“Il Conte di Chanteleine”: Jules Verne racconta l’epopea vandeana

di Luca Fumagalli

I capolavori di Jules Verne hanno accompagnato generazioni di lettori. Dalla Terra alla Luna, Il giro del mondo in ottanta giorni, Ventimila leghe sotto i mari e Michele Strogoff sono solo alcuni dei titoli più noti della vastissima bibliografia del francese che conta circa un centinaio di libri. Verne, con i suoi racconti fantastici e i suoi “viaggi straordinari”, fu certamente un anticipatore del futuro, un cantore delle magnifiche sorti e progressive, ma anche un “cercatore”: i suoi volumi sono innanzitutto avventure alla scoperta dell’ignoto, dello sconosciuto.

Dietro a un tale atteggiamento, oltre alla vorace curiosità di una mente mai sazia, si cela anche e soprattutto il desiderio di penetrare quel Mistero – con la “M” rigorosamente maiuscola – che è la vita. Originario della Bretagna, terra dalle salde radici cattoliche, Verne era infatti un uomo profondamente religioso, sostenitore della legge e dell’ordine, che più di tutto desiderava cogliere nel creato le tracce del suo divino artefice. Non cambiò nemmeno quando, dopo la laurea in Legge, arrivarono i primi grandi successi editoriali che lo trasformarono in un autore destinato a rimanere tra i più apprezzati della letteratura francese.

Nel 1864, mentre stava lavorando a uno dei suoi bestseller, Viaggio al centro della terra, chiese all’editore di pubblicare un romanzo storico che aveva da tempo nel cassetto, Il Conte di Chanteleine. Il libro riguardava una pagina tragica della storia nazionale: la rivolta della Vandea. Si trattò della reazione di una società contadina, tradizionale e cattolica all’aggressione perpetrata dallo stato autoritario uscito dalla Rivoluzione francese del 1789, uno stato formalmente espressione della volontà popolare, ma in realtà creatura di una ristretta élite di comando, pregna di illuminismo e di odio per la Chiesa. Fu così che, in nome di Dio e del re, le popolazioni della Vandea, del Maine e della Bretagna diedero il via a una guerra che preoccupò non poco il governo di Parigi. Alla fine gli insorti vennero sconfitti e massacrati, ma tennero impegnate le truppe repubblicane per parecchi mesi.

In questo contesto Verne ambienta Il Conte di Chanteleine, storia dell’eroe eponimo, condottiero monarchico di origini bretoni, impegnato in una missione di salvataggio e vendetta. L’autore, non risparmiando dettagli scabrosi e inquietanti, si schiera apertamente dalla parte dei vinti, vittime di un vero e proprio genocidio, rivelando quello che la storia ufficiale ha poi ammesso (quando lo ha fatto) a denti stretti e in tempi molto recenti. All’epoca della pubblicazione il libro, se da una parte non dovette subire censure, venne tuttavia relegato al rango di “curiosità”, l’opera di un cattolico conservatore affetto dalla nostalgia per un passato ormi sepolto. La cultura ufficiale fece finta di non aver visto nulla e il pubblicò continuò ad acclamare Verne per le sue opere fantastiche.

Per fortuna la meritoria casa editrice Gondolin ha riesumato Il Conte di Chanteleine, riproponendolo al pubblico italiano in un’elegante edizione corredata da immagini (con prefazione di Paolo Gulisano). Un vero omaggio al genio di Julius Verne e ai martiri della Vandea che non può mancare nella biblioteca di ogni buon cattolico.  

Il libro: Jules Verne, Il Conte di Chanteleine, Verona, Gondolin, 2019, pp. 160, Euro 15.

Link all’acquisto:

https://www.fedecultura.com/Il-conte-di-Chanteleine-p137713759

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