[LETTERA AI VESCOVI] Monsignor Sanborn sulla messa in stato accusa e deposizione di Bergoglio

Nota di Radio Spada: dall’uscita della “lettera aperta” ai vescovi cattolici da parte di alcuni teologi e studiosi per la messa in stato di accusa per eresia di Bergoglio molta acqua è passata sotto i ponti, pur essendo stata resa pubblica dopo Pasqua 2019. Radio Spada ha dato spazio a molte osservazioni, ora incoraggianti (pensiamo agli articoli del Guelfo Rosa), ora critiche. Oggi ospitiamo un’analisi di Sua Eccellenza Monsignor Sanborn, eminente sedevacantista e maggiore esponente mitrato della Tesi di Cassiciacum, recentemente resa pubblica. Una prosa calma, pacata, non isterica, nè parossistica, nè tantomeno primadonnistica che espone in maniera severamente critica ma piana il proprio punto di vista. Buona lettura! (Piergiorgio Seveso – presidente SQE di Radio Spada)

Recentemente un gruppo di religiosi e laici a vario titolo rilevanti ha scritto una lettera a tutti i Vescovi del mondo esortandoli a dichiarare Francesco un non-Papa. Circa novanta persone hanno sottoscritto il documento.

Poche persone possono ricordare, ma ho fatto esattamente la stessa cosa in 1991. Ho scritto una lettera in latino e l’ho mandata a tutti i Vescovi del mondo di Novus Ordo. Non ho ricevuto alcuna risposta positiva. In effetti, solo un miserello mi rispose.

Ciò che è lodevole su questa recente lettera è che è un passo nella giusta direzione. Dimostra che alcuni neocon (conservatori Novus Ordo) sono finalmente arrivati alla realizzazione che Francesco è un eretico che ha bisogno di essere dichiarato tale, e che un nuovo conclave dovrebbe eleggere un nuovo Papa.

Questa assenza di una dichiarazione da parte di cardinali o vescovi è ciò che impedisce a molti cattolici di dire che Francesco non sia il Papa. Mentre possono avere dubbi su di lui, non vogliono prendere la decisione da soli sul fatto che non possa essere il Papa.

Coloro che detengono il sedevacantismo materiale/formale, come me, vedono anche una tale dichiarazione, almeno da uno o da alcuni vescovi che si sono convertiti dal Vaticano II alla vera fede cattolica, come necessaria per una soluzione al problema nella Chiesa.

Ciò che è positivo anche per la lettera è che non era una tirata furiosa, ma una presentazione molto calma e accademica dei fatti della deviazione di Bergoglio dalla fede cattolica, non solo personale, ma anche nel suo insegnamento.

Ciò che è imperfetto nella lettera è che si concentra solo sulle recenti eresie riguardanti la morale sessuale, ignorando il problema radicale dello stesso Vaticano II, così come le eresie e l’eteropraxis (attività eretica) di Giovanni Paolo II e Ratzinger. Infatti Giovanni Paolo II è spesso citato nella lettera come fonte di “ortodossia”.

A meno che il Vaticano II non sia visto come la fonte dei problemi della Chiesa, ed è annullato, ogni tentativo di risolvere questo problema degli insegnamenti non ortodossi è destinato al fallimento.

La radice del Vaticano II è il modernismo. Il modernismo è stato condannato come sintesi di tutte le eresie perché è una mentalità capace di produrre qualsiasi eresia. La mentalità è che la Chiesa deve essere cambiata per adattarsi al mondo moderno.

Da questa fossa senza fondo del modernismo scaturisce l’errore del relativismo della verità, che è la caratteristica più basilare del mondo moderno. Arriva a noi dai filosofi del XVIII secolo, e distrugge l’obiettività della verità. Per il mondo moderno la verità è ciò che si fa. La verità non è governata da un oggetto che è lo stesso per tutti, ma dalla tua esperienza di quell’oggetto. Quindi ciò che è vero per voi potrebbe non essere vero per qualcun altro. Ma entrambi sono in possesso della verità perché sono fedeli alla loro esperienza.

Sembra assurdo, ed è così. Questa idea demenziale è ciò che governa la società moderna. È il motivo per cui abbiamo aborti, matrimoni omosessuali, transgenderismi, “identificazioni” con una certa razza o sesso che è diverso da quello con cui sei nato. Nell’ambito della religione, essa conduce all’ecumenismo, secondo il quale non esiste una vera religione o una vera Chiesa. Ogni religione ha valore e verità, perché è conforme alle esperienze di coloro che aderiscono ad essa. La naturale conclusione dell’ecumenismo è la libertà delle religioni e la libertà di coscienza.

L’ecumenismo è il veleno che ha distrutto la fede cattolica nelle nostre istituzioni cattoliche. La Chiesa cattolica, e solo, è stata fondata da Cristo. Quindi qualsiasi cosa al di fuori dei suoi confini è una falsa religione. Questa dottrina è assolutamente essenziale per il cattolicesimo. L’ecumenismo, tuttavia, distrugge questa dottrina, e di conseguenza distrugge l’adesione della fede con fermezza e certezza soprannaturale all’insegnamento cattolico.

Da questo relativismo della verità confluiscono tutte le abominazioni degli incontri ecumenici e di altre violazioni del primo comandamento perpetrate dai “Papi” del Vaticano II.

Da esso anche fluire tutte le eresie sessuali di Francesco. Dal relativismo del Concilio Vaticano II scaturisce anche l’immoralità del clero. Come diceva lo stesso Ratzinger, la teologia morale cattolica negli anni Sessanta crollò e con questo crollo arrivò la scomparsa degli assoluti.

Nell’affrontare l’eresia di Francesco, quindi, la lettera ignora la causa principale. Sarebbe come cercare di pulire il vostro giardino semplicemente strappando le cime delle erbacce.

Nonostante questa imperfezione, tuttavia, la lettera segna una rinfrescante ripartenza dall’approccio “nulla-è-cambiato” al Vaticano II, e la cecità volontaria di fronte ai “vestiti nuovi dell’imperatore” quando si tratta di eresie che vomitano gli attuali detentori modernisti del Vaticano. Significa che almeno alcuni nella comunità neoconservatrice hanno preso sul serio gli argomenti dei sedevacantisti.

Ciò che è deplorevole è che questa lettera non proveniva dall’alto clero — vescovi e cardinali — ma dal clero inferiore e persino dai laici. Questa lettera avrebbe dovuto essere scritta nel 1965, e avrebbe dovuto provenire dalla penna del Cardinale Ottaviani e da altri come lui. Invece, rimasero in silenzio. Penso che la storia li giudicherà molto duramente per averlo fatto.

Dubito fortemente che i firmatari di questo documento riceveranno una reazione positiva da parte dei Vescovi. Padre Cekada ha sottolineato, in uno dei suoi eccellenti video, che c’è poco da aspettarsi da una gerarchia che, in una visita “papale” in Brasile, muoveva le braccia avanti e indietro secondo i suggerimenti dei ballerini sodomitici.

Ciò che va deplorato è il fatto che la Fraternità San Pio X non sia l’autrice di questa lettera. Criticano sempre i sedevacantisti per aver fatto un giudizio sul “Papa” prima di ottenere una dichiarazione legale. Perché allora non intraprendono una campagna mondiale per una tale dichiarazione? Perché questo è stato lasciato ai neoconservatori? La ragione è che la Fraternità San Pio X sta cercando una riconciliazione con i modernisti, e una lettera come questa rovinerebbe tutti i loro piani.

Ammiro il coraggio dei firmatari di questo documento, tuttavia, poiché in questo modo stanno distruggendo le loro carriere ecclesiastiche.

Fonte: https://inveritateblog.com/2019/06/05/the-letter-to-all-the-bishops/

10 Commenti a "[LETTERA AI VESCOVI] Monsignor Sanborn sulla messa in stato accusa e deposizione di Bergoglio"

  1. #angela   8 Giugno 2019 at 8:08 pm

    Purtroppo mons ? Lefebvre è concausa di questo inganno, invece di dar fuoco alla propria giurisdizione e compiere atti scismatici, doveva dichiarare, come avrebbe dovuto il card.Ottaviani, Oddi ed altri, (e ne sta rendendo conto pure lui ormai) che Paolo VI era sì eretico come diceva, ma anche, di logica conseguenza e di diritto,che quindi non era Papa. Perché tacquero tutti compreso Lefebvre che non fece la scelta esatta? Avevano scheletri negli armadi oppure c’era qualcosa che loro sapevano e noi no. E’ il conclave del 1958 che va analizzato, con quello del 1963, in particolare. Purtroppo i nei ce li hanno tutti.

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  2. #bbruno   9 Giugno 2019 at 5:18 pm

    “Questa lettera avrebbe dovuto essere scritta nel 1965, e avrebbe dovuto provenire dalla penna del Cardinale Ottaviani e da altri come lui. Invece, rimasero in silenzio.” Perfetto, come è chiaro dal principio a chi ragiona secondo un minimo di logica. Rimasero invece in silenzio, pur avendo capito bene che quella messa n.o. non aveva nulla a che fare con la fede cattolica e di tale sconfessione della fede cattolica era l’espressione solenne e definitiva: anno 1969! Tenevano famiglia, purtroppo….

    Da questa gerarchia ruffiana non solo c’ è “poco da sperare”: questa gerrarchia- connivente (essendone l’espressione) con il suo orrendo vertice – va semplicemente buttata. Che quella gerarchia si occupi del club migrantizio, che tanto gli piace, ma lascvi stare di usare Gesù cisto la Madonna e i Santi e il padre Eterno come sponsor…Sporcaccioni delle cose sante….
    Qui ha le palle , della vera fede, esca allo scoperto, non inviando lettere ma tagliando di netto i rapporti.

    “ Non c’ è giustizia e verità nei loro passi; i loro sentieri sono tortuosi, e chiunque vi cammini sopra, non conoscerà la pace (che è Cristo)… (Is.59)

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  3. #mah   9 Giugno 2019 at 9:54 pm

    Se la FSSPX firma (Mons. Fellay su la “Correzione filiale”), “come osa firmare e correggere un Papa accusato di eresie e che poi riconoscono come tale?”

    Se non firmano “non hanno firmato vedete, vogliono fare l’accordo coi modernisti!!”

    Fate pace col cervello!

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    • #Antonio Diano   28 Giugno 2019 at 5:00 pm

      Sig. mah (mah!), la pace col cervello deve farla la FSSPX, la quale deve scegliere tra due corni: 1) Bergoglio è papa 2) Bergoglio non è papa. Fatta la scelta giusta, cioè la 2, tutto il resto viene di conseguenza e viene totalmente meno l’impasse che lei segnala, la quale paradossalmente (ma non tanto), una volta optato (come purtroppo fa la FSSPX) per la scelta 1, rende possibile la convivenza di entrambe le posizioni che lei ha riassunto.

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    • #AlDa   29 Giugno 2019 at 4:27 pm

      @mah
      Non è davvero colpa di nessun’altro se vi siete ridotti a trovarvi nel proverbiale cul de sac!
      Nella situazione in cui siete, comunque caschiate. cascate male! Forse siete voi a dover far pace col cervello, non crede?

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  4. #bbruno   10 Giugno 2019 at 10:11 am

    Scusate gli errori di battitura.

    ” Da questa gerarchia ruffiana non solo c’ è “poco da sperare”: questa gerrarchia – connivente (essendone l’espressione) con il suo orrendo vertice – va semplicemente buttata. Che quella gerarchia si occupi del club migrantizio, che tanto gli piace, ma la smetta di usare Gesù Cristo la Madonna e i Santi e il Padre Eterno come sponsor delle loro follia …Sporcaccioni delle cose sante….
    Chi ha le palle , quelle della vera fede, esca allo scoperto, non inviando lettere ma tagliando di netto i rapporti.

    “ Non c’ è giustizia e verità nei loro passi; i loro sentieri sono tortuosi, e chiunque vi cammini sopra, non conoscerà la pace (che è Cristo)… (Is.59)

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  5. #Antonio Diano   10 Giugno 2019 at 12:44 pm

    No, mi spiace, non sono d’accordo. Non si può “deporre” chi non è papa perché è già “deposto”. Mentre un vero Papa non può essere giudicato.
    Qui emerge prepotente la distanza tra i tesisti e noi simpliciter.
    Paolo IV però risolve tutto.
    Grazie dell’attenzione.

    PREGO DI LEGGERE QUESTO INTERVENTO. Grazie.

    In questo scritto cerco di rispondere ad alcune obiezioni avanzate circa la non legittimità della deposizione di un “papa eretico”, questione che – così posta – è in verità, almeno a mio avviso, del tutto mal posta. I termini sono diversi, diverse le coordinate.
    Dunque, dato che per divina promessa il papa è assistito dallo Spirito Santo per confermare e difendere la Verità, è automatico che se pronuncia e insegna pertinacemente eresie non è (o non è più) papa. Questo non può essere impugnato, altrimenti – quod Deus avertat! – si darebbe del bugiardo a Dio stesso. Concordo sul fatto che è improbabile (anzi, impossibile) che un papa legittimo e investito dell’autorità, sino a che resta tale, possa essere eretico. Ora, se è vero, come è vero, che chi si dichiara e si presenta al mondo come papa, non professando tuttavia e non insegnando la fede cattolica, non può essere effettivamente papa, questo è fatto che, secondo DOTTRINA, si CONSTATA (come precisa la bolla di Paolo IV “Cum ex apostolatus officio”, la quale è de fide essendo un atto magisteriale), e si constata in modo obbligante e obbligato (“sine ulla declaracione”: ibid.), senza alcuna stretta necessità di decretarne una condanna canonica. Quindi “prima sedes a nemine iudicatur” è verità che in alcun modo viene compromessa dall’obbligo (tale per dottrina, de fide) di constatare – naturalmente nel caso in cui se ne presentino inequivocabilmente le condizioni – la mancata (o decaduta; comunque assente) autorità pontificia. Non mi pare tanto difficile da comprendere. Sfido chiunque a dimostrare che quanto appena riferito (non da me stesso, che nulla sono, ma dalla dottrina e dalla tradizione) non sia la posizione cattolica aderente alla dottrina stessa. In caso contrario si sarebbe contro il pontificato stesso in quanto si ammetterebbe come legittimo un papa che, nonostante la promessa assistenza divina, fosse eretico, ovverosia un papa che potesse esserlo (scil. eretico) restando legittimamente tale senza che venga contraddetta l’assistenza divina (come sostenuto dalla FSSPX): entrambe le cose sono impossibili.
    Ripeto, concordo sul fatto che non si possa sottoporre a giudizio il Papa da parte di un “concilio imperfetto” (nonostante quanto ritenuto in senso opposto da altri teologi insigni, soprattutto tra ‘300 e ‘400, in condizioni peraltro complesse e difficili da comprendere umanamente). Però se il sedicente papa DIMOSTRA (nei termini che abbiamo or ora illustrato) con evidenza assoluta e a norma di fede e di diritto (cfr. ancora supra) di non essere papa, nulla osta, ATTESA LA CONSTATAZIONE NEI MODI INDICATI DA PAOLO IV, dell’assenza d’autorità, di sottoporlo a giudizio. Non per “deporlo” perché già non è papa, ma per comminargli la condanna canonica.
    Quanto alle “monizioni” previste dal diritto esse pertengono al caso in un cui un Papa legittimo assuma posizioni non apertamente eretiche ma sospette, e allora si invita a chiarire in sommo grado. Ma se l’eresia, la non professione integrale della fede viene meno in modo continuativo e costante, non c’è nessuno da “deporre” in quanto non esiste (o non esiste più) occupazione fisica della sede petrina, lo ripeto sino alla noia: SENZA DETERMINISMI, quelli li lasciamo ai conservatori e ai loro “specchi”, ma secondo dottrina e diritto.

    DI SEGUITO UN ALTRO MIO INTERVENTO.

    Riporto qui quanto ho scritto altrove dopo aver letto alcuni post inviati da fedeli tradizionalisti e anti-bergogliani (cattolici, insomma) secondo i quali, se il conclave non fosse stato manovrato dalla “mafia di San Gallo”, avrebbe eletto un vero Papa, e l’avrebbe fatto tale (Papa, cioè) IL CONCLAVE MEDESIMO, se avesse seguito l’intenzione di fare il bene. Le cose non stanno così. La mafia di San Gallo, che esista o meno non è questo il punto, è un fatto storico gravissimo ma non è la causa diretta dell’assenza di autorità in Bergoglio, anche se in qualche modo entra nel discorso. Allora, facciamo il punto cercando di non sbagliare sulla dottrina, altrimenti è grave data la materia. La Chiesa con atto ecclesiastico (atto altissimo, sia ben chiaro, e ispirato) indica l’eletto come candidato Papa, ma egli NON è ANCORA tale, occorre che Dio, a fronte della cattolicità almeno esterna del candidato, cioè quella che viene definita “ACCETTAZIONE” dell’eletto, la quale comporta la professione della fede cattolica, gli conferisca l’autorità formale, che è Sua divina prerogativa. A quel punto l’eletto è Papa per atto divino, e a quel punto non può sbagliare in fede e morale (e non solo ex cathedra, ma anche nell’esercizio del magistero infallibile) per assistenza divina. In altre parole, la Chiesa indica l’eligendo, egli accetta (CON la fede, non senza!), Dio lo conferma nell’autorità. Questa è la dottrina cattolica, e occorre, abbiate pazienza, essere estremamente precisi, soprattutto in una situazione come la presente. A quel punto, se “i frutti sono marci”, come scrive una lettrice, cioè se d’abitudine il sedicente papa (anche se riconosciuto come tale da tutto – o quasi – il mondo) professa e insegna altro dalla dottrina cattolica, la Chiesa insegna, con Paolo IV, che noi abbiamo l’EVIDENZA (soprannaturalmente veridica) che l’eletto non è stato confermato Papa da Dio e quindi non è papa, né può esserlo, e i cattolici hanno l’OBBLIGO di non riconoscerlo come Papa. La sede vacante, prima di essere dichiarata (e anzi, indipendentemente da una dichiarazione canonica: “…sine ulla declaracione”, dice Paolo IV), si impone attraverso una CONSTATAZIONE, non psicologistica, moralisteggiante o comunque traballante, ma in tutto legittima e anzi obbligata canonicamente allorché, s’intende, ne ricorrano le precise condizioni (rileggetevi bene la bolla “Cum ex apostolatus officio” di Paolo IV, infallibile, de fide in quanto Magistero della Chiesa). QUESTO è il punto, non la mafia di San Gallo, la quale semmai è un sintomo (orrido, naturalmente) di una società non più cattolica che viene per questo motivo punita da Dio ANCHE con la MOMENTANEA!!! sospensione non del pontificato ma dell’esercizio legittimo dell’ufficio papale, e in cui milioni di anime si perdono. Non sono io che lo dico, io non sono nessuno, ma è la dottrina (vincolante), è la tradizione della Chiesa che lo prescrive. Infine, prima ho scritto “anche se [l’eletto – tale validamente o meno, è un altro discorso – che non professa la fede] è riconosciuto Papa da QUASI tutto il mondo”: ebbene quel “QUASI” è assolutamente necessario e in effetti è tale e lo è di necessità, in quanto rappresenta la vera Chiesa cattolica, vescovi, sacerdoti e fedeli che, per assistenza dello Spirito Santo (non per magia o per doti particolari, ma per divina promessa: non praevalebunt), constatano la non autorità di un personaggio che siede sul trono di Pietro, mantendendo così la Chiesa cattolica e la sua indefettibilità.

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  6. #bbruno   10 Giugno 2019 at 2:34 pm

    appunto , chi non è papa, non esiste come papa: non hanno senso gli appelli le lettere le esortazioni i richiami le correzioni rivolte al…nulla, … e i tentativi di deposizione chi non ha quella posizione. . Come non ha senso dimenarsi a dibattere se il presunto esiste piuttosto materialiter che formaliter…Sarebbe come se tutto questo arrabattarsi avesse per oggetto la prima persona che incontro…

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  7. #Antonio Diano   10 Giugno 2019 at 2:49 pm

    Il riferimento quando ho scritto era all’ultimo Sì sì no no.

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  8. #angela   29 Giugno 2019 at 2:40 pm

    Ottima analisi, Antonio Diano, in effetti anche i cardinali massoni mi pare partecipino ai conclavi se veri cardinali della Chiesa cattolica, ma qui oltre a professare l’eresia i sedenti (2) vestiti di bianco (e qui sedenti sulla cattedra di Pietro caro bruno,non la prima persona che incontro, usurpatori che devono essere tolti di lì, anche con la forza, anche se la fede mi dice che non sono che briganti e ladri, la constatazione pubblica formale va fatta ed urge pure) professano l’eresia cardinali, vescovi e preti, una pseudo gerarchia in base alla bolla di Paolo IV, da togliere anche con la forza pure costoro. Urge la constatazione e quindi l’elezione del Papa, che giudichi in merito sulla gerarchia. Come si è giunti ad avere antipapi? che tali sono…anticristo poi in quanto non con retta dottrina. Il castigo è arrivato con antipapi che da Roncalli in poi non professano la fede cattolica. Il nocciolo della questione, dopo aver preso atto della situazione, è sbrogliare come Giovanni XXIII abbia potuto non detenere l’infallibilitò, e così i successori.

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