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Come ricordato da agenziacomunica.net: Michel de Montaigne, lo scrittore, filosofo e politico francese vissuto nella metà del XVI secolo, nel suo “Giornale di Viaggio in Italia” pubblicato da noi per i tipi della Rizzoli 60 anni fa, ci racconta appuntandola alla data del 18 marzo 1581, una vicenda realmente accaduta a Roma nell’anno 1578 con queste parole:

Di ritorno da San Pietro m’imbattei in un tale che gentilmente mi pose al corrente di due faccende: che i portoghesi facevano l’obbedienza la settimana della Passione; e che in quel giorno la chiesa prescelta era San Giovanni Porta Latina, nella quale non molti anni addietro alcuni portoghesi s’erano riuniti in una curiosa confraternita, e durante la messa si sposavano uomini con uomini, attenendosi alle stesse cerimonie che usiamo noi per le nozze: si comunicavano insieme, leggevano il medesimo vangelo nuziale e poi dormivano e abitavano assieme. Gli esperti romani asserivano che, siccome l’altra riunione fra maschio e femmina è resa legittima da un’unica circostanza, la celebrazione del matrimonio, era parso a quella brava gente che quest’altro atto sarebbe divenuto del pari legittimo qualora si fosse ricorso ai riti e ai sacramenti della Chiesa. Otto o nove portoghesi di quella bella confraternita finirono bruciati”.

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Una dozzina di persone vengono arrestate con l’accusa di aver celebrato e consumato matrimoni omosessuali. Si tratta, secondo le fonti, di uomini portoghesi (appunta Zhistorica). I matrimoni omosessuali sarebbero stati celebrati a San Giovanni a Porta Latina anche grazie alla complicità di alcuni frati.

Sempre dalla pagina Zhistorica si può leggere:

il Marcocci chiude il suo breve saggio sulla vicenda (“Matrimoni omosessuali nella Roma del tardo Cinquecento su un passo del “Journal” di Montaigne” pubblicato nei “Quaderni Storici”, 2010 ) con questo paragrafo:

“La notte fra 12 e 13 agosto 1578, quindici confortatori dell’arciconfraternita di San Giovanni decollato si presentarono alla Corte Savella e presero in consegna otto condannati a morte: il barcaiolo albanese Battista, il catalano Antonio de Vélez, Francisco Herrera di Toledo,Bernardino de Alfar di Siviglia, Alfonso de Robles di Madrid, Marcos Pinto di Viana do Alentejo, Jerónimo de Paz di Toledo e Gaspar de Martín de Vitoria. Si alternarono al loro fianco per accompagnarli nell’ultimo passo verso una morte cristiana. «Dipoi venendo giorno si celebrò la prima santa messa et si comunicorno tutti divotamente». Il pentimento fu forse sincero. L’armonia fra la giustizia umana e la giustizia divina era ristabilita. Fu consentito loro di fare testamento. Molticfecero elemosine e lasciti devoti. Il pensiero di Robles corse a un affetto lontano: «disse haver lassato in prigione una lettera scritta nel luogo dove si fa oratione; vole che si mandi a sua moglie in Fiandra. Disposti in corteo, raggiunsero il ponte Sant’Angelo, «dove furno tuti et otto impichati». Quindi, i confortatori ricevettero mandato di trasportare i loro corpi «così morti a Porta Latina, dove furno tutti abrusciati»