Chiacchierata-intervista col Guelfo Rosa a cura di RS.

RS: Dubia, suppliche, correzioni filiali, lettere e denunzie. A che punto stiamo?

GR: A un punto morto, da 50 anni.

RS: Può almeno dirci qualcosa sull’ultima iniziativa, la lettera ai vescovi firmata da 20 studiosi?

GR: Ragazzi, siete giovani. A inizio anni ’80 girava già la Lettre à quelques évêques sur la situation de la Sainte Église. E a oltre 50 anni dalla riforma liturgica che ha protestantizzato la Messa e dal concilio che portato la crisi nel cuore della Chiesa ci svegliamo per parlare di lettere sulle eresie che circolano? Vi alzate tardi la mattina?

RS: Ma il contenuto della lettera almeno è buono?

GR: Nì, dipende cosa intendiamo. Sia chiaro: gli italiani che han firmato son tutte persone più che stimabili, gli altri non so chi siano. Ma la lettera ha un problema di fondo: soffre di amnesie selettive. Prendiamo il primo firmatario, che risulta essere “membro della John-Paul II Academy for Human Life and Family“. Sarebbe da chiedergli dov’era John-Paul II mentre ad Assisi si commetteva il noto sacrilegio ecumenista (in barba a Sillabo, Pascendi e Mortalium Animos, solo per citare le prime). Sarebbe anche da chiedere dov’era Ratzinger mentre Enzo Bianchi veniva invitato come esperto al Sinodo sulla nuova evangelizzazione. Ve lo dico io, erano entrambi sul trono di Pietro. Per Ratzinger dovremmo chiedere anche dove è oggi, tra un intervento sulla stampa tedesca e l’altro.

RS: Sì, ma la lettera parla solo di Bergoglio.

GR: Ancora nì. Parla del frutto-Bergoglio dimenticandosi dell’albero su cui è nato: sì, in questo senso parla solo di Bergoglio ed è quindi gravemente lacunosa. Ma poi si fa forza citando Giovanni Paolo II. Dunque rimprovera Bergoglio nel nome della Tradizione o in nome dei “Papi del Concilio”? E, nello specifico, in nome di quel “Papa del Concilio” (Giovanni Paolo II) che ha nominato Bergoglio vescovo, arcivescovo e cardinale? Se è così, è un po’ come spegnere il fuoco con la benzina. Ma l’amnesia selettiva non è solo sulle persone, è anche sui contenuti. Sebbene il tema risulti in qualche modo lambito, ho cercato specificamente nel testo la parola “ecumenismo” e non l’ho trovata, così come non ho trovato “Moschea blu”, presso cui il predecessore bavarese andò in gioiosa, scalza e orante visita. Non ho trovato nemmeno “liturgia” e “messa”. In compenso, connessa a Bergoglio, ho trovato la parola “Lutero” ma solo riferita a lui. Improvvisa dimenticanza: anche qui non si parla di Ratzinger che – presentandosi per l’occasione come Vescovo di Roma – arrivò a sostenere, presso il convento dove Lutero studiò teologia: «Il pensiero di Lutero, l’intera sua spiritualità era del tutto cristocentrica» (Discorso all’ex-Convento degli Agostiniani di Erfurt, 23 settembre 2011).

RS: Quindi l’obiettivo della crisi post-vaticanosecondo come è individuato?

GR: Poco, tardi e male. Si può dire che non ci sia una critica del Vaticano II. E questo rende la lettera potenzialmente dannosa, in quanto rischia di favorire la falsa idea che i problemi siano iniziati con Bergoglio.

RS: E della procedura (monizioni, pertinacia, perdita dell’ufficio papale, ecc)? Che si può dire?

GR: E che vi devo dire? C’è il libretto di istruzioni? Usatelo.

RS: Quale libretto di istruzioni, scusi?

GR: Vedete che non c’è: «Prima Sedes a nemine iudicatur». Intendevo il libretto di istruzioni per la perdita dell’ufficio papale. Nella lettera, a onor del vero, se ne parla solo alla fine e presentando alcune ipotesi. Infatti una procedura strettamente codificata non esiste, per ovvi motivi. Poi scusate: se il libretto per risolvere le crisi fosse esistito, secondo voi, staremmo qui a scannarci da 50 anni difendendo ciascuno la sua soluzione?

RS: Su RS abbiamo ospitato un lungo e ricco dibatitto sulle soluzioni possibili a queste difficoltà ma ora non è il caso di ripeterci, chi vuole può trovare molti articoli nel sito che forniscono informazioni utili. Torniamo alla lettera: che previsioni fa sui suoi esiti?

GR: E chi sono? Il Mago Otelma? Non faccio previsioni. Vedo solo che domani scoccano i tre giorni dalla pubblicazione e di vescovi, al momento, nemmeno l’ombra. Ma, del resto, scusate: vogliamo che la soluzione della crisi venga dall’episcopato che è frutto di questa crisi? Se lo pensasissimo saremmo come quei tali che per cavarsi dalla palude si tirano da soli per la cravatta. Non escludo, forse eccedendo di ottimismo, che qualche vescovo si svegli, ma poi? Una volta che l’ordinario di Piripicchioland avrà ammonito Bergoglio? Che si fa?

RS: Grazie per la chicchierata. Senta, però, una curiosità: perché Guelfo Rosa?

GR: Guelfo Nero è Seveso, Guelfo Rosso è Roselli. Io sono il Guelfo Rosa, colore di gran virilità, quello contrada del Drago, di Siena. Arrivederci e statemi bene.