La Onlus degli affidi è la stessa del caso “bassa modenese”?

Scriveva tre anni fa La Stampa, presentando la Val d’Enza come l’Eldorado della cura dei bambini:

C’è un posto in Italia dove la lotta alla pedofilia è una priorità assoluta. E i risultati si vedono. È un fazzoletto di terra in provincia di Reggio Emilia dove gli otto comuni della Val d’Enza – 62mila abitanti, 12mila minorenni, 1900 in carico ai servizi , 31 seguiti per abusi sessuali – hanno costituito un’Unione guidata dal sindaco di Bibbiano, Andrea Carletti, per tutelare i minori. E magari cambiare anche la testa di chi non vede il problema. «Abbiamo fatto rete e lavoriamo con operatori specializzati capaci di dare risposte rapide. La variabile tempo è decisiva», dice Carletti. È seduto di fianco al medico legale Maria Stella D’Andrea e all’assistente sociale Federica Anghinolfi. «Noi la volontà politica l’abbiamo avuta. E nonostante i tagli abbiamo anche trovato i soldi». Come li hanno spesi? Facendo formazione sugli operatori per renderli in grado di leggere in anticipo i segnali di malessere, spesso aspecifici, dei bambini, rivalutando la figura dell’assistente sociale, lavorando con gli ospedali e con le scuole e appoggiando in modo esplicito le vittime della violenza. Ad esempio costituendosi parte civile in un processo contro una madre che faceva prostituire la figlia dodicenne. Favoloso. Ma i soldi? «Abbiamo cercato di ricorrere meno alle comunità (che pure sono fondamentali) dove per seguire un bambino servono 50mila euro l’anno. E abbiamo incentivato il ricorso agli affidi, che costano molto meno». Le idee. Un piano capillare. La professionalità degli operatori. «Per noi è decisiva la riumanizzazione delle vittime. E per questo servono empatia e competenze specifiche. Ma sa quanti sono i corsi di laurea, a medicina o a psicologia, che prevedono la materia: “vittime di violenza”? Zero», dice Maria Stella D’Andrea, che chiede al governo interventi non solo teorici.

La legge di Stabilità del 2016 ha previsto, ad esempio, un “percorso di tutela delle vittime di violenza” rimandando a un decreto della presidenza del consiglio la definizione delle linee guida. Ma il decreto non è mai arrivato. E anche se arrivasse ci sarebbe la garanzia della sua applicazione? Dubbio legittimo. «Dal 2001 la legge prevede l’obbligo per il sistema sanitario di mettere a disposizione delle vittime uno psicoterapeuta. Ma, mancando i soldi e mancando una visione, mancano anche gli psicoterapeuti. Però tutti zitti. In questo Paese è ancora troppo forte l’idea della famiglia patriarcale padrona dei figli», dice Anghinolfi. Così in provincia di Reggio insistono con il fai da te. E a settembre, grazie anche alla consulenza del centro studi Hansel e Gretel di Torino, apriranno un Centro di Riferimento per minori che garantirà formazione, tutela, ascolto e assistenza. Venite qui, vi diamo una mano. Il sistema? Lo chiamano “riciclo delle emozioni”. Come se i bambini finissero dentro una lavatrice sana e cominciassero a lavarsi dentro. Ora, il modello degli otto comuni dell’Unione Val d’Enza è lì, basta allungare una mano e prenderlo. Interessa?

Hansel e Gretel, memorizzate questo dolce, rassicurante nome.

“C’è un link tra la vicenda dell’affido di minori di Reggio Emilia e quella dell’inchiesta Veleno. Si chiama Centro Studi Hansel e Gretel di Torino” è quanto sottolinea il giornalista Pablo Trincia alla luce dei fatti emersi dall’inchiesta della Procura reggina che oggi ha portato all’esecuzione di 16 misure cautelari, tra cui l’arresto di sei persone, tra medici, assistenti sociali, psicologi e psicoterapeuti ma anche politici come il sindaco Pd di Bibbiano. “La Procura di Reggio Emilia avrebbe appena sventato un secondo ‘caso Veleno’ ” ha aggiunto Trincia, riferendosi alla sua inchiesta giornalistica dal titolo “Veleno”, realizzata proprio nella Bassa emiliana, che ha ricostruito le vicende di un gruppo di bambini allontanati per sempre dai genitori per presunti abusi e riti satanici che, secondo l’accusa, erano opera di una presunta banda di pedofili, i cosiddetti “Diavoli della bassa modenese”, ma di cui in realtà non sono mai state trovate prove reali.

Il link “si chiama Centro Studi Hansel e Gretel di Torino, di cui è stato arrestato il responsabile, Claudio Foti. Proprio le psicologhe provenienti da quel centro avevano interrogato i bambini di Veleno…. Foti aveva da tempo scritto contro di noi, facendo addirittura una petizione contro il podcast” ha sottolineato Trincia riferendosi a una onlus torinese che aveva ricevuto l’incarico dai servizi sociali della Val D’Enza. “So che gli investigatori hanno utilizzato la nostra inchiesta come chiave investigativa per studiare il fenomeno visto che tratta la tessa tematica anche se poi hanno seguito poi le loro intuizioni” ha rivelato Trincia a Fanpage.it, aggiungendo: “È coinvolta la stessa onlus che era coinvolta in Veleno che ha mandato le psicologhe come consulenti del Tribunale”. “È sempre lo stesso centro che ritorna e a quanto pare anche lo stesso metodo se non peggiore visto che si parla di elettrodi” ha concluso Trincia.

(fonte
https://www.fanpage.it/attualita/minori-tolti-alle-famiglie-nel-reggiano-pablo-trincia-stessa-onlus-dellinchiesta-veleno/ )

Hansel e Gretel, immagine di una “lotta agli abusi” farlocca come la casetta di dolciumi della strega pasticciera.

Capito il giochino? E – se possiamo chiedere – il Tribunale per i minorenni di Bologna non ha avuto, in 25 anni, tempo e modo di farsi due domande sull’affidabilità delle consulenze e dei referti ottenuti?

Avevamo parlato della mostruosa vicenda dei cosiddetti “diavoli della bassa modenese” qui.

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