Di Vincent Lambert, dell’aborto, dell’idolo sanguinario che il nostro tempo adora.

di Massimo Micaletti

È dunque stata avviata la procedura di soppressione di Vincent Lambert. Non ci sono macchine da spegnere, né spine da staccare: lo faranno morire di fame e sete in stato di “sedazione profonda”, come del resto si può fare già anche da noi grazie alla Legge 219/2017. Dicono che non soffrirà, ma per vero non c’è nessun serio ricercatore pronto ad escludere che, pur nella sedazione profonda, non si avvertano sofferenze gravi come quelle da disidratazione e denutrizione. Lambert, a detta dei genitori, è cosciente e si rende conto di tutto: è del resto in rete da tempo il filmato che lo riprende mentre piange dopo aver saputo che sarà ucciso “per il suo bene”. Non possiamo neppure sapere quanto durerà l’agonia: tutte le previsioni fatte dai medici soppressori nei casi Evans, Gard ma anche Englaro si sono rivelate errate e i malati hanno continuato a vivere molto più del previsto.

Mentre un tetraplegico vive le sue ultime ore di vita, ci sono una donna, la moglie di Lambert, e un medico, il Dott. Sanchez, che finalmente possono ottenere quello che con determinazione perseguono da quando il caso è esploso, ossia la morte di Vincent. Ma non ci sono solo loro: c’è il governo francese che è sceso in campo per la soppressione di un suo cittadino gravemente invalido proprio in quanto gravemente invalido e se lo ha fatto c’è un motivo ben preciso. Il motivo ben preciso sta nelle deduzioni del Procuratore generale Molins rese nel procedimento innanzi la Corte di cassazione di Parigi: “Riconoscere il diritto alla vita come il superiore nella scala dei diritti dell’uomo avrebbe quale effetto rimettere in discussione la legge Leonetti o la legge sull’aborto[1]. Insomma, dobbiamo sopprimere i malati per coerenza con la legge sull’eutanasia e quella sull’aborto, che si reggono sul principio che il diritto alla vita non è il più importante dei diritti umani: più chiaro di così non si poteva dire e solo chi non vuol vedere non vede. La morte di Lambert è il necessario portato della legge sull’aborto ed era stato detto più e più volte che la soppressione del concepito, del morente, del malato (e Vincent non sta morendo!) erano connesse l’una all’altra: passata la soppressione del concepito, essere umano innocente e mero oggetto della decisione altrui, sarebbero passate anche la soppressione del malato, pure contro le volontà sua e di chi lo ama. Charlie Gard, Alfie Evans, Isaia Haastrup, “Inés”, Vincent Lambert: li hanno uccisi e li stanno uccidendo tutti uno ad uno, dopo ore ed ore di agonia nello strazio dei loro familiari. Tutti indifesi, tutti malati, tutti insopportabili per il mondo tranne che per chi gli voleva bene, li accudiva, li proteggeva e non è riuscito a proteggerli da chi avrebbe dovuto curarli.

In una sua conferenza di qualche tempo fa, il Professor Paolo Pagani ha detto che il mondo moderno vive di idoli, e gli idoli prima o poi vogliono il sangue: quest’idea mi torna in mente continuamente quando approfondisco vicende come quelle di Alfie o Charlie ed è stata consacrata nelle parole del procuratore generale Moulin. Volete l’aborto e l’eutanasia? Dovete prendervi anche la soppressione dei malato, degli invalidi, la vostra soppressione, anche contro la vostra volontà, sennò il giocattolo si rompe. Abortisti e libertari non se la prendono, perché il concetto è stato detta da uno – Moulin, appunto – che la pensa come loro ma che ci ha risparmiato i giri di parole e i sentimentalismi e l’ha messa giù così com’è.

E quale sarebbe il nostro idolo? La libertà? Nient’affatto. Se l’idolo sanguinario del mondo moderno fosse la libertà, chi la predica si accorgerebbe che colla vita se n’è andata pure la libertà. Qualcuno credeva che la rinuncia alla propria vita o alla vita del proprio figlio fosse la più alta espressione di libertà e invece ecco che se la morte è una medicina, se la morte è l’anestetico o il contraccettivo più efficace, allora te lo becchi che tu lo voglia o no.

E allora, a quale idolo stiamo sacrificando vite innocenti? Alla pancia. Alla pancia, all’istinto sessuale, alla paura di morire, alla paura di veder soffrire. Altro che libertà, la pancia è questo: istinto e paura, la totale disfatta della ragione e della speranza. E per giustificare gli istinti e allontanare la paura vengono approvate leggi che sopprimono i nascituri e uccidono i malati. Ma – occhio – tutto per la tutela della salute, perché il diritto alla salute, nel suo delirante essere intesa come assenza di disagio fisico e psichico, è divenuto il guardiano della pancia, il nume tutelare di chi vuol fare quello che gli pare: finché, per la sua salute, per il suo bene, non lo accoppano a forza. Che accoppino chi è per la libera soppressione o che ne accoppino un altro che non la pensa così, non fa alcuna differenza: che accoppino anche te, non cambia nulla, anche se persone che ti amano chiedono a gran voce che di prendersi cura di te.

L’idolo vuole il sangue e tu devi morire per il tuo bene: anche se chi ti vuol bene non lo capisce e tu, magari, non lo vuoi.


[1] http://www.lefigaro.fr/flash-actu/affaire-lambert-le-procureur-general-preconise-de-casser-la-decision-ordonnant-la-reprise-des-traitements-20190620

2 Commenti a "Di Vincent Lambert, dell’aborto, dell’idolo sanguinario che il nostro tempo adora."

  1. #Silvia   3 Luglio 2019 at 12:08 pm

    …E i gilet gialli dove stanno? Tutti in “sedazione profonda”?

    Signore Gesu’ Cristo, Figlio di Dio, abbi pieta’ di noi!

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  2. #Antonio Diano   9 Luglio 2019 at 12:33 pm

    Magistrale. Nulla da aggiungere, se non la piena condivisione. E sempre la preghiera per Vincent, fino all’ultimo nutriamo la speranza di un miracolo. E se ciò non avverrà, sia fatta ovviamente la Volontà di Dio. Se Vincent sarà ucciso, continueremo beninteso a pregare per la sua anima, ma aggiungeremo una richiesta: Vincent, prega per noi da Lassù, le tue preghiere saranno certo potentissime di fronte a Dio. Per ora continuiamo a pregare per la sua salvezza terrena.

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