo che la citata lezione di Bossuet serva a guidare le autorità, per le quali dobbiamo pregare e sacrificarci.

Nel frattempo: un pensiero di Luigi XVI che, mutatis mutandis, serve per l’autorità ecclesiastica: «Il potere del trono è assoluto, nulla può limitarlo, ma deve basarsi sulla giustizia e sulla ragione, e deve essere sempre aperto all’ammonimento e ai buoni consigli».

Virgo dolorosissima, ora pro nobis.

Anápolis, 12 aprile 2019
Venerdì di Passione, memoria della Madonna Addolorata

2 Commenti a "Colpa del ’68? Limiti del “j’accuse” di Ratzinger"

  1. #bbruno   8 Maggio 2019 at 8:51 am

    va bene, mettiamo che il mio commento sia esagerato, ma come si fa a non vedere che Ratzinger è un emerito ipocrita? ( e un professore di posizioni prive di consistenza?)

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  2. #angela   8 Maggio 2019 at 3:00 pm

    Lefebvre e Castro de Mayer condannati a morte non mi risulta. Perché non fecero all’epoca ciò che oggi si chiede almeno a qualche vescovo (anche solo uno o 2 o 3) di fare? Ciò che Ricossa riserva ai residenziali, erano residenziali loro, come mai han preferito fare i gallicani? Un eretico è anatema ovvero separato dalla Chiesa, come fa ad esserne il Capo?

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