Il Governo riapre i sexy shop: e i cattolici, muti.

Il Governo si adopera per la riapertura dei sexy shop. E’ quanto riporta il Sole 24 Ore in un recentissimo articolo [1] in cui dà notizia dell’estensione anche a questi negozi dei bonus fiscali per il ripristino di attività commerciali chiuse da più di sei mesi nei centri con meno di ventimila abitanti.

Va detto che in origine il DL “Crescita” escludeva dai bonus le attività di slot e scommesse, i “Compro Oro” e, appunto i negozi di articoli porno per adulti ma, dinanzi alla contrazione del settore che pare inarrestabile, il Governo ha ritenuto di concedere le agevolazioni fiscali anche ai sexy shop.

E’ inutile aggiungere che si tratta di attività commerciali che concorrono al male e alla perversione, per giunta offendendo l’atto unitivo e riducendolo a un piacere istintivo e bestiale da consumare usa e getta o per noia; ogni politico realmente dalla parte della famiglia dovrebbe impegnarsi seriamente per limitarne o vietarne quanto più possibile la pratica. E anche sul fronte economico, l’agevolazione a tali negozi non è certo in grado di aumentare significativamente il PIL, a fronte dell’effetto gravissimo sulla morale pubblica, privata e personale. Di fatto, purtroppo, questi commerci sono trattati alla stregua di un negozio di alimentari o di una barberia, di un ferramenta o di una qualunque altra piccola attività, facendo della dignità della persona una merce come un’altra: il concetto di base è il medesimo che regge la legalizzazione della prostituzione, uno dei pochi temi sui quali Lega e 5Stelle paiono essere d’accordo.

Chiediamo ai componenti cattolici di questo Governo e del Parlamento, in primis al Ministro Fontana: nulla da dire? Va bene così?


[1] https://www.ilsole24ore.com/art/bonus-la-riapertura-sexy-shop-tre-anni-negozi-diminuiti-5percento-ACoDvRQ?refresh_ce=1&fbclid=IwAR2hhlZHdl9s6JfljN9vP0iM6A1UVIHWwju4eYt82mlu5w6pBiIUF19WQw0

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