I prodigi delle ‘madonnelle stradarole’ che stupirono Napoleone

Il 9 luglio si celebra la festa dei Prodigi della Beata Vergine Maria in memoria del fenomeno di “animazione” che coinvolse svariate immagini mariane lungo le strade e nelle chiese di Roma nell’anno 1796. Il fenomeno, che non è solo romano, si inquadra in un più ampio contesto storico e teologico come nell’articolo di seguito si potrà vedere.

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Il 1796 è un anno tragico per l’Italia: le armate napoleoniche hanno invaso tutto il Nord della penisola e stanno minacciando gli Stati del Papa. Con una serie di fulminee vittorie il ventisettenne Bonaparte ha sbaragliato i Piemontesi e gli Austriaci, occupando tutto l’occupabile. I saccheggi, le ruberie, le repressioni sanguinose si susseguono a ritmo impressionante. In Francia il giacobinismo ha eseguito una vera e propria mattanza di sacerdoti, suore e religiosi; il re e la regina sono stati decapitati e la scristianizzazione procede al tonfo lugubre della ghigliottina. Anche nella nostra penisola gli invasori sventrano chiese e profanano altari; chi si ribella viene selvaggiamente massacrato. Sembra che nessuno possa fermare quei diavoli che hanno già sconvolto il regno «cristianissimo» e non fanno mistero di voler sradicare per sempre la religione puntando sul suo cuore, Roma. Nei luoghi a rischio la gente è sgomenta, il popolo moltiplica le processioni e le invocazioni al Cielo per averne protezione. 

In Ancona, che è il porto pontificio principale dell’Adriatico e fa gola ai Francesi, la cattedrale si riempie, si supplica la Madre di Dio con l’antica preghiera “Salve Regina”, affinché si degni di rivolgere a chi la prega «quegli occhi suoi misericordiosi». E il 25 giugno, proprio mentre gli invasori sono alle porte della città, il quadro della Madonna del Duomo comincia a muovere gli occhi, portandoli sulla gente inginocchiata. La voce si diffonde immediatamente. Tutti accorrono da ogni parte. Il miracolo perdura per mesi, ininterrotto. Le Autorità sono costrette a promuovere un’inchiesta ufficiale, con tanto di notai verbalizzanti, perizie di scienziati e interrogatori di testimoni (che sono migliaia). Questa mole di documenti si trova ancora oggi negli archivi. I giacobini locali avvertono Napoleone che il clero anconitano sta truffando il popolo per farlo insorgere contro gli invasori. Appena entrato in città il Generale ordina che gli si porti il quadro, lo prende minacciando di distruggerlo. È alla presenza dell’intera municipalità, di canonici e del suo Stato maggiore: tutti lo guardano tenere il dipinto tra le mani. D’improvviso il suo volto sbianca, Napoleone esita, resta senza parole. Poi si scuote e riconsegna l’immagine, comandando di tenerla coperta. C’è chi giura che Napoleone ha visto il prodigio e ne è rimasto scosso. Il fatto è che ha cambiato idea senza motivo apparente, e non è da lui. 

Madonna del Duomo di San Ciriaco (Ancona)

Occupata Ancona e sbaragliati i pontifìci, i Francesi dilagano: Roma non ha più speranze. Il papa Pio VI ordina preghiere, digiuni, cerimonie propiziatrici; si invoca soprattutto la Madonna, venerata nella capitale della cristianità in modo speciale attraverso le migliaia di «madonnelle stradarole» che fanno della città intera un vero e proprio Santuario mariano a cielo aperto.

E il 9 luglio anche qui la Regina «rivolge quegli occhi suoi misericordiosi» su chi la supplica. La Madonna detta dell’Archetto è la prima: sta nel rione Trevi, uno dei più popolari. Quasi nello stesso momento altre immagini mariane seguono. In breve, se ne contano a decine. La gente corre di qua e di là a vedere i miracolosi movimenti di occhi; occorre far intervenire la forza pubblica per disciplinare gli accessi.

Frattanto, anche in provincia accadono cose simili. Si hanno come due epicentri, Ancona e Roma. Roma soprattutto. A un certo punto si contano ben centoventidue immagini miracolose in tutti gli Stati del Papa. Anche a Roma si apre l’inchiesta ufficiale, i cui resoconti sono tuttora conservati. Poiché i fenomeni continuano a svolgersi sotto gli occhi dei giudici e dei cancellieri verbalizzanti e durano in qualche caso più di un anno, il processo viene ristretto a sole ventisei immagini miracolose, giudicate sufficienti per accertare la verità dei prodigi. Il Cardinale Vicario Giulio Della Somaglia (egli stesso testimone oculare) deve emettere un decreto che attesta ufficialmente quanto avvenuto; il Papa indice una serie di missioni da predicarsi nelle piazze principali (uno dei predicatori incaricati è San Vincenzo Maria Strambi); viene autorizzata una festa liturgica in ricordo degli avvenimenti. I prodigi avvengono in chiese, in case private, in conventi. Ma soprattutto all’aperto, dove la gente è quasi costretta a vederli. I testimoni sono unanimi: le immagini (dipinti, disegni, statue, bassorilievi) portano gli occhi sulla folla, avvolgono con uno sguardo materno gli astanti, poi si alzano verso il cielo. Come se raccogliessero le preghiere e le offrissero al Signore. A volte si tratta di Cristo o di Santi, ma è la Madre di Dio la vera protagonista. Le testimonianze, conservateci negli archivi, provengono da tutti i ceti: cardinali, popolani, artigiani, nobili, stranieri, perfino atei e infedeli. Impressionante il resoconto giurato di Giuseppe Valadier, il maggiore architetto dell’epoca (poi diventato filonapoleonico), che con la competenza dell’esperto descrive commosso i miracoli in ben sei immagini. 

In quei giorni la vita cittadina cambia, non si sentono più alterchi, bestemmie, risse, litigi; ai piedi delle icone miracolose si formano mucchi di refurtiva restituita, i confessionali traboccano, si devono tenere le chiese aperte anche la notte. Una simile «ondata di miracoli» non ha uguali in tutta la storia del Cristianesimo; eppure la storiografia non li ricorda. Uno storico insospettabile, il laicissimo Renzo De Felice, è stato l’unico a occuparsene in uno studio del 1965. Non ci credeva, naturalmente, ma non poteva non manifestare il suo stupore per il silenzio che, anche da parte cattolica, ha avvolto questo importantissimo pezzo di storia. La provocazione lanciata da De Felice è stata raccolta solo in tempi recentissimi da uno studioso, anch’egli laico, delle insorgenze antinapoleoniche (altro fenomeno storico rimosso, sebbene abbia coinvolto tutta l’Italia, con ben trecentomila uomini sollevatisi in armi contro gli invasori, in nome della religione). Si tratta di Massimo Cattaneo, che in un suo studio ha portato avanti l’indagine di De Felice, ammettendo che non può essere sbrigativamente classificato come truffa un fenomeno così esteso e duraturo: far produrre in miracoli centinaia di immagini in un territorio amplissimo, per mesi e mesi davanti a miriadi di testimoni (molti dei quali scienziati munitisi degli strumenti più sofisticati del tempo), senza che nessuno si accorgesse del trucco (e parecchie delle testimonianze provengono da notori miscredenti) è cosa impossibile.

Ma perché questo è avvenuto? Perché proprio lì? Perché non prima e non dopo? È quanto si sono chiesti Vittorio Messori e Rino Cammilleri in questo libro: Gli occhi di Maria (Rizzoli); in esso i due Autori, dopo una dettagliata ricostruzione degli avvenimenti, si interrogano sul loro significato in chiave cattolica. Sappiamo che quanto di peggio poteva accadere accadde: Roma fu invasa e depredata dei suoi tesori; perfino l’Archivio vaticano, la memoria storica dell’Occidente, fu portato via; il centro del Cristianesimo fu trasformato in Repubblica giacobina e ben due Papi vennero deportati; uno, Pio VI, morì in carcere in Francia. 

Molto probabilmente, la Madre di Dio volle rassicurare i suoi figli: non si preoccupassero, perché quanto stava accadendo era stato supernamente previsto e doveva accadere, ma la protezione di Maria non sarebbe venuta meno. Scavando nel passato si scopre che fin dal XV secolo gli astrologi avevano predetto un colossale rivolgimento sociale e politico a partire dalla Francia e dal 1789. Impressionanti profezie, anche di santi come Benedetto Giuseppe Labre (la cui ricognizione canonica in vista della beatificazione non a caso avvenne il giorno precedente il primo miracolo romano), avevano avvisato.

Perché Dio ha permesso che la sua Chiesa entrasse, proprio in quel tempo, nel suo Calvario? È da lì, infatti, che comincia la modernità che siamo abituati a conoscere; è lì che inizia la lotta, e a mano armata, dell’Occidente contro la sua religione. 
Qui si entra nella teologia della storia e si possono fare solo supposizioni. Il paragone che viene in mente è quello del Getsemani, con Cristo che supplica il Padre di scamparlo da quel che sta per succedergli. Ma succede lo stesso, perché è necessario che succeda. Gli uomini non hanno la consapevolezza dell’Uomo-Dio, né la sua totale fiducia in quel che ha decretato il Padre. Forse per questo è intervenuta in prima persona la Madre a consolare e rassicurare. 

Non a caso, sia ad Ancona che a Roma, i prodigi del 1796 cominciano di sabato, giorno tradizionalmente consacrato al culto di Maria. Ella rivolge ai suoi figli, che glielo chiedono, «quegli occhi suoi misericordiosi», ed è un gesto che tutti i testimoni comprendono perfettamente: ne fanno fede gli atti ufficiali.

Mater Providentiae in Via delle Botteghe Oscure.

Ancora oggi, in Roma e in Ancona (ma anche altrove), lapidi e iscrizioni ricordano i miracoli di quell’anno straordinario. 
A Roma, una delle più visibili la si trova in via delle Botteghe Oscure, vicino a quella che un tempo fu la sede storica del Partito Comunista italiano.La «madonnella» c’è ancora, circondata, ora come allora, di ex-voto per grazia ricevuta.

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