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di Redazione

Quando un uomo muore di solito è il silenzio a prevalere, perché la parola passa a Dio.

Ma quando un uomo famoso muore sono gli altri uomini a coprire il silenzio con ogni genere di commento pubblico: dal ricordo all’elogio fino alla benevola critica. C’è poco da fare, gira così il mondo.

Camilleri aveva talento, questo è indubitabile. E ha raccontato un pezzo d’Italia, talvolta non solo geografico.

Se nessuno di noi può giudicare in foro interno, in foro esterno – tuttavia – lo sguardo non può limitarsi alla letteratura ma deve rivolgersi al personaggio nel suo complesso.

Ecco, senza tanti fronzoli: Camilleri le ha sbagliate quasi tutte. E sbagliate di grosso.

Badate: non per il veleno sputato addosso a questo o a quel politico, non per i modi bruschi, non per i mille accidenti comportamentali che ognuno di noi non può non rimproverarsi. No, Camilleri ha sbagliato la sostanza.

Ha combattuto dalla parte sbagliata, veramente sbagliata. Diverse volte quella dei vincitori.

”Non mi vergogno di essere stato fascista – ha detto lo scrittore . Sono orgoglioso di essere stato e di essere un uomo di sinistra”, fu la sintesi che offrì.

Da fascista (giovanissimo) a inauguratore di sedi del partito comunista, ma col permesso degli Alleati appena sbarcati e del vescovo locale. Lo racconta Repubblica:

Quando gli alleati sbarcarono in Sicilia, chiese subito di poter aprire una sede del partito comunista. Sulle prime, gli dissero di no. Poi, però, grazie all’ intercessione del vescovo, potè aprire quella benedetta sede. Il vescovo aveva garantito per lui: “Se tutti i comunisti sono come Camilleri, va bene”.

Già: un bel pezzo della vita con quelli à la page, con la sinistra di sistema alla Tsipras, la sinistra che piace a chi conta, appoggiata nel 2014 (sostegno poi ritirato per polemiche interne poco dopo).

“Laico” e progressista, nel luglio 2008 partecipava all’antiberlusconiano No Cav Day e metteva in commercio con la berlusconiana Mondadori Il tailleur grigio. L’antiberlusconismo militante non escludeva altre operazioni commercial-letterarie: nel 2007, sempre per Mondadori, Il colore del sole. E parecchi altri prima e dopo.

Ma torniamo a quel luglio 2008 e al parapiglia che ne uscì, lasciando la parola a Sgarbi si può leggere:

Un bel risultato per una manifestazione contro Berlusconi: non aver convinto neanche il «conduttore» scelto da Pancho Pardi. Ovunque si sono lette le imbarazzate dichiarazioni degli organizzatori, lo sconforto di Furio Colombo, l’irritazione diffusa, soprattutto a sinistra per Grillo e la Guzzanti. All’indomani della mia difficile, e non complice partecipazione ad Anno zero, un comunista intelligente e illuminato come Luciano Canfora mi comunicò la sua indignazione parlandomi di «squadrismo». Tornando in piazza ad attaccare assenti, dal presidente della Repubblica al Papa con insulti innominabili, i picchiatori sono riusciti a scandalizzare anche i loro sostenitori. Così oggi si dissocia anche Andrea Camilleri, che pure ha partecipato attivamente alla manifestazione con le sue poesiole incivili. Non è stato, in verità né più persuasivo né più corretto di Grillo e della Guzzanti coll’aggravante di avere dissacrato, oltre che gli avversari, anche la letteratura. Oggi critica aspramente la Guzzanti e ritiene sbagliata l’aggressione alla Carfagna, quanto a Grillo afferma con perfetta lucidità: «Sono sempre stato critico con Grillo e a maggior ragione lo sono ora. La sua è un’azione negativa. È qualunquismo. Io non sono per l’antipolitica: sono per la buona politica. È opportuno mantenere posizioni distanti da quelle di Grillo». Non di meno oggi voterebbe Di Pietro di cui Grillo è l’ideologo.

In politica Camilleri non era un mago. Nel gennaio 2009 decise di scendere in campo prospettando il Partito dei Senza Partito, in carovana con Antonio Di Pietro e Paolo Flores d’Arcais (permetteteci di stendere veli pietosi) per partecipare alle elezioni europee di quell’anno ma già il 12 marzo venne annunciato il mancato accordo fra i tre cavalieri. Anzi, no: “Cavalieri” no.

Insomma, ci fermiano qui perché andare oltre sarebbe infierire. Chiudiamo solo con un aneddoto: pare che il giovanissimo Camilleri dal 1939 al 1943, ebbe una breve esperienza in collegio vescovile, dal quale fu cacciato per essersi preso la libertà di lanciare uova contro un Crocifisso.

Camilleri è stato molto spesso – quasi sempre – dalla parte di chi lanciava uova contro la Croce, a volte in maniera indiretta. Ma la compagnia di giro era quella.

Ecco: ora Camilleri è lì davanti a Colui che è stato Crocifisso e c’è da pregare che di uova non ne volino in sua direzione.

Perché sarebbe la peggiore fine dell’unico spettacolo teatrale che conta.

R.I.P.