Affidi illeciti Reggio Emilia, non solo soldi ma ideologia LGBT dietro menzogne e violenza

Sembra di sprofondare ogni giorno di più nell’inferno, mentre emergono nuovi disgustosi profili della vicenda di cui ci siamo occupati qui e qui, ravvisando notevoli paralleli con l’agghiacciante storia (di quasi trent’anni prima, ma c’è una orribile costante) che avevamo raccontato qui.

Oggi è l’insospettabile Corriere della Sera a riportare:

A interrogare la bambina tolta ai genitori naturali e affidata a una coppia di donne, nell’ottobre scorso, c’erano le due nuove mamme…

…un attimo: DUE MAMME? Cioè la bambina vittima presunta di abusi è stata affidata a due lesbiche? Proseguiamo.

…e la psicoterapeuta Nadia Bolognini, che poneva le domande. La bambina, che chiameremo A., si lamentava di non avere più visto il padre, e la dottoressa le dice: «Ma non ti ricordi che hai detto che non lo volevi più rivedere?» A.: «Non ho detto questo». Le due donne affidatarie intervengono per sostenere il contrario, ma A. insiste: «Io non ho detto che non volevo vederlo». Il confronto va avanti a lungo, con le adulte impegnate a far «confessare» la bambina e A. che resiste. Anzi, spiega che le piacerebbe reincontrare i veri genitori: «Ogni tanto mi capita di piangere perché mi mancavano gli abbracci del papà…». Più la Bolognini prova a stimolare la memoria di A.: «Avevi paura che ti facessero del male… Me lo hai detto, ti ricordi?». Ma A. non ricorda: «Quando?». È solo uno dei colloqui intercettati dai carabinieri e utilizzati dal giudice per dimostrare le pressioni e manipolazioni delle parole dei minorenni tolti alle famiglie d’origine. Una delle più innocenti, che serve al giudice per definire «destituita di fondamento e quindi certamente falsa», la paura di A. nei confronti del padre.

In un’altra circostanza una psicologa del servizio di neuropsichiatria infantile della Asl di Montecchio Emilia riferisce che la bambina B. le ha confidato che l’ex convivente della madre a cui era stata sottratta la toccava nelle parti intime. A corredo della relazione allega due disegni: uno certamente fatto da B., di un uomo con la barba e senza mani; un altro in cui lo stesso uomo era «accanto a un’altra figura, con le proprie mani allungate all’altezza della zona genitale della citata seconda figura». Un’aggiunta, secondo l’accusa, fatta «personalmente» dalla psicologa per avvalorare quanto affermato nella relazione. Le conclusioni a cui sono giunti i magistrati al termine della prima fase di un’inchiesta complessa e complicata, dove le testimonianze dei bambini (già di per sé materia delicata), s’intrecciano con il lavoro di assistenti sociali, psicologici e affini (che pure è sempre di non facile valutazione) coincidono con quelle del perito incaricato di valutare gli interrogatori a cui fu sottoposta A.: «La bambina è considerata vittima di abusi senza che vi sia riscontro giudiziario di ciò e interferendo, quindi, con gli accertamenti di tale evenienza. Sono presenti significative e pericolose induzioni, suggestioni e condizionamenti che possono interferire significativamente con la rappresentazione mentale degli eventi, contribuendo quindi al rischio di falsi ricordi ma anche quelli al contesto familiare d’origine».

Il movente – oltre che economico attraverso incarichi, sussidi e pagamenti di rette – sarebbe secondo l’accusa anche «ideologico», a vantaggio di «scelte terapeutiche favorenti psicologi privati ai danni del servizio pubblico». Di una delle persone arrestate, la dirigente del Servizio di assistenza sociale dell’Unione Comuni Val D’Enza Federica Anghinolfi, omosessuale e già legata ad alcune donne affidatarie di minorenni…

…aspetta, quella che diceva che gli abusi nascevano nella famiglia patriarcale che si riteneva padrona dei figli? sì, proprio lei: leggete qui! Si vede che, per questa luminare, è abuso solo se dei genitori si disperano per riavere i propri figli, mentre se è una coppia di signore con gusti sessuali pervertiti, a volerglielo strappare per scimmiottare una fecondità che mai avranno, è tutto ok. Ci pare di sentire echi della vicenda Forteto, a voi no? Potete confrontare qui e qui. Proseguiamo.

…il giudice scrive che sono «la sua stessa condizione personale e le sue profonde convinzioni a renderla portata a sostenere con erinnica perseveranza la “causa” dell’abuso da dimostrarsi “ad ogni costo”». Nell’antologia dei casi analizzati dal giudice ci sono accuse di maltrattamenti nei confronti dei minorenni affidati alle nuove famiglie, o quelle accuse rivolte al padre naturale di C. – un altro bambino sottratto alla famiglia d’origine – di avere abusato sessualmente del figlio, nonostante l’indagine penale su quel vecchio fatto fosse stata archiviata. Ci sono le descrizioni di falsa indigenza e abbandono utilizzate come motivo per portare via i minorenni, come le denunce attribuite a una madre senza però dare conto dei disturbi mentali della donna. E c’è l’accusa di violenza privata rivolta alla dottoressa Bolognini (anche lei arrestata) per l’utilizzo della «magica macchinetta dei ricordi», una congegno «a impulsi elettromagnetici con cavi che la minore doveva tenere tra le mani», presentato come uno strumento utile e rievocare «le cose brutte» vissute in precedenza. Utile ad aprire «lo scatolone del passato e la cantina», senza fidarsi «delle persone che dicono di volerti bene».

Il giudice ipotizza che sulle condotte dell’indagata pesino problemi personali passati e presenti, addebitando ad essi una «insofferenza riversata in una rabbia repressa sfociata negli atteggiamenti con i minori». Tra questi c’è «l’uso degli elettrodi per indurli a ricordare abusi solo sospettati, e di cui non si potrà ormai più sapere se siano avvenuti o meno, attraverso la inquietante “macchinetta dei ricordi”».

Avete capito? Questi odiano l’umanità a tal punto da voler rendere impossibile accertare se una violenza è avvenuta o no. Il passato di questi bambini, se non il loro presente, viene distrutto. Se non è Satana questo.

Agli arresti è finito anche il marito della Bolognini, Claudio Foti, altro psicoterapeuta accusato di «modalità suggestive e suggerenti» nelle domande rivolte a D. per farle confessare presunte violenze sessuali subite dal padre. L’obiettivo, per gli inquirenti, era sempre lo stesso: «Costruire un’avversione psicologica dei minori per la famiglia di origine». E gli indagati lo perseguivano attraverso una «percezione della realtà e della propria funzione totalmente pervertita e asservita al perseguimento di obiettivi ideologici non imparziali».

…Ma il problema è certamente l’omofobia. Dall’orrore è tutto, linea allo studio.

4 Commenti a "Affidi illeciti Reggio Emilia, non solo soldi ma ideologia LGBT dietro menzogne e violenza"

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  2. #bbruno   29 Giugno 2019 at 4:10 pm

    Sono le stesse belle anime e buone che si commuovono della sorte dei Neri imbarcati dalla loro eroina Karola capitana, e poi le vedi strapazzare famiglie e povere piccole creature senza battere ciglio, anzi da campionesse – ‘capitane’ anch’esse – della promozione dei diritti! Negriere! Le stesse, sempre, che applaudono all’ aborto ed eutanasia (siamo nello schema), da buone compassionevoli, certo, assassine …Ma come fanno questa gente ad essere ‘buone’ solo e sempre in quell’ unica direzione? Non sarà che tutto fa parte del loro programma di perversione, intesa, questa, letteralmente, come stravolgimento del senso comune, del modo di intendere, cioè,
    secondo retta natura, la morale e i rapporti tra i popoli?

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