Chi è Santa Maria Maddalena?

a cura di Giuliano Zoroddu

Maria Maddalena una delle Sante più importanti della storia della Chiesa, fu la prima (dopo la Vergine Santissima ovviamente!) a vedere il Cristo Risorto, fu la prima ad annunziarlo agli Apostoli, è la Apostola Apostolorum ed in virtù di questo alto ufficio la Chiesa Romana alla messa in suo onore fa cantare il Credo. Tuttavia, sebbene in Occidente si creda che ella sia la “peccatrice” convertita – e la stessa Chiesa Romana, leggendo San Gregorio Magno a Mattutino, concorda con questa identificazione – i Padri, i Dottori e gli Esegeti cattolici non sono unanimi. Ecco il perché del titolo interrogativo. Il seguente prospetto vuole dar conto delle differenti tesi in merito ed anche invitare il Lettore ad una pia meditazione su questa grande Santa, esempio di dedizione totale al Signore e di amore penitente verso di Lui.

«Et ecce mulier, quæ erat in civitate peccatrix …» 
(Luc. VII, 37)

Peccatrice. Questa parola serve a Indicare una donna di mala vita, riconosciuta da tutti come tale. Si suole domandare chi sia questa donna, e se debba identificarsi con Maria Maddalena e con Maria sorella di Lazzaro e di Marta.
Gli argomenti tratti dalla Scrittura lasciano indecisa la soluzione del problema, e la tradizione dei Padri è incerta sopra di questo punto.
Alcuni, come Origene, Teofilatto, Eutimio, ecc. distinguono la peccatrice di S.Luca da Maria Maddalena e da Maria sorella di Lazzaro, e ammettono così che i tre nomi rispondano a tre persone distinte.
Alcuni identificano la peccatrice con Maria Maddalena, ma la distinguono da Maria sorella di Lazzaro; mentre alcuni altri fanno una sola persona della peccatrice e di Maria sorella di Lazzaro, distinguendo però quest’ultima da Maria Maddalena.
S. Cipriano però, S. Efrem, S. Agostino, S. Gerolamo, S. Bernardo, ecc. , sostengono che i tre nomi rispondono a una persona sola. La liturgia della Chiesa [Latina, ndr] segue questa ultima opinione «il che indica che almeno non vi è alcuna ragione dimostrativa contro l’unità delle tre Marie» (Dict. Vig. Marie, p. 815). D’altra parte gli argomenti che si portano a favore sono assai forti: 
1° S. Luca al cap. VII, 36-50, narra la conversione di una peccatrice, la quale si diede tutta al Signore; e poi al cap. VIII parlando subito di parecchie donne, che seguivano Gesù provvedendolo del necessario colle loro sostanze, nomina prima di tutte Maria Maddalena, dalla quale Gesù aveva cacciato sette demonii. Or non è forse più che probabile che Maria Maddalena sia appunto la peccatrice si cui poco prima ha parlato?
2° S. Giovanni al cap. IX, 2, dicendo che Maria sorella di Lazzaro era quella che unse d’unguento il Signore e gli asciugò i piedi coi suoi capelli, non può riferirsi ad un’altra che a quella narrata da S. Luca VII, 36 e ss. , e lascia quindi manifestamente intendere che la sorella di Lazzaro e la peccatrice siano una persona sola.
3° Si aggiunga ancora che sia nella peccatrice come in Maria sorella di Lazzaro e come in Maria Maddalena si manifesta un’identità di carattere e di abitudini, cioè un amore intenso per Gesù e un desiderio appassionato di stare con lui (Matt. XXVI, 7; Marc. XIV, 3; Luc. VII, 47; X, 38-42; Giov. XI, 32-33; XII, 2-3), il che dimostra che i tre nomi corrispondono a una persona sola. 
Contro di questa opinione non si può muovere alcuna seria difficoltà. Gesù è venuto a salvare i peccatori e non deve recar meraviglia che abbia ammesso al suo seguito una peccatrice purificata colle lagrime del pentimento. D’altra parte non v’ha nulla di inverosimile che la donna, la quale si presentò in casa di Simone in Galilea, fosse originaria di Magdala o vi avesse possessioni così da essere chiamata Maddalena, e siasi poi recata ad abitare a Betania in compagnia della sorella Marta. Tutto quindi considerato, l’opinione che identifica la peccatrice con Maria Maddalena e con Maria di Lazzaro ci sembra la più probabile.
V. Knab. Com. in S. Matt.. 2° ed. vol. II, p. 404-408. Curluy, Com. in Evang. Ioan, 1880, p. 263-279. Lesétre, Dict. Vig. ,Marie-Madeleine, ecc.

(Padre Marco Sales OP, La Sacra Bibbia. Il Nuovo Testamento. Volume I. I Quattro Vangeli-Gli Atti degli Apostoli, Torino, 1911, p. 249)

Contrariamente Monsignor Francesco Spadafora così scriveva nel Dizionario Biblico (Roma, 1963) da lui stesso diretto

La Chiesa latina, al 22 luglio, celebra la solennità di s. M. Maddalena (o Magdalena), accomunando nella Liturgia i vari testi ora citati; rispecchia così la sentenza affermatasi tra gli Occidentali con S, Gregorio Magno che vede indicata ovunque una sola e medesima donna. Ma gli stessi PP. Latini anteriori espressero sentimenti diversi e i PP. greci ammisero tre donne distinte (V. Holzmeister, in VD, 16 [1936] 193·8); come ritengono comunemente i moderni esegeti: i testi evangelici, infatti, «nel loro senso naturale sono contrari all’unità » (M.- J. Lagrange, in RB, 21 [WI2] 204 ss.; s. Luc., p. 236). Già A. Calmet (sec. XVIII) affermava dei suoi contemporanei che i dotti scartavano 1’opinione di s. Gregorio; pur identificando (cf. Belser, Murillo) M. di Bethania con M. Maddalena, egli distingueva entrambe dalla peccatrice.
La peccatrice innominata e M. di Magdala. – Descritta l’unzione della prima (7, 36, 50), Lc. così continua: «In seguito Gesù passava di città in città, di villaggio in villaggio … e con lui andavano i dodici, ed anche alcune donne, le quali erano state guarite da spiriti maligni e da infermità: M., detta Maddalena, da cui erano stati cacciati sette demoni; Giovanna ecc. e molte altre, le quali somministravano ad essi dei loro averi» (Lc. 8, 1 ss.). M. Maddalena è presentata come un nuovo personaggio, senza relazione alcuna col racconto precedente. Essa è tra le mira colate, benestanti, che, grate, seguono il Signore, pensando al sostentamento suo e dei discepoli; liberata da un’ossessione particolarmente grave (cf. Lc. 11, 26): ma l’ossessione non è mai considerata come indice di vita colpevole; andava invece congiunta e si manifestava con disordini delle facoltà mentali, di cui invece nessuna traccia si ha nella peccatrice inno minata (Lagrange; cf. Vaccari, La S. Bibbia, VIII, Firenze 1950, p. 223).
Il testo separa nettamente le due donne; l’una ignota, è una peccatrice pubblica che con la contrizione perfetta ha meritato il perdono dei peccati e manifesta in pubblico il suo amore penitente per Gesù; l’altra, ben conosciuta, segue per gratitudine il Maestro che l’ha guarita, attraverso la Galilea, fino ai piedi della Croce; il cui amore ardente Gesù premia nel giorno della Risurrezione (Io. 20, 11-15). La peccatrice inno minata e M. di Bethania. Che questa sorella di Marta e Lazzaro, sia stata una volta donna di pravi costumi, non c’è accenno in tutto il Vangelo. Lc. 10, 39-42 ce la presenta in attenzione quieta e riposante ai piedi di Gesù. E la fiduciosa contemplativa. Altro che tormento di coscienza o atteggiamento mortificato! M. di Bethania unse Gesù (Io. 12, 1-8) in previsione della sua sepoltura dirà il Redentore, lodandola; a Bethania, sei giorni prima della passione. Nessuna relazione con l’unzione della peccatrice (Lc. 7), avvenuta in Galilea, ca. un anno prima. Tutte le circostanze sono irriducibilmente diverse, se si eccettua il nome dell’ospitante: Simone, così comune tra i Giudei da non costituire alcun appiglio per un’identificazione. S. Giovanni che scrive dopo tanti anni, nel presentare M. di Bethania (11, 2) dice anticipatamente «colei che unse il Signore», riferendosi non ad altra unzione, ma a quella che sta per narrare (c. 12); come uno storico presentando Wellington, prima di descrivere la celebre battaglia, può parlare del “vincitore” o di “colui che vinse a Waterloo” (cf. uso analogo in Mt. 10, 4; At. l, 16; 25, 13). I Vangeli non offrono ragioni plausibili per identificare l’innominata e M. di Bethania.
M. di Magdala e M. di Bethania .- È impossibile fame una sola persona. M. di Bethania (villaggio nei pressi di Gerusalemme) viene sempre indicata da Lc. (10, 39-42) e da Io. (11, 1-3; 12, 3) come sorella di Marta; per l’altra invece specificano sempre “la Maddalena” o di Magdala (villaggio sulla riva occidentale del lago di Genezaret) e mai la pongono in relazione con Marta. Conosciuta l’indole quieta, contemplativa della prima (Lc. 10, 39 ss.), immaginatela ora percorrere tutta la Galilea seguendo Gesù e i dodici, occupandosi al loro sostentamento, com’è detto della Maddalena! (Lc. 8, 2).
L’unificazione partì da Lc. 8, 2: l’ossessa M. di Magdala fu considerata una peccatrice (cf. s. Girolamo, PL 22, 588); e la si avvicinò all’innominata e se ne fece una sola persona, confondendo ossessione e vita peccaminosa. Quanti ritennero l’unità dell’unzione (Lc. 7; Io. 12) o in virtù dell’inciso (Io. 11, 2), identificarono M. di Bethania con la peccatrice innominata. Non restava quindi che confondere M. di Bethania e M. di Magdala e la cosa fu facilitata dall’identico nome. L’autorità di s. Gregorio per la Chiesa latina valse a far diventar comune questa opinione fino al sec. XVIII.






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