Affidi Reggio Emilia: militanza gay per riprogrammare i bambini?

Non amiamo il tiro al bersaglio e la formula dubitativa, è chiaro, deve rimanere fino alla fine del processo. Tuttavia quanto emerge ogni giorno di più dall’inchiesta di cui ci siamo occupati qui (1), qui (2), qui (3) è talmente agghiacciante da non poter passare sotto silenzio. Dov’era la magistratura tutelare di Bologna quando venivano prodotti documenti falsi o “prove” falsificate, quando venivano estorte o manipolate “confessioni” dalle vittime? Soltanto gli inquirenti reggiani hanno sentito puzza di bruciato? “Hansel e Gretel ONLUS” non faceva scattare campanelli d’allarme nella testa di nessuno? E che i servizi sociali della Val d’Enza fossero in mano ad una persona sicuramente NON SERENA (eufemismo) riguardo alle questioni di famiglia e di tutela dei minori, non lasciava perplesso nessuno?

Pressioni e amicizie della ‘zarina’ dei servizi sociali Federica Anghinolfi. L’ombra dei favori alle coppie omosessuali

di A. Codeluppi e D. Petrone

Obbligava gli assistenti sociali a redigere e firmare verbali dove si attestava il falso riguardo allo stato familiare o al contesto abitativo dei bambini. Che poi decideva a chi affidare (elargendo addirittura contributi doppi fino a 1.200 euro rispetto alle ‘rette’ previste), influenzata tra l’altro dal suo attivismo nel mondo gay, per la lotta in favore dell’adozione alle coppie omosessuali, ma anche dai suoi intrecci sentimentali. E stabiliva pure a quali psicoterapeuti bisognava mandare in cura i piccoli una volta strappati dalle famiglie naturali. Assume quasi il volto di una zarina dei servizi sociali Federica Anghinolfi, dirigente dell’Unione val d’Enza, finita ai domiciliari con numerose accuse tra cui falso in atto pubblico, abuso d’ufficio, violenza privata e lesioni personali gravissime, nelle carte dell’inchiesta ‘Angeli e Demoni’, lo scandalo scoppiato in provincia di Reggio Emilia sul presunto sistema illecito di affidamenti dei minori strappati alle famiglie naturali con falsificazioni di atti e altri escamotage: 16 misure cautelari emesse, 27 indagati.

La donna, 57 anni – che ieri si è avvalsa della facoltà di non rispondere davanti al gip nel primo degli interrogatori di garanzia assieme all’assistente sociale indagato Francesco Monopoli – è ritenuta la figura chiave. A partire dall’inizio del ‘sistema’ collaudato secondo gli inquirenti. Arrivava quasi a ricattare giovani operatrici con contratto a tempo determinato, esercitando dunque la sua posizione di potere, affinché redigessero verbali che attestassero muffa sui soffitti, poco cibo in frigo o assenza di giocattoli. Era il primo passaggio – con le presunte falsificazioni delle dichiarazioni degli stessi bimbi al fine di screditare madri e padri naturali – che serviva per ottenere il decreto di allontanamento. Poi l’affidamento, spesso ad altre coppie ‘amiche’ o a lei vicine. E addirittura con un legame affettivo passato.

La Anghinolfi, omosessuale dichiarata, ha avuto una relazione – provata dagli inquirenti – con Fadia Bassmaji, anch’essa indagata, alla quale è stata data in affido la piccola Francesca (nome di fantasia) assieme alla compagna Daniela Bedogni (anche lei nel registro della pm Valentina Salvi). 
Queste ultime due – si legge nell’ordinanza – avrebbero «imposto un orientamento sessuale» alla minore vietando tassativamente alla piccola di lasciarsi i capelli sciolti, perché ritenuto dalle due «matrigne» atteggiamento di vanità e di richiamo appetibile per i maschietti a scuola. Il gip definisce questo episodio in modo molto forte come un «comportamento ideologicamente e ossessivamente orientato». Procura e inquirenti stanno infatti scavando nel mondo Lgbt. Nella vicenda è finito ai domiciliari, con le accuse di abuso d’ufficio e falso, anche il sindaco pd di Bibbiano, Andrea Carletti che ieri tramite il legale ha dichiarato di «non aver mai fornito copertura politica a fatti illeciti». 
Il procuratore reggiano Marco Mescolini, dopo aver premesso che non bisogna estendere le accuse a tutto il mondo degli affidi, ieri ha commentato così l’operazione: «Mi sono occupato di fatti molto provanti di ‘ndrangheta per dieci anni, ma quest’inchiesta è umanamente devastante».

***

La procura di Modena è pronta a ripercorrere ed analizzare i casi legati alla vicenda ‘pedofili della Bassa’ degli anni Novanta, al fine di capire se gli accertamenti svolti all’epoca presentino ‘vuoti’ da colmare e soprattutto se vi siano eventuali figure del passato legate ai fatti avvenuti nel reggiano.

Ricordiamo che sia nel caso della Bassa che in quello che si sta sviluppando in questi giorni a Reggio Emilia risulta coinvolta la onlus torinese ‘Hansel e Gretel’, quella di Claudio Foti, finito ai domiciliari. C’è inoltre un collegamento diretto tra il caso dell’unione dei comuni della val D’Enza e la nostra provincia: tra le vittime dei servizi sociali reggiani vi è infatti anche una bimba di Mirandola. Per questo la procura modenese chiederà ai colleghi reggiani se e quanti casi siano stati trattati anche nel modenese e quanto ampia sia stata ‘l’influenza’ in questi anni anche sui servizi della bassa modenese.

Fonte 1 e fonte 2

3 Commenti a "Affidi Reggio Emilia: militanza gay per riprogrammare i bambini?"

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