Umani, troppo umani: e si diventa disumani

Con questo articolo Giorgio Enrico Cavallo inizia la sua collaborazione, episodica ma non per questo meno gradita, a Radio Spada. Giornalista pubblicista e brillante storico cattolico piemontese, rappresenta degnamente la giovane generazione di ricercatori e militanti cattolici formatisi in questi anni cui Radio Spada augura proficui e coraggiosi studi. (Piergiorgio Seveso)

Umani, troppo umani: e si diventa disumani

di Giorgio Enrico Cavallo

«Come è umano, lei!», esclamava con un filo di voce l’intramontabile ragionier Ugo Fantozzi, servilmente prostrato di fronte al prepotente di turno che lo soverchiava con la sua angheria. L’ingiustizia che subiva, spesso al limite dell’assurdo, era palese; eppure, Fantozzi si umiliava dietro questa frase, subendo in silenzio e lasciando intendere all’oppressore che, in fondo, le sue angherie fossero fatte a fin di bene. Fossero azioni degne di lode. Umanitarie. Il fatto è che nella realtà ciò accade davvero e, per giunta, a dire «come siamo umani» sono direttamente i despoti di oggi.

Chesterton diceva che, oggi, il criminale più pericoloso è il filosofo moderno. Ed aveva ragione, in quanto è da una stretta cerchia di intellettuali che sono nate le assurdità disumane della nostra epoca. Lo si può ben vedere nella raccapricciante liberalizzazione dell’aborto. Ammazzare il prossimo è ancora, almeno per il momento, un reato negli illuminati paesi occidentali. Eppure, ammazzare per squartamento un feto è ritenuto atto umanitario. Se ben ci pensiamo, nemmeno nei paesi islamici – nei quali vige la cruenta pena di morte per lapidazione – si condanna qualcuno alla morte per squartamento. Roba da selvaggio Medioevo, come direbbero le illuminate menti dei nostri intellettuali di grido. Ma niente, da noi è lecito sopprimere così un essere umano nella pancia della madre, e i sostenitori di questa pratica barbara si fregiano del titolo di essere «più umani» degli altri. Gli altri sono i medievali difensori della vita, intendiamoci, quelli che vorrebbero evitare il genocidio dei bambini. Loro non hanno diritto di parola. Loro non hanno diritto di replica. Soltanto gli altri, con le mani sporche di sangue, agiscono per il bene prossimo. Solo loro sono «umani».  

Lo si vede nel caso dell’immigrazione incontrollata, che genera una caterva di problemi sociali e che rischia di mandare sottosopra tutto il mondo occidentale. C’è chi prova ad arginarla, anche evidenziando come i morti in mare aumentano proprio perché i «più umani di tutti» sono in mezzo al Mediterraneo con le loro navi, fungendo da inevitabile richiamo. Ma niente: bloccare i flussi migratori azzerando così le morti è azione immeritevole e inumana. Loro, i «più umani di tutti», se ne fregano dei morti in mare e dello sconquasso sociale che l’immigrazione incontrollata porta in Europa: loro sono umani, decidono loro cosa è bene e cosa no.

Ancora: portare la confusione nell’orientamento sessuale delle persone è azione «umana», degna di merito. Le follie omosessualiste vanno insegnate nelle scuole, le stramberie LGBT vanno elevate al rango di dogma. Contestarle, ricordando che dall’omosessualità si può uscire e che indottrinare i bambini è azione vergognosa, equivale ad essere esclusi dal dibattito pubblico. O esservi ammessi unicamente per sentirsi attribuire epiteti ingiuriosi di ogni sorta.

Gli esempi possono continuare a lungo. Si va dalla liberalizzazione delle droghe, delle quali è universalmente nota la pericolosità, alla eutanasia per il bene del prossimo. Siamo umani, più umani di tutti: dunque, ammazzare una persona «per il suo bene» è atto meritevole di lode. Applaudiamo, orsù, ai benefattori dell’umanità. Dalla Rivoluzione francese in poi, si fanno anche le guerre umanitarie. «La guerra umanitaria – osservava il dimenticato Augustin Cochin – è la sola che uccida per uccidere, essa ne ha il diritto ed è proprio in ciò che essa si distingue dalla guerra nazionale». Osservava il profondo autore de “Lo spirito del giacobinismo”: «È per umanità che Marat reclamava 260mila teste».

 Cochin – purtroppo ormai non più pubblicato, ma fondamentale nel pensiero controrivoluzionario – ci aiuta a capire il punto: proprio la Rivoluzione francese ha creato i paladini dell’umanità. I macellai della Vandea sterminavano per il bene dell’umanità. I loro eredi, i comunisti e i socialisti dell’Otto-Novecento, ammazzavano per il bene dell’umanità. I moderni discendenti, mondialisti cultori della morte, uccidono ancora per il bene dell’umanità. Loro possono. Loro sono i migliori, hanno la patente di “amici del popolo”. Sono umani, loro. Da tre secoli vorrebbero instaurare una società dis-umana, eliminando Dio e scardinando la società; vorrebbero creare un mondo «più umano» sterminando oppositori e inermi, tornando alla schiavitù, instaurando un controllo oppressivo e totalitario su ogni singolo individuo. Ma sono “umani”, “più umani” di noi, dunque hanno per forza ragione loro.

È la Rivoluzione, bellezza. Se non capiamo che la Rivoluzione, prima di tutto, è sostituire Dio con l’uomo, non possiamo comprendere perché da due secoli e mezzo a questa parte l’umanità è impazzita e accetta evidenti angherie e soprusi (quando va bene) se non inusitati massacri (quando va male) in nome della stessa umanità. Liberté, égalité, fraternité: ij fransèis an caròssa e nojàutri a pé (i francesi in carrozza e noi a piedi) era l’adagio che si diceva a Torino nel 1799, quando i giacobini instaurarono una folle repubblica che trattava in modo fantozziano i piemontesi. Ma loro erano i buoni, quelli umani. Avevano le patenti di umanità, loro. Forse, le aveva date loro il democraticissimo Voltaire, quello che stroncava gli avversari e li faceva andare in prigione (come il povero Fréron). Forse, le aveva date loro Condorcet, che voleva «strangolare l’ultimo re con il budello dell’ultimo dei preti». Erano dei simpaticoni, dai. Erano umani.  

A proposito di preti. Da tempo, i «più buoni di tutti» sono entrati anche nella Chiesa Cattolica Romana. «La Chiesa proclama i diritti di Dio come principio tutelare dei diritti dell’uomo; la Rivoluzione non parla dei diritti dell’uomo e costituisce una società senza Dio», affermava Gaston dé Segur. Come dirgli che oggi la Chiesa proclama i diritti dell’uomo e mette da parte quelli di Dio? Come dirgli che la Rivoluzione ormai ha attecchito a tal punto che il suo esponente più in vista veste di bianco e recita l’Angelus ogni domenica? La Chiesa ha progressivamente smesso di condurre alla Verità e, ammaliata dai pifferai magici della Rivoluzione, ormai fa a gara con i mangiapreti a chi è «più umano». Accoglie la Bonino e Pannella in Vaticano. Abbraccia dittatori comunisti. Si fa portavoce dell’immigrazionismo, va a revisionare il Catechismo laddove si parla di pena di morte e tace vergognosamente su temi urgenti come aborto ed eutanasia. Mica possono passare per cattivi, i signori in Vaticano. Per avere la patente di «più umani di tutti» hanno venduto loro stessi, gettando via la primogenitura per un piatto di lenticchie.

Tirando le somme, è bene diffidare quando qualcuno dice che sta lavorando per il bene dell’umanità. «Umanità» è come la parola «bio»: quando la sentite, diffidate perché la fregatura è dietro l’angolo. In questo caso, una fregatura che è costata due secoli di dittature, di guerre, di morti e stermini, genocidi palesi ed altri mascherati ma ormai altrettanto evidenti. La Rivoluzione vive di parole. Ne inverte il significato, le usa a proprio vantaggio. Oppure, inventa di sana pianta delle categorie che poi diventano imprescindibili e necessarie. Come il “progresso”, «un comparativo di cui non abbiamo scoperto il superlativo», direbbe Chesterton, il quale evidenziava come osannare il progresso significhi ambire ad una gran quantità di qualcosa senza sapere cosa essa sia. Andate a spiegare ad un medievale o semplicemente ad un uomo pre-rivoluzionario cosa sia il progresso. Spiegategli che l’umanità intera insegue questo mito, ne fa il proprio obiettivo. Vi dirà che non vi capisce e che vi considera folli. Oggi, se dite che del progresso fareste volentieri a meno, un qualunque contemporaneo vi dirà che avete bisogno di un buon psicologo. Di mezzo c’è stata la Rivoluzione. Quella politica e culturale. Quella che inventando le parole inventa i bisogni della gente. Allo stesso modo, «essere umani» è diventato un segno distintivo. Un po’ come un tempo lo era essere buoni cristiani. Ma oggi no, dobbiamo a tutti i costi acquistare la patente di bontà, essere «più umani degli umani». Ci teniamo, noi occidentali “rivoluzionati”, che tutti ci dicano «come siete umani!». Ma attenzione: anche il megadirettore galattico era appagato quando Fantozzi glielo diceva. E noi sappiamo qual era la verità: a furia di essere troppo umani, più umani degli altri, si finisce per diventare dei disumani dannati.

3 Commenti a "Umani, troppo umani: e si diventa disumani"

  1. #Ruggero Romani   14 Maggio 2019 at 11:30 am

    La frase ” bisogna impiccare l’ultimo re con le budella dell’ultimo prete” non è di Condorcet ma di un prete, l’Abbé Meslier..

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    • #bbruno   15 Maggio 2019 at 7:07 pm

      non importa se di Condorcet o dell’ abbé Meslier…sempre di un ‘umano’ si tratta! E con quest’ultimo abbiamo già un’ avvisaglia degli umani agli ordini di quello che recita ogni giorno l’Angelus dal balcone, tipo il cardinalone che si fionda nel buco nero…….. Articolo magnifico.

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  2. #giorgioenricocavallo   18 Maggio 2019 at 1:24 pm

    La frase fa parte del testamento di Jean Meslier, ma è anche attribuita a Condorcet. Si veda la nota in fondo a pag. 9 del testo del Ricordi, La religione cattolica apostolica romana dimostrata dalla rivoluzione avvenuta in Francia (lo si può consultare on-line qui: https://books.google.it/books?id=tu0KivMbddYC&pg=PA1&lpg=PA1&dq=ricordi+religione+cattolica+apostolica+romana+dimostrata&source=bl&ots=vs1yfqeZQK&sig=ACfU3U0BjePHNlQ_8BzZV2amaTX0fJeypA&hl=it&sa=X&ved=2ahUKEwiDjujz-qTiAhWQDuwKHeRZDWUQ6AEwAXoECAkQAQ#v=onepage&q=condorcet&f=false)

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