I monti di Gelboe fra esegesi e liturgia.

a cura di Giuliano Zoroddu

I monti di Gelboe (o di Ghilboa) sono una catena montuosa sita a nord d’Israele che fu teatro della battaglia fra Israeliti e Filistei (1Sam. XXXI). Compaiono in una della antifone più belle della liturgia della Chiesa Romana, l’antifona al Magnificat dei primi vespri della V domenica dopo la Pentecoste, che altro non è che il lamento funebre che David cantò sul suicida Saul e su Gionata che nella suddetta battaglia incontrarono la morte (2Sam. I).

Montes Gélboë, nec ros nec plúvia véniant super vos: quia in te abjéctus est clípeus fórtium, clípeus Saul, quasi non esset unctus oleo. Quómodo cecidérunt fortes in bello? Jónathas in excélsis interféctus est: Saul et Jónathas, amábiles et decóri valde in vita sua, in morte quoque non sunt divísi.

[Monti di Gelboe, non cada più su di voi né rugiada, né pioggia: perché su di te fu abbattuto lo scudo dei forti, lo scudo di Saul, come s’egli non fosse stato unto con l’olio. Come son caduti i forti nella battaglia? Gionata fu ucciso sulle alture: Saul e Gionata, amabili e grandemente gloriosi nella loro vita, neppure in morte sono stati divisi]

L’episodio viene ricordato anche nelle lezioni del Mattutino della Domenica e la Santa Madre Chiesa, facendo parlare Papa san Gregorio Magno, ci disvela gli arcani racchiusi in questa solennissima elegia davidica.

Perché mai Davide, che non ricambiò il male a chi gliene faceva, avendo appreso che Saul e Gionata erano caduti in battaglia, maledisse i monti di Gelboe dicendo: «Monti di Gelboe, non cada più su di voi né rugiada né pioggia: né ci siano campi di primizie, perché ivi fu abbattuto lo scudo dei forti, Io scudo di Saul, come se egli non fosse stato unto con l’olio!». Perché mai Geremia, vedendo che la sua predicazione incontrava difficoltà negli uditori, uscì in questa maledizione; «Maledetto l’uomo che ha annunziato e detto a mio padre: «Ti è nato un bambino»?
In che furono colpevoli i monti di Gelboe nella morte di Saul da non ricevere più né rugiada, né pioggia, e da seccare in essi ogni verdeggiante vegetazione conforme all’augurio di maledizione? Ma perché Gelboe significa corso d’acqua, e Saul, cui l’unzione non impedì di morire, essendo figura del nostro Mediatore nella sua morte; non malamente i monti di Gelboe rappresentano quei Giudei dai cuori superbi, che, abbandonandosi a una marea di cupidigie terrene, si mescolarono nella morte di Cristo, l’unto per eccellenza: e perché il re, l’unto vero, perdette la vita del corpo in mezzo ad essi, perciò, privati d’ogni rugiada di grazia, essi sono nella sterilità.
Di essi è detto con ragione che non potranno più essere campi di primizie. In fatti le anime superbe degli Ebrei non danno più frutti nuovi: perché, alla venuta del Redentore, rimasero nella massima parte nell’infedeltà, e non vollero seguire i primi insegnamenti della fede. E mentre la santa Chiesa s’è mostrata fin dai primordi precocemente feconda per la moltitudine dei Gentili generati, appena è se, negli ultimi tempi, ella raccoglierà alcuni Giudei che potrà trovare ancora, raccogliendoli come una tardiva raccolta, e serbandoli come frutti di tardiva stagione.
(Moralia in Job, IV, 4)

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