Ce ne iniziamo a occupare ora perché, in realtà, la notizia non è rilevantissima ma dato che i siti antibufala sono in subbuglio, abbiamo deciso di dare un’occhiata.

Precisano, chiariscono, distinuguono ma alla fine devono ammettere:
“Bastava, infatti, collegarsi al sito ufficiale della Mehler Engineered Defence GmbH e leggere quale sia il core business dell’azienda tedesca con cui lavora – come consulente da circa sette anni, il padre di Carola Rackete. Si parla, infatti, di sistemi legati alla sicurezza militare e civile, non propriamente di armi”, scrive bufale.net

Se è vero che certi “siti sovranisti” avevano detto, o lasciato intendere, più del dovuto, quella di bufale.net sembra un’ammissione amara dal momento che la sicurezza militare risulta difficilmente associabile alla pasticceria o al bricolage.

Insomma, figurarsi se la cosa ci scandalizza, ma il padre dell’eroina umanitaria lavora per un’azienda tedesca non tanto riconducibile all’assistenza-migranti quanto piuttosto all’assistenza a quelle forze in divisa che hanno appena arrestato la figlia.

Il sito della Mehler Engineered Defence mostra in prima pagina carri armati, navi da guerra ed elicotteri (si veda foto sopra). Ma non è tutto: per capire meglio il solito (e patetico) gioco di parole della neolingua polticamente corretta, basta grattare leggermente la superficie della parola “difesa”. Prima di passare oltre chiariamo: i ministeri della “difesa” spesso fanno la guerra, così come, non raramente, la fanno i “Nobel per la pace”, le operazioni di peace keeping, ecc.

Andiamo dunque al sodo. Sistemi di protezione? Sì, ad esempio armature navali come quelle illustrate nella stessa brochure aziendale:

Il discorso si fa ancora più espicito per i sistemi di terra. Difesa? Sì, per il soldato e l’arma da cui spara, dunque uno scudo militare per proteggere un’unità operativa in azione. Tanto più che, in un’altra brochure, si parla di conventional gunfire protection. Le immagini sono chiare:

Insomma, per fare una sintesi:

  1. La capitana non è suo padre;
  2. Sì, il padre della “capitana” lavora per un’azienda del settore militare che fabbrica anche ciò che abbiamo descritto. Non sappiamo esattamente con quale ruolo;
  3. Produrre oggetti ad utilizzo miliatare non è – per noi – una colpa. Per altri sì;
  4. Unire in un quadretto famigliare chi lavora suscitando cuoricini di sentimentalismo umanitario e chi collabora con aziende del settore militare orientate alla produzione (legittima) di scudi per mitragliatori, rischia di rappresentare un fatto non facilmente comprensibile per lo stesso pubblico sentimentalista umanitario di cui sopra;

Il resto è propaganda (e contro-propaganda) politica, un tanto al chilo.

P.S.: Su un tema prossimo a quello di questo articolo invitiamo a leggere 3 articoli che chiariscono (senza dubbi) perché la Dottrina Cristiana non è per l’immigrazione indiscriminata