Lo Zeffirelli che non vi raccontano: su vita, aborto e maternità

Foto: La Provincia di Como

Questo breve estratto non è un trattato di teologia, né ambisce ad esserlo ma vale la pena di essere letto. Grassettature di Radio Spada:

di Franco Zeffirelli (fonte: vita.it)

La mia vita è un premio; una madre che genera una vita è una donna premiata qualunque sia la sua situazione, qualunque siano i conti da pagare, qualunque siano i suoi problemi emozionali: ha il marito, non ha il marito, ha quello che la ricatta, quello che l’ha abbandonata.

Il privilegio di portare la vita è un privilegio che gli uomini non hanno: noi siamo inferiori alle donne per questo. Il miracolo di sentir germogliare nel proprio ventre una nuova vita, il vederla sbocciare e vederla venir su rende voi donne più forti. Anche se alla fine i figli vi deludono, gli anni della creazione della vita nessuno ve li toglierà mai e in qualunque momento della vostra esistenza, quando la pena del mondo, l’abbandono degli affetti vi cadrà sulle spalle, ripercorrerete certamente col pensiero, col cuore quei meravigliosi mesi in cui avete creato una vita. Che poi quello sia divenuto un assassino, un Papa? Non importa.

Ed è strano che sia io a dire queste cose, io che non sono né padre né madre né niente? Sono solo figlio. Di più, sono un aborto mancato. Avrei dovuto essere abortito perché nascevo da due persone che erano entrambe sposate: lui aveva una famiglia bella e pronta, lei aveva tre figli ed erano tutti e due al tramonto dell’età delle frizzole. E invece si innamorarono pazzamente e mia madre rimase incinta. Tutti naturalmente le consigliarono di abortire. Il marito era moribondo, quindi non c’era neppure la possibilità di nascondere la gravidanza illegittima. Mio padre da buon galletto andava dicendo in giro che questo figlio era suo, però non faceva niente. Ma la gravidanza andò ugualmente avanti. La mia nonna stessa me lo confessò e mi chiese scusa; disse «Io ero la prima feroce nemica di questa gravidanza».

E io invece nacqui contro il parere di tutti, perché mia madre ripugnava il pensiero di uccidermi: «Morirei di rimorso, nel pensiero di aver avuto tre figli e di aver distrutto un’altra vita». Molti dei miei avversari invece dicono: «Magari ti avesse fatto fuori». È l’odio delle persone? Mentre io vorrei conoscere solo l’amore, perché sono stato amato nel ventre di mia madre, ho assorbito tanto di quell’amore, l’ho sentito, mi è entrato addosso.

Mia madre l’ho persa che avevo sette anni, però sono rimasto impregnato del suo amore. Quando qualcuno ti ha amato veramente tanto e tu l’hai amato, questo amore, questa fiammella, questa fiaccola non si spegne mai, ti è sempre accanto. Siamo fatti di spirito, chi ci crede; io ci credo profondamente perché la vita mi ha dato continue verifiche di non essere un ammasso di cellule […].

6 Commenti a "Lo Zeffirelli che non vi raccontano: su vita, aborto e maternità"

  1. #Antonio Diano   17 Giugno 2019 at 12:51 pm

    Nobile, non c’è che dire. Non per nulla Zeffirelli era odiato a morte dai sinistrorsi e dai radical-chic.

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  2. #Massimiliano   17 Giugno 2019 at 1:04 pm

    Bravo Maestro Zeffirelli.
    Ora Riposa in Pace

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  3. #Antonio Malandrone   17 Giugno 2019 at 6:22 pm

    Un grande. L’avrebbero dovuto invitare spesso ai dialoghi televisivi; ma i suoi discorsi, forse, contrastavano con “il politicamente corretto-eticamente corrotto” dei nostri tempi sinistri, per dirla come Fusaro.

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  4. #angela   17 Giugno 2019 at 9:17 pm

    omosessuale ho letto

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    • #Nicòla   18 Giugno 2019 at 1:30 pm

      Sì, omosessuale dichiarato e notorio, ma che ha sempre detto di non aver mai capito cosa ci sia di “gayo” e, a maggior ragione, di che essere orgogliosi, di tale (o di ogni altra) tendenza. Non ha mai potuto digerire l’ostentazione di nulla al riguardo.

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    • #mah   18 Giugno 2019 at 7:54 pm

      L’omosessualità non ha mai ostacolato Zeffirelli nei rapporti con la Chiesa. «Credo che il peccato della carne sia tale se compiuto con un uomo o con una donna». Disprezza i Gay Pride, «esibizioni veramente oscene, con tutta quella turba sculettante. La parola gay stessa è frutto della cultura puritana, una maniera stupida di chiamare gli omosessuali, per indicarli come fossero dei pazzerelli». […] E il tema per lui fondamentale del rapporto con la Chiesa e la fede. «La Chiesa ha la mia disponibilità a un impegno al suo servizio. A sua volta Paolo VI, nel 1977, dopo aver visto il mio “Gesù di Nazareth”, mi chiese che cosa la Chiesa avrebbe potuto fare per me. Gli risposi: vorrei che quest’opera arrivasse anche in Russia. Lui mi disse profeticamente: “Abbia fede, presto sul Cremlino sventoleranno le bandiere della Madonna al posto di quelle rosse”. Quando, nel 1991, vidi in tv le bandiere rosse sovietiche ammainate dalle torri del Cremlino, e il bianco, l’azzurro e il rosso, i colori della precedente bandiera russa, sventolare sopra le cupole di Mosca, pensai che quei colori erano quelli dell’immacolata concezione: la vergine bianca e azzurra che schiaccia il rosso del demonio».

      E cosa pensa di papa Francesco? «Carino, innocente, mi piace come va incontro alla gente, facendo delle battute che vorrebbero essere spiritose e che non lo sono. Certi papi non sono adatti a fare dell’umorismo, come lo era Giovanni XXIII. Però la sua anima è pulita».

      (Intervista a L’espresso – 07.2013)

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