«Bibbiano fa molta paura e deve sparire perché narra la crudeltà femminile» (e omo-progressista)

foto presa da qui

Chiacchierata col Guelfo Rosa [RS]

GR: Cristiano, maschio, non sodomita e, lo dico da antirazzista di ferro, preferibilmente chiaro di pelle.

RS: Che è?

GR: Come “che è”? Si tratta dell’anti-Bibbiano, il modello da eliminare: sono duecento e più anni che ci provano in maniera più o meno esplicita. Ma li vedete i film americani o anche solo i programmi televisivi? Chi è ridicolizzato, ferito, umiliato, schiacciato, sconfitto in quanto cattivo, meschino, bugiardo e stupido? Incrociate i dati, concentratevi e trovate la risposta. La nostra società odia la virilità che spaventa le mezze donne e costringe gli uomini almeno a tentare di essere ciò che dovrebbero. La nostra società orizzontale e materialista detesta anche il Cristianesimo e la sua Croce “scandalo per i giudei, stoltezza per i pagani“. Una società così, iper-erotizzata e quindi a-sessualizzata non può che odiare l’eterosessualità (che è l’unica vera forma di sessualità, in quanto feconda). E in questo odio tracimante – lo ripeto: da antirazzista – deve detestare anche un po’ l’uomo bianco. Lo diceva Miguel qualche tempo fa qui su Radio Spada: Essere maschi (non sodomiti), bianchi e cattolici significa essere soggetti tendenzialmente sgraditi nella società d’oggi: potenziali femminicidi (maschi), potenziali xenofobi (bianchi), potenziali intolleranti (cattolici). Il problema è che a queste tre caratteristiche poste congiuntamente si associa una categoria piuttosto curiosa di cui fanno parte San Pio V e San Pio X, San Domenico e San Francesco, San Tommaso d’Aquino e San Bonaventura, San Benedetto e Sant’Antonio da Padova, San Gregorio Magno, San Leone Magno e Sant’Alberto Magno, così come Carlo Magno e Carlo Martello e altri a seguire. […] Il riconoscersi fisicamente e moralmente in persone che si prendono a modello è importante e, ovviamente, vale anche per gli altri popoli.

RS: E Bibbiano…

GR: … E Bibbiano, come semplice narrazione, è la negazione frontale di tutto questo. Dico “come semplice narrazione” perché l’accertamento giudiziario, in questo caso, è irrilevante. Una vicenda narra anche, e soprattutto, delle suggestioni, descrive un clima, uno sfondo, a volte un sogno, altre un incubo. Il tema penale – e anche fattuale – da questo punto di vista conta quasi nulla. Parliamo dello storytelling, che qui è pericoloso. Anzi pericolosissimo.

RS: Da questo punto di vista è peggio del Forteto.

GR: Molto peggio. Bibbiano ha una narrazione che, da sola, implica la negazione immediata di tutte le balle sesquipedali che ci hanno raccontato negli ultimi decenni, o addirittura negli ultimi secoli. Cancella il femminismo, sbriciola il progressismo, annulla e infanga il loveislove omosessualista, sfregia persino certo modernismo dai cui vuoti morali e spirituali ha preso spazio tutto questo. Lo storytelling di Bibbiano è quello di una società che corre verso la meta del suo annientamento violento, della negazione di un Dio trascendente che arriva alla negazione dell’uomo, dell’involuzione in un matriarcato lesbo-progressista maltrattante e prevaricante. Bibbiano è il futuro temibile reso presente agghiacciante. Bibbiano è un romanzo distopico a portata di clic. Bibbiano è cinematografia horror ambientata in un inferno arcobaleno a dieci minuti dal casello autostradale Campegine – Terre di Canossa. Bibbiano fa molta paura. Non lo vedete?

RS: Bibbiano è anche il paradosso di certi effetti collaterali della guerra al “patriarcato”.

GR: Ovvio. Anche qui la narrazione è davastante per i cacciaballe progressisti e “genuinamente democratici”. Lo storytelling parla di bambini che volevano il papà, che piangevano perché chiedevano la “famiglia tradizionale” dove erano nati. E una coalizione di lesbiche che ne combinava di ogni, fino al maltrattamento. Bibbiano racconta anche quello che dalle nostre parti si dice da anni, non mi stanco di ripeterlo: il piano inclinato dal divorzio al gender. Poi le conferme – sempre nel campo dello storytelling – sono a bizzeffe, in questa vicenda abbiamo visto di tutto: dalle lezioni di teologia (da bar) deviata alle derisioni verso le processioni cattoliche di riparazione fino alla bestemmie alternate ai canti eucaristici. Siamo oltre il Forteto, da un certo punto di vista, perché il cuore della vicenda qui è femminile: aggravante insormontabile nella società del se non ora quando.

RS: E tutto si somma allo tsunami politico.

GR: I protagonisti hanno tutti, o quasi tutti, un orientamento molto definito. Sapete cosa ho fatto ieri? Sono andato sulle homepage dei principali quotidiani e ho messo come criterio di ricerca testuale riferito all’homepage stessa: “Bibbiano”, “angeli”, “demoni”, “affido”. A parte un articoletto collaterale sull’affido, trovato nulla. Che ne dite?

RS: Va di moda la vicenda russa di Savoini.

GR: Sì, e vi dico che nelle terre attorno a Bibbiano la “vicenda russa” è andata di moda per mezzo secolo. Ma era russo-sovietica. Oggi invece sono costretti a parlare dei viaggi in Russia del signor Savoini e minacciano querele per chiuque dica una parola fuori posto sul caso Bibbiano

RS: Pare che alla data di qualche giorno fa di querele ne siano partite 23.

GR: Grande segno di debolezza. Nessuno ha il dirittto di diffamare, ma queste operazioni da assalto con tanto di team di avvocati sono patetiche. Facciano ordine al loro interno. A proposito: come mai Zingaretti non ha preteso, non dico le dimissioni immediate (che pure ci starebbero), ma almeno un chiarimento pubblico per gli atti politici della presidente Mori (qui e qui) e della senatrice Vanna Iori (qui)?

RS: Pare che la Mori sia troppo impegnata per la legge regionale contro l’omotransnegatività.

GR: E a me pare che questa vicenda bruci, non tanto sul piano penale ma su quello politico. E sociale. E filosofico. E storico. E che a forza di bruciare rischi di diventare un incendio.

Un commento a "«Bibbiano fa molta paura e deve sparire perché narra la crudeltà femminile» (e omo-progressista)"

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