a cura di Giuliano Zoroddu

Negli Ordini Romani, per la domenica dopo l’Ascensione – l’ottava è d’origine posteriore – si prescrive una solenne stazione ed una festa di rose assai caratteristica, e che può lontanamente far ricordare altre simili infiorate pagane. La sinassi si celebrava nel vecchio Pantheon d’Agrippa, ed il Papa che vi prendeva parte ed offriva il divin Sacrificio, era solito di recitarvi anche un’omilia, in cui annunziava al popolo siccome ormai prossima la venuta dello Spirito Santo.

A dare perciò una forma più sensibile al suo annunzio e a questa celeste discesa dell’igneo Paraclito, mentre il Pontefice declamava sull’ambone, dall’alto dell’occhio centrale della Rotonda si faceva cadere sui fedeli una pioggia di rose in figura eiusdem Spiritus Sancti, come nota l’undecimo Ordine Romano; cosi che il nome di Pasqua Rosa a Roma divenne sempre più popolare, e servì a designare la festa di Pentecoste [1].

La messa stazionale ad Sanctam Mariam Rotundam, com’è appunto chiamata nei documenti medievali la Rotonda Agrippina, è tutta in attesa della venuta dello Spirito Santo ; tanto che, attribuita nel secolo XV un’ottava anche all’Ascensione, si sentì il bisogno di aggiungerne la colletta commemorativa a questa liturgia eucaristica celebrata nel Pantheon, in attesa della venuta del Paracleto.


(Cardinale Alfredo Ildefonso Schuster osb, Liber Sacramentorum. Note storiche e liturgiche sul Messale Romano. Vol. IV. Il Battesimo nello Spirito e nel fuoco (La Sacra Liturgìa durante il ciclo Pasquale), Torino-Roma, 1930, p. 25)


[1]  N.d.R. In Sardegna ancora oggi la Pentecoste viene chiamata “Pasca ‘e flores” (Pasqua dei fiori).