3 agili mosse per (tentare di) spiegare ai piddini e ai bambini perché bisogna parlare di Bibbiano.

di Redazione

Tutto questo mobilitarsi di poltici e politicanti che strepitano contro chi parla di Bibbiano, che minacciano querele, che si contraddicono, straparlano, insultano e alternano il candore della più devota misericordia all’intrasigenza più militare, fa sorridere.

Proponiamo dunque questo agile prontuario, spendibile per un’età mentale superiore ai 7 anni. Proviamo: sono 3 argomenti facili facili. Non fatevi impressionare dai titoli:

  1. DISTINZIONE PIANO PENALE / PIANO POLITICO. Puro esempio, volutamente esagerato per essere comprensibile ai più piccoli: c’è un Governatore che nomina un assessore regionale alla sanità. Quest’ultimo viene accusato di devastare gli ospedali, collocare parenti come primari e chiedere il pizzo ai medici per esercitare la professione. L’assessore certamente dovrà rispondere sul piano penale (processo nelle sue varie fasi); chi gli ha facilitato la carriera o ha gli fatto da sponda o lo ha nominato dovrà rispondere non per gli atti personali (ipoteticamente penali) dell’assessore, ma sul piano politico. Non è difficile. Chiara la differenza? Ora: se politici di un certo peso del PD – non indagati e privi di ogni responsabilità penale – hanno plaudito, invitato, fatto da sponda, proposto come “esemplare” un modello fortemente dubbio come quello del caso Bibbiano (inchiesta “Angeli e Demoni”) è necessario che : a) chiariscano fin nelle virgole le cause del loro atteggiamento, dipanino tutti i dubbi e contribuiscano a definire ciò che è successo, E/O b) si dimettano.
  2. BIBBIANO NON SI TROVA SU MARTE. No, Bibbiano è sulla pedecollina della Val d’Enza, zona amministrata dalla filiera PCI-PDS-DS-PD da un settantennio. La cronaca vuole che ci siano prove inconfutabili che quel modello/esperimento/chiamatelo-come-volete, apparentemente così zoppicante (usiamo sempre eufemismi, per i più piccoli), abbia trovato politici – non indagati ma piazzati ben oltre il livello “comunale” della vicenda – pronti a definirlo “esemplare”, una realtà rispetto la quale essere “partner e sponda”, al punto da invitare alcuni tra i principali indiagati in regione (fin qui le dichiarazioni e gli atti della presidente della Commissione Parità – Regione Emilia Romagna, Roberta Mori, PD). Oppure invitandoli in audizione alla Camera dei Deputati e partecipando a un convegno promosso da quella realtà (On. Vanna Iori, PD). Al punto, poi, di andare – entrambe, con foto ricordo a fianco del sindaco Carletti – all’inaugurazione del centro sperimentale La Cura, uno dei gangli di questa vicenda giudiziaria. Ripetiamo: non parliamo dei sindaci di campagna indagati, parliamo di un livello superiore. Anche qui non è difficile capire la dinamica, no?
  3. DOPO L’1 E IL 2 VIENE IL 3. Dunque se il piano di cui si parla è quello politico e se sul piano politico riscontriamo politici di livello regionale e nazionale che hanno almeno plaudito, sicuramente in buona fede, al disastro che poi pare essere emerso, sarebbe opportuno che se le a) spiegazioni non arrivano e b) le dimissioni ancora meno, qualcuno continui a chiedere. Non solo: che oltre a chiedere, legittimamente, insista per avere chiarezza, una chiarezza completa. Se poi aggiungiamo che il partito menzionato si è chiuso a riccio, ha minacciato e vergato querele, tentato di ridicolizzare chi tiene accesa la notizia, condendo il tutto con silenzi imbarazzati e imbarazzanti, scivoloni epici (si veda la reazione della Mori) e altro che per carità di Patria taciamo, beh, l’urgenza di parlarne e di parlarne sempre di più diventa quasi un obbligo. Anche questo non dovrebbe essere difficile da capire.

Quindi, cari signori facciamola facile: o spingere i* vostr* compagn* a parlare (e in seguito magari a dimettersi), oppure lasciate parlare gli altri. Come minimo.

Grazie.

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