La grande impostura. Riflessioni di C. Baronio dinanzi alla crisi presente, dai migranti a Bibbiano

Fonte 1 e 2

fonte immagine: Leaderamente

Quando il nemico ti ha portato a combatterlo con le armi da lui scelte, a usare il linguaggio che lui ha inventato, a farti cercare soluzioni tra le regole che lui ha imposto, hai già perso tutte le battaglie, compresa quella che avrebbe potuto vincerlo.
Sun Tzu

Vi è un fil rouge che tiene insieme, in modo direi quasi stupefacente e con perfetta coerenza, tutto ciò che costituisce l’opera maledetta della Civitas diaboli: l’impostura. D’altra parte, se il diavolo è spirito di menzogna, la sua cifra dev’essere per forza l’inganno e la frode; così come i membri di questa società infame non possono che essere falsi e mentitori. Al punto che la Verità stessa – coessenziale a Dio – dev’essere negata in quanto tale, ancorché possa apparire innocua. 
Eritis sicut dii. La menzogna luciferina rivolta ai nostri Protoparenti è stata il primo esempio di come suole agire il demonio: mostra come un miraggio un bene che egli non può concedere, per ottenere un male che noi sappiamo già esser tale. E coloro che Dio aveva creato immortali e non soggetti alla concupiscenza, destinandoli alla visione beatifica – poco meno degli angeli, come dice il Salmista – si trovarono ingannati e truffati dal serpente, perdendo ciò che più li avvicinava a Dio: la grazia, che è la vita di Dio stesso. E dico ingannati non nel senso che il loro peccato fu accidentale e non voluto, ma in quanto essi vollero credere alla menzogna luciferina, contro il comando di Dio. 
Così, dopo aver cercato di pervertire l’attesa del Messia venturo durante l’Antica Alleanza, e poi di adulterare con l’eresia le verità rivelate da Dio, insegnate da Cristo e affidate alla Chiesa, nel Settecento il Demonio ha insinuato negli uomini la negazione dell’esistenza di Dio, inventando dal nulla quell’ateismo che gli Antichi – salvo casi rarissimi – non riuscivano nemmeno a concepire: poiché se il contenuto della Rivelazione è oggetto di fede – nel senso che il credente vi presta fede per l’autorità di Dio rivelante – nel caso dell’esistenza di un Essere supremo, Creatore e Signore, che premia i buoni e punisce i malvagi siamo nell’ambito della conoscenza cui può giungere anche il semplice, sicché un uomo con retta coscienza può affermare di sapere con la ragione che vi è un Dio, e di credere per fede che quel Dio è Uno e Trino. 

La perversione cui assistiamo oggi non si limita alla fede, ma si estende alla ragione stessa, in un vero e proprio delirio, una vertigine, una nemesis ch’è punizione dell’hybris satanica. Non si salva nulla: il rifiuto della Fede è ormai acquisito nelle masse, che ora si vanno assuefacendo al rifiuto della realtà, dell’evidenza, della normalità. Non ci sono più maschi e femmine; non più buoni e cattivi; non più civili e selvaggi; non più colti ed ignoranti, non più sani e ammalati. Quel che sino ad alcuni decenni orsono poteva ancora esser dato per acquisito nelle società civili – la famiglia naturale, il diritto alla vita del nascituro, la condanna dell’incesto, della pedofilia, della poligamia e del cannibalismo – oggi appare frusto retaggio di un mondo al tramonto, mentre si vanno riconoscendo alle bestie i diritti e le tutele che la società moderna nega agli esseri umani. 
La Civitas diaboli è la versione capovolta e pervertita della Civitas Dei: per questo motivo in essa nulla si salva di vero, nulla di buono, nulla di giusto, nulla di bello. E se qualcosa sopravvive che lascia trasparire un ultimo raggio di verità, di bontà, di giustizia o di bellezza, questo viene tollerato solo temporaneamente, con l’unico scopo di raggiungere la meta finale senza suscitare lo scandalo dei giusti e render coesa l’opposizione dei buoni. 
La Storia è il campo di battaglia in cui si scontrano attraverso i secoli le armate del Dio Sabaoth – Signore degli eserciti schierati – e quelle del Nemico: al di là delle contingenze, i passi compiuti dall’uno e dall’altro schieramento sono sostanzialmente gli stessi, il primo avendo come scopo la gloria di Dio e la salvezza delle anime; il secondo l’offesa a Dio e la dannazione delle anime. Le battaglie – come ricordebbe anche il più modesto predicatore – sono state vinte ora dall’una, ora dall’altra falange; ma la vittoria finale del Signore dell’Universo è certissima. Ego vici mundum: ho già vinto il mondo. Quel che accadrà da qui al Giudizio Universale serve solo per temprare i giusti e dimostrare il trionfo del Bene. La via gloriosa della Croce, estesa nella misericordia di Dio anche ai Suoi figli, come premessa per la resurrezione. La persecuzione della Chiesa come Calvario del Corpo Mistico, sulle orme del Capo. 
Ma quel che vediamo analizzando gli eventi della Storia sembra ripetersi invariabilmente, come se la Storia stessa fosse una disciplina scientifica con proprie regole e leggi indefettibili, al pari delle scienze esatte. Si direbbe che una mente lucidissima riesca a replicare in vitro alcune circostanze politiche e sociali, con la certezza di ottenerne un analogo risultato. 

Prendiamo come esempio le migrazioni. Un fenomeno iniziato nel Settecento in Inghilterra, all’interno dei propri confini, dove la privatizzazione delle terre comuni fino ad allora disponibili agli abitanti delle campagne portò i piccoli agricoltori ed allevatori a dover cercare un lavoro nell’industria nascente, trasferendosi nelle metropoli. Da qui promiscuità, povertà, ritmi di vita inumani, deprezzamento della manodopera, diffusione della prostituzione e della criminalità, dell’alcolismo, delle violenze domestiche. Senza parlare dello sfruttamento dei bambini e delle donne, sottopagati rispetto agli uomini. Nelle campagne la povertà era tale non a causa del riscaldamento globale o del buco dell’ozono, ma perché le élite finanziare avevano deciso di sfruttare milioni di persone per il proprio tornaconto economico. E per farlo dovevano scardinare quell’equilibrio sociale e civile che era stato costruito attraverso i secoli. Agli orti, ai pascoli ed alle piccole proprietà agricole si sostituirono coltivazioni intensive più redditizie, sotto il pretesto della modernizzazione e del progresso. Ma quel progresso non era mai stato lo scopo di chi aveva ideato questo fenomeno, era il pretesto accettabile di un male dissimulato ma ben presente nella mente di chi lo perseguiva. 
Chi osservava questi fenomeni all’epoca – e la denuncia trovò voce nella Chiesa, nella politica e negli scrittori più sensibili, ad esempio Dickens – non poteva non identificare un rapporto di causalità tra la demolizione sistematica delle dinamiche sociali tradizionali e il degrado che i nuovi ritmi di vita comportavano. E avevano visto giusto: infatti, volendo ottenere esattamente gli stessi risultati, nell’Ottocento vi fu chi applicò lo stesso schema in Italia, dove l’industrializzazione del Settentrione (Torino, Milano e Genova) a danno del Sud rurale provocò una migrazione di massa dal Meridione, sradicando dalle proprie tradizioni e dalla propria famiglia migliaia di giovani, costretti ad insediarsi in periferie di metropoli che nulla avevano in comune con i ritmi di vita originari. Stessi risultati, stessi beneficiari finali dello sfruttamento delle masse. Stessa impostura.
Analogo fenomeno si è verificato con l’emigrazione delle classi operaie dal Sud al Nord dell’Europa, o verso quelle nazioni del Nuovo Mondo che promettevano benessere e riscatto sociale. Pensiamo a quanti Italiani e Irlandesi sono andati a cercar fortuna in America. Cattolici, a bene vedere, che rappresentavano nella loro Patria uno scomodo intralcio all’introduzione delle idee libertarie, e che viceversa una volta espatriati si trovavano abbandonati, esposti all’indottrinamento ideologico e facilmente reclutabili dalla criminalità organizzata. E questo ovviamente indebolì la famiglia, la religiosità, la conservazione delle proprie radici. Stessi risultati, stessi beneficiari finali. Stessa impostura.
Con l’industrializzazione del Settentrione si consolidò quell’unità d’Italia ch’era la premessa indispensabile per informare sotto un unico Parlamento legiferante e un solo esercito l’operato di un intera Nazione. Con l’Unione Europea stiamo assistendo esattamente alle stesse dinamiche, su più vasta scala: un unico Parlamento, una Commissione legiferante e a breve anche un solo esercito nelle mani di un’élite che nessuno ha eletto.
Dopo il Sud dell’Italia e il Sud dell’Europa, non poteva mancare il Sud del mondo: che è esattamente ciò cui asssitiamo oggi. Non è più il cafone siciliano cattolico che si trova in catena di montaggio a Torino, non è più l’Italiano che fa il pizzaiolo nella luterana Dortmund, ma il nigeriano maomettano che crede di trovare l’Eldorado a Marsiglia o a Padova. Così, dopo aver ottenuto l’indebolimento della solida religiosità popolare del nostro Meridione con la mentalità borghese del nord; dopo aver cancellato l’identità cattolica e italiana con la convivenza forzata in terre protestanti e immorali, ecco pronta la ricetta per l’apostasia delle Nazioni cristiane, invase da orde di diseredati veri o presunti, imposte dall’Europa con la connivenza della Gerarchia cattolica fin dal suo più alto Soglio.

É evidente che i pretesti addotti per far digerire alle masse questa rivoluzione civile, sociale ed economica hanno bisogno di esser ripetuti ad nauseam anche dai media, che mentre affermano scientemente il falso – supportando l’impostura – devono censurare la verità, oscurarla, tacerla, mistificarla, deriderla. Screditando ovviamente chi cerca di difenderla con argomenti ragionevoli. 
Ma è proprio qui che risiede l’impostura: essa non accetta confronti, non tollera voci dissonanti, non consente il dialogo. Essa si impone dogmaticamente parodiando l’autorità divina della vera Chiesa, e pretende assenso assoluto e acritico al proprio infallibile magistero. Quella tiara che i Novatori hanno tolto dal capo del Pontefice Romano, essi la rivendicano a sé; quella censura che denunciavano come lesiva della libertà di espressione e di ricerca scientifica, essi l’applicano implacabilmente. Le Crociate per le cui presunte efferatezze sentiamo chieder perdono, vengono oggi mosse contro la Cristianità, e i roghi di cui si favoleggia nella letteratura anticlericale oggi si accendono sui media per chi non si sottomette all’Inquisizione del politically correct. Stessi mezzi, ma con fine diverso. Perché costoro, in fondo, vogliono il Male.

Noi siamo convinti di aver dinanzi degli interlocutori onesti e retti che, pur sbagliando nel metodo, hanno comunque a cuore il bene comune. E pensiamo, poveri ingenui, che se ci si lasciasse spiegare i nostri argomenti, la verità si imporrebbe da sola, con la forza che viene da Colui che ha detto di Sé: Io sono la verità. Ma gli impostori sanno benissimo qual è la verità, ed è contro quella che combattono, così come combattono Cristo. Essi sanno benissimo che se si costringono a vivere insieme persone di diversa religione si destabilizza la convivenza civile. Sanno benissimo che la povertà, l’umiliazione di non avere un futuro, l’esser sempre alla mercé delle banche provoca reazioni di esasperazione. Ma è proprio per questo che stanno facendoci invadere, ed allo stesso tempo svuotano l’Africa delle nuove generazioni. Così sfruttano invasi ed invasori, alimentano le discordie e l’intolleranza e legittimano l’inasprimento di misure coercitive che altrimenti non avrebbero ragion d’essere. Qui si fa l’Europa o si muore, o anche:Qui si fa la sinarchia, il Governo Mondiale o si muore. E in nome di questo alto ideale si schiavizzano intere nazioni, così come si mandarono al macello i nostri nonni e padri durante le due Guerre Mondiali. Altra impostura, questa, che sfruttò l’eroismo e l’amor di Patria non per difendere i sacri confini – come si voleva far credere – ma per preparare sin da allora le premesse politiche agli ulteriori giri di vite cui assistiamo oggi. 

Il medesimo fenomeno è rilevabile anche in ambito ecclesiale, dove le dichiarate intenzioni di render più comprensibili i riti, o il velleitario sogno ecumenico che vorrebbe tutti i popoli affratellati nel nome di un Dio del Quale volutamente si devon tacere gli attributi, per contentar tutti, nascondono in verità la volontà di corrompere la Fede in chi la possiede e di tener da essa lontano chi non ce l’ha. Possono raccontarci che il Vaticano II è stato tradito, che la primavera conciliare è ancora di là da venire, che non è bello tener lontani i concubinari dalla Comunione e che l’accoglienza dei maomettani è opera meritoria; ma in cuor loro, quanti in seno alla Chiesa si presentano come pacifici apostoli dell’amore universale sanno benissimo che quello che insegnano rappresenta una rottura con il Magistero perenne e con le stesse parole del Signore. Sanno benissimo che dietro gli alti ideali della solidarietà e dell’inclusività si nasconde l’apostasia. E sanno che, se dicessero chiaramente quel che vogliono ottenere – ossia la demolizione della Chiesa come l’ha fondata Cristo – non avrebbero seguito, così come non avrebbero seguito i gerarchi dell’Unione Europea che spiegassero alle masse che vogliono raggiungere il governo mondiale nell’arco di pochi anni, a capo della quale essi vogliono una conventicola di tiranni illuminati che domini incontrastata l’intera umanità per preparare il regno dell’Anticristo. E ricordiamocelo: come vi fu chi gridò Qui si fa l’Italia o si muore, mentre impalava i popoli fedeli ai Borboni, così vi fu e vi è tuttora chi grida Qui si fa il Concilio o si muore, mandando al macello le anime, svuotando le chiese e i seminari, cacciando le claustrate dai conventi. 

E ripeto: costoro vogliono il Male. Lo vogliono con la persuasione intima di chi avversa Cristo, e si sente coerente con il Nemico. I pretesti con cui ammanta i suoi veri scopi sono sempre e solo gli stessi che usò Lucifero con Adamo ed Eva. Menzogne per nascondere la verità: se avesse detto loro che mangiando del frutto proibito, poiché disobbedivano a Dio avrebbero meritato la morte dell’anima e del corpo per sé e per i loro discendenti, non sarebbe stato il Demonio, che è ingannatore.
Non stupiamoci se chi vuole condurci all’inferno – perché è lì che ci vuole tutti, per celebrare il suo anti-trionfo – non ci dirà chiaramente: Uccidi tuo figlio nel ventre, ma ci parlerà della dignità della donna e del diritto alla salute. Non ci mostrerà l’empietà di ammazzare l’anziano o il malato nel letto d’ospedale, ma ci ricorderà la dignità della persona umana. Non elogerà lo scandalo sui piccoli, ma rivendicherà loro il diritto alla sessualità. Non ci mostrerà l’orrore del vizio, ma lo chiamerà amore, rispetto per la diversità. Non si scaglierà direttamente contro la famiglia, ma vi affiancherà la sua parodia più grottesca e sterile. Non ci dirà: Apostata la Fede, ma ci inviterà a dialogare con l’errore, ad aprire le nostre chiese alle grida dell’imam e a vergognarci della nostra identità additandola come integralismo o fanatismo. Non ci ricorderà la Passione redentrice di Cristo in Croce, ma ci parlerà della fratellanza e della solidarietà. 
Se il Demonio parlasse apertamente, spiegandoci quello che intende farci e perché, sarebbe sincero, e questo gli ripugna. Egli mente perché è mentitore e omicida fin dal principio, e perché se ammettesse la verità – che conosce, in quanto essere spirituale creato con un’intelligenza perfetta – dovrebbe anche riconoscere di aver già perso, nell’impari lotta contro il Creatore e Signore. É il suo orgoglio che lo inchioda nella ribellione, e contro di esso non vale alcuna misericordia: per questo non potrà mai redimersi né pentirsi. 
Ma noi sappiamo benissimo cosa vuole il Demonio, e quale fine perseguono i suoi servi: celebrare un miserabile anti-trionfo, rubando al Cielo quante più anime possibile, nell’illusione di render meno gloriosa la Redenzione del Figlio di Dio dinanzi al Padre. Con chi serve il Nemico non ci può esser dialogo, ma solo guerra senza quartiere; il Nemico va combattuto e vinto, non persuaso del suo errore: poiché egli lo conosce, e meglio di noi.

Se ci renderemo conto che la grande impostura non si sconfigge con il confronto e il dialogo, ma svelando l’inganno e mostrandolo per quello che è, saremo in grado di metter in guardia molte anime e di allontanarle dal Male. Perché il Male, se si manifesta nel suo orrore, ripugna all’uomo.
Un esempio recente ci viene dalla campagna meritoria e lodevolissima che un movimento pro vita ha svolto negli Stati Uniti, facendo vedere a delle donne il video di un aborto. Quelle che all’inizio si dicevano pro choice, ossia favorevoli alla possibilità di scegliere se portare a termine o meno una gravidanza, quando hanno visto le torture cui viene sottoposta quella creatura indifesa, riconoscibile come essere umano anche nelle fattezze, si sono ricredute, affermando tra le lacrime di non avere idea che fosse possibile smembrare una creatura e risucchiarle il cervello con un aspiratore. Vedendo l’aborto per quello che è, nessuno può dirsi favorevole all’assassinio di un bimbo, a meno che non sia un mostro di crudeltà. Ma i media, tanto indulgenti quando si tratta di mostrare scene raccapriccianti anche in prima serata, si guardano bene dal far vedere cos’è un infanticidio, ed anzi insorgono accusando chi lo fa di mancanza di rispetto e insensibilità. 
E lo stesso vale per la predazione degli organi, elogiata dall’ideologia imperante come scelta di solidarietà e altruismo. Salvo omettere che per poter espiantare gli organi da un corpo, occorre che questo sia ancora vivo; e per farlo si sono inventati la morte cerebrale, secondo cui la persona alla quale si toglie il cuore non soffrirebbe. Ma allora, perché somministrare un potente anestetico, prima di fare a pezzi la vittima? Perché spegnere i sensori che registrano l’attività neuronale e nervosa, prima di incidere il corpo e tagliar via gli organi? Perché si vedrebbe che si sta letteralmente uccidendo una persona. 

Il Lettore saprà certamente trovare molti altri casi in cui, seguendo lo stesso schema – che sinora si è mostrato efficace e valido – qualcuno ci racconta una versione edulcorata della realtà, ci induce a credere che una cosa intrinsecamente immorale diventa lecita solo perché le si cambia il nome: interruzione di gravidanza, consenso informato, libertà di scelta, accompagnamento al fine vita, maternità surrogata, accoglienza, rispetto della diversità, inclusività. Ed allo stesso modo quel che dovrebbe essere lodevole e meritorio se non addirittura normale, cambiandogli nome, assume un’accezione negativa: nazionalismo, integralismo, fanatismo, oscurantismo. Evidentemente quel che teorizzava George Orwell in1984 non era così lontano dalla realtà e l’attività del Ministero della Verità è oggi più che mai evidente, attraverso una mistificazione che edulcora il Male e considera perverso il bene, fino a classificare come parassita il figlio in grembo o l’anziano morente, ma definire una risorsa il selvaggio che spaccia nel parco sotto casa, fa a pezzi le donne per superstizione o vende gli organi dei bambini perché disprezza la nostra società malata e la vuole distruggere o convertire all’Islam. 

Né si creda che la responsabilità della crisi presente sia dei maomettani: da sempre sappiamo che vogliono conquistarci e sottometterci alla Mezzaluna, e da Poitiers a Lepanto a Vienna li abbiamo saputi respingere a costo della nostra stessa vita, sotto il vessillo della Croce. La responsabilità va ricercata nelle élites che, facendo capo alla Setta infame, perseguono come scopo la distruzione della Chiesa di Cristo: écrasez l’infame
Chi crea povertà per costringere ad abbandonare il suolo natale; chi sottrae le madri alla cura dei figli obbligandole al lavoro; chi perverte le coscienze dei fanciulli e dei giovani immergendoli sin da piccoli nell’immoralità e nel vizio; chi colpevolizza il ruolo del maschio all’interno della famiglia e della società, effeminandone la volontà ancor prima che i comportamenti; chi erge a unica legge l’arbitrio del singolo; chi umilia la giustizia amministrandola ideologicamente per punire gli innocenti e lasciare impuniti i colpevoli; chi viene meno al dovere di istruire le future generazioni, rendendo la scuola un covo di ribelli incivili e analfabeti; chi sfrutta il lavoro altrui defraudandolo del legittimo guadagno e costringendolo ad indebitarsi ed impedendogli di avere una casa ed un futuro: sono costoro i veri autori della crisi. Che è crisi di Fede, di ideali, di senso civico, ancor prima che crisi economica. 

Dobbiamo imparare a scoprire l’impostura. E dobbiamo farlo con la forza degli argomenti, con la ragione e la logica, certo; ma anche con la persuasione che essi serviranno di più a quanti ci ascoltano, che non al nostro primo interlocutore, che sa benissimo quel che sta facendo. Dobbiamo far sì che chi sostiene la cultura di morte della Civitas diaboli arrivi a dire chiaramente – come sta finalmente iniziando ad avvenire, ad esempio negli Stati Uniti – che vuole perseguire la morte, che non gli importa di uccidere un bambino nel seno materno, che non gli interessa assistere un malato se la cura non è remunerativa per l’industria farmaceutica, che vuole il divorzio e l’aborto per spopolare una nazione e ripopolarla con selvaggi da poter manovrare e da render schiavi. Dobbiamo obbligarli a scoprirsi, a mostrarsi per quello che sono: perché solo allora tutti capiranno che sono in pochi, che hanno ingannato tantissime persone, e che se vogliono mantenere il potere dovranno farlo con la forza, senza raccontarci la favola bella della libertà e della democrazia. 

E dobbiamo far lo stesso coi nostri Vescovi e con i nostri sacerdoti: che i membri dell‘Ecclesia diaboli riconoscano finalmente di essere eretici, parlino chiaro, affermino di esser favorevoli alla sodomia perché sono sodomiti essi stessi, di esser tolleranti con i nemici di Cristo perché hanno lo stesso padre, di amare gli idolatri e gli infedeli perché prendono ordini dai loro capi nelle Logge. 

Non possiamo evitare l’avvento dell’Anticristo, perché esso fa parte dell’epilogo della Storia ed è premessa per il trionfo universale di Cristo. Ma possiamo almeno scoprire l’impostura, riconoscere quanti tra noi non si sono lasciati sedurre dal mondo e far fronte comune contro il Nemico, avendo Nostro Signore come Re e la Vergine Santissima come Regina. 

***

Vicino alla comoda e vecchia poltrona in cui leggo e recito il Breviario c’è un tavolino girevole, dotato di piccoli ripiani su cui tengo i libri di frequente consultazione: la Vulgata, l’Imitatio Christi, l’Année Liturgique di dom Guéranger, l’Enchiridion Patristicum, il Denzinger e qualche altro volume. Ci tengo anche un Rosario, i miei occhiali da lettura, le pastiglie per il cuore, una penna e un Moleskine su cui annoto le intenzioni delle Messe. 
Durante il giorno, specialmente nelle prima ore della giornata, la luce entra dalla finestra proprio alle mie spalle, rendendomi facile la lettura; nel pomeriggio una gradevole penombra mi permette di riposare, talvolta socchiudendo le imposte, ma impone l’uso di una lampada se voglio dedicarmi allo studio o ricrearmi lo spirito: una piantana illumina il salottino senza ferirmi la vista. Il fiocco che scende dal paralume di seta è spesso oggetto delle attenzioni della mia gatta, la quale sa benissimo che i suoi divertimenti non sono apprezzati né da me, né tantomeno da mia sorella Giuseppina, che nel suo ruolo di perpetua e governante è l’unica ed incontrastata moderatrice della casa. 
Fino ad alcuni anni orsono – dovrei dire fino al Concilio, ma per amore di verità credo che questo sia avvenuto fino agli anni Ottanta – le lampadine non venivano cambiate quasi mai, al punto che quasi ci si poteva dimenticare di averle. Poi, per altri venti o trent’anni, si fulminavano a turno, durando circa un anno. In quest’ultimo lustro, se durano un mese è troppo. E mentre una volta le lampadine erano sempre le stesse – a torciglione opaco per il lampadario del salotto e le appliques della cappella, Edison da 60 candele per la lampada dello studio – oggi ce ne sono sempre nuovi modelli: a basso consumo, a luce bianca, a luce gialla, a led. Ed è ogni volta un’impresa riuscire a trovare la mia vecchia e cara lampadina a pera da 40 candele per la piantana. Il negoziante al quale periodicamente mi rivolgo per le sostituzioni ha trovato una partita di lampadine preconciliari da un suo collega che ha chiuso bottega, e le tiene per quei pochi clienti insofferenti al progresso scientifico, specialmente quando esso impone – in nome di qualche assurdo regolarmento europeo – di deturpare la sobria eleganza di un lampadario di Murano con lampadine enormi, sproporzionate e che spandono una luce da sala anatomica. 
Ieri mattina, dopo aver fatto il mio solito giro per la spesa sotto casa, sono passato anche a prendere un’altra lampadina, ad una sola settimana di distanza dall’acquisto precedente. Mi spiega il commesso che da qualche anno le ditte che producono lampadine lasciano al loro interno un po’ d’aria, in modo che durino meno e si brucino più facilmente. Obsolescenza programmata, la chiamano: secondo mio nipote qualsiasi elettrodomestico moderno viene costruito con qualche componente che lo renda inutilizzabile di lì a poco, quantomeno non appena ne scade la garanzia, per favorire la vendita di nuovi prodotti. 
Insomma, chi produce e vende lampadine non lo fa per fornire un prodotto di buona qualità a chi ne ha bisogno e conseguentemente trarne un legittimo guadagno, ma per guadagnare su un prodotto contraffatto con l’alibi ch’esso serva al cliente. Una frode, se vogliamo. Perché alla fine il bene venduto non dev’essere necessariamente ciò che dichiara di essere – ad esempio, la lampadina che consuma meno e quindi rispetta l’ambiente – ma un sistema truffaldino per alimentare il Moloch dell’industria; perché se quel prodotto fosse veramente di buona qualità – la camicia di buon tessuto, il paio di scarpe ben fatte, la padella davvero antigraffio – se ne venderebbero pochi esemplari che durerebbero anni, con la conseguenza che chi lo produce dovrebbe rassegnarsi a vendere solo quello che serve, senza riempire le discariche di padelle inservibili e i cassonetti della Caritas di camicie sdrucite e scarpe sfondate. 

Mi sono quindi seduto sulla mia poltrona e ho formulato alcune riflessioni che vorrei condividere col mio benevolo Lettore, confidando che la calura estiva e l’ozio indotto dall’estate romana scusino la prolissità della premessa e rendano di un qualche interesse le mie conclusioni. 
Orbene, credo che questo procédé applicato impunemente nel mondo del commercio – secondo cui il prodotto venduto serve principalmente a far guadagnare il produttore e solo secondariamente a fornire un bene di qualità al cliente – sia impunemente applicato anche in altri ambiti della società, e finanche della Religione. 
Penso anzitutto agli sbarchi quotidiani di poveracci, sfruttati da negrieri e da sedicenti associazioni di volontariato: mi pare che il fine dichiarato – soccorrere gli sventurati in mare per sottrarli a morte certa – sia solo l’alibi con cui speculatori senza scrupoli lucrano su un mercato che si sono creati apposta, e del quale non possono fare a meno. Perché se davvero si volessero aiutare i diseredati, anzitutto si potrebbe iniziare da quelli che abbiamo sotto casa – qui in Campo dei Fiori ci sono parecchi anziani che vivono di avanzi del mercato, nell’indifferenza generale – ed anche volendo soccorrere i più lontani, si potrebbe farlo portando a casa loro quegli aiuti che non solo sarebbero più proficui, ma anche più duraturi, poiché permetterebbero agli Africani di limitare o cancellare del tutto quelle condizioni sociali ed economiche che sono all’origine della loro povertà. Ma se quelle condizioni venissero meno, essi non migrerebbero più verso l’Europa, non alimenterebbero più né i traffici di clandestini da parte di organizzazioni criminali, né quelle associazioni che esistono e sono finanziate proprio perché ci sono disgraziati da soccorrere. 
L’ingenuo potrebbe pensare che lo scopo di queste organizzazioni sia proprio di soccorrere i bisognosi, e che i fondi loro erogati dallo Stato e dai benefattori servano solo a questo scopo. Ma le pie illusioni vengono subito sconfessate nello scoprire che i volontarj – e mi si lasci usare qui la mia proverbiale j – percepiscono stipendi ben superiori alla media e che queste associazioni gestiscono un businesscolossale, con dipendenti, strutture di accoglienza, rimborsi, donazioni, lasciti e gadget promozionali quasi fossero una vera e propria azienda, oltre a beneficiare delle esenzioni di legge. Tra queste associazioni annoveriamo anche la moltitudine di enti direttamente o indirettamente legati alla Chiesa, tramite le Conferenze Episcopali, le Diocesi e tutti gli organi periferici. E a far da equo contraltare all’attività della Chiesa, ci sono le Cooperative rosse a spartirsi il lucroso bottino. Andrebbe ossservato che tanto le associazioni cattoliche quanto quelle di sinistra si sono riciclate con questa nuova collocazione, dopo aver perso le prime il sostegno dei fedeli, le seconde quelle dei simpatizzanti politici. E se le mense dei poveri italiani di un tempo erano gestite da suore, oggi le Reverende Madri si occupano ancora di ospitalità, dopo aver trasformato i loro conventi ormai vuoti in lussuosi alberghi, nominalmente destinati ai pellegrini – sì da evitare di pagar l’ICI – ma di fatto offerti ai turisti. Così la crisi delle vocazioni ha permesso una riconversione di monasteri, dando luogo ad un altro lucroso giro d’affari. 
Ora, se i poveri non venissero più in Europa perché in Africa riescono a vivere dignitosamente, tutti i soggetti coinvolti nell’assistenza e nel l’accoglienza si troverebbero da un giorno all’altro senza quel materiale umano che garantisce la loro sussistenza. E si troverebbero – come sta già avvenendo grazie alle provvide leggi del Governo – a dover licenziare quei volontari che evidentemente non erano tali.

Mi chiedo: come si può sperare che un’associazione umanitaria desideri che la povertà venga meno, quando essa sta alla base della sua sopravvivenza? L’aver trasformato questi enti in quasi-aziende li ha sottratti all’unico argine ch’essi avevano, costituito proprio dal non avere un interesse economico nel fornire determinati servizi assistenziali. Senza dire che queste masse di sventurati in grave stato di necessità, quando non si dedicano alla criminalità, costituiscono un serbatoio di manodopera a bassissimo costo facilmente sfruttabile. D’altra parte, le migrazioni indotte fanno parte di un più vasto progetto delleélites finanziare globali, tant’è vero che lo stesso Monti – notorio membro del Gruppo Bildelberg – ebbe a dichiarare: “Siamo contro casa e famiglia poiché chi investe su casa e famiglia poi è poco propenso alla mobilità per la ricerca del lavoro” (su Agorà, il 28 Luglio 2015). 

Lo stesso mi sembra stia avvenendo, in forme forse più gravi, nell’ambito delle case-famiglia e delle associazioni che si occupano di affidamenti e di assistenza ai bambini sottratti a famiglie problematiche. Lo scopo dichiarato è quello di aiutare fanciulli indifesi dando loro una vita serena e possibilmente una famiglia che voglia loro bene; lo scopo reale – almeno per quanto ci è dato di apprendere dalla cronaca di questi giorni – è invece quello di gestire un lucroso mercato, nel quale i bambini sono solo l’alibi per l’arricchimento di queste organizzazioni, per l’indottrinamento ideologico di creature deboli e per la diffusione di nuovi stili di vita contrari alla legge naturale. Questi bimbi, strappati a genitori non sempre poveri o violenti, vengono spesso usati per alimentare un business e, parallelamente, modificare la società secondo modelli artificiali: esattamente come, con il fenomeno dell’immigrazione, si sta sconvolgendo il tessuto sociale e storico delle Nazioni invase da masse di persone disagiate, con altre tradizioni, altra lingua, altra cultura – chiamiamola così – e soprattutto altra religione. 

Ancora lo stesso avviene nell’ambito della salute, che a livello mondiale vede imporsi i vaccini non tanto per limitare la diffusione delle malattie, ma per arricchire le multinazionali del farmaco e forse addirittura creare una massa di futuri malati, e quindi sicuri clienti. Anche qui, la finalità dichiarata è solo un alibi che nasconde ben altri interessi. E la somministrazione delle cure per l’interruzione dello sviluppo ormonale, autorizzata dallo Stato e pagata dalla Sanità pubblica, non mira al dichiarato equilibro psicologico del fanciullo cui si fa credere di poter scegliere se essere maschio o femmina quando sarà più grande, ma al profitto delle case farmaceutiche, che compensano i medici che prescrivono tali cure.

Né l’eutanasia, dinanzi alla quale il semplice crede di poter scorgere una qualche forma di pietà per il malato terminale torturato da atroci dolori, ha come scopo il sollievo della sofferenza, ma ancora una volta mira a monetizzare qualsiasi ambito della vita, così da poter far leva sulla cupidigia e la brama per ottenere un risultato che parte da un presupposto ideologico perverso e, in definitiva, ancora inconfessabile. Ancora – e la cronaca pur censurata ne dà ampia conferma – l’orrendo crimine dell’aborto non ha come scopo quello di soccorrere la povera donna stuprata dal bruto (la cui incidenza è dello 0,14% sul totale degli aborti praticati), ma quello di foraggiare generosamente le cliniche e fornire materia prima ai laboratori ed ai trafficanti di tessuti umani, alimentando un infernale mercato di morte su cui speculano le solite multinazionali. Così, mentre personaggi indegni si riempiono le tasche sulla malattia e la morte altrui, vi è chi offre a Satana veri e propri sacrifici umani. 
Questi sono ovviamente solo alcuni esempi, cui si potrebbe aggiungere una serie quasi infinita di casi, in cui lo scopo dichiarato è altro, se non opposto, rispetto a quello che si intende perseguire. Lo scrivevo nel mio precedente articolo, sottolineando che dietro questa colossale impostura non si possa celare che il Maligno, che è omicida sin dal principio, e i suoi servi. L’opera ammantata di bontà si rivela in realtà un sepolcro dentro cui c’è solo putrefazione. 

D’altra parte, pervertire l’opera di Dio è la massima aspirazione del Demonio, che in quest’epoca tristissima pare trionfare impunemente, dopo due millenni di Cristianità. E questo trionfo si basa fondamentalmente su una sorta di equivoco, ossia sul fatto che l’etichetta non corrisponda al contenuto; come c’è scritto sulla confezione di certi alimenti: l’immagine non si riferisce al prodotto. Una astuta pubblicità ingannevole in cui la golosa millefoglie si rivela in realtà un indigesto intruglio, anzi un veleno mortale.

Un inganno che si basa sulle attese che un certo ruolo tradizionalmente presuppone, sulla sedimentazione di un’idea data quasi per scontata. E se ci si scandalizza a giusto titolo per il ladro che, vestito da prete, riesce a farsi aprir la porta dall’anziana per poi approfittare della sua fiducia e rubarle la pensione che tiene nel cassetto della credenza, per quale motivo non si dovrebbe fare altrettanto per chi frutta lo stesso inganno per derubare un intero popolo di quel che ha di più sacro ed inviolabile? Non ci si deve scandalizzare per chi, da una cattedra, approfitta della fiducia accordatagli, per irretire i giovani e corromperli ideologicamente anziché educarli? Non ci si deve scandalizzare del medico cui si affida un paziente, e che anziché guarirlo gli somministra del veleno per ucciderlo? Non dovrebbe far indignare il magistrato che distorce le leggi dello Stato per lasciare impunito il colpevole e condannare l’innocente? Non desta sconcerto chi, presentandosi come profugo, saccheggia poi le nostre case, vandalizza le nostre città, impone le sue superstizioni, esercita il lenocinio e sbeffeggia chi lo accoglie e gli paga e cibo e casa e ricarica del telefonino, contando sulla più scandalosa impunità? O il Vescovo che anziché predicare la dottrina di Cristo diffonde l’errore, favorisce i nemici di Dio, benedice il Gay Pride e invita il muezzin ad intonare le blasfeme sure del Corano dal pulpito della Cattedrale? Che dire di colui che, nelle bianche vesti di padre comune, schernisce i fedeli cattolici e plaude ai più nefandi peccatori, rimuove bravi Prelati e promuove sodomiti notori, con gravissimo scandalo dei buoni e massima soddisfazione degli empi? 
Traditori di chi si fida: il medico assassino, il giudice corrotto, il docente ideologizzato, l’assistente sociale perverso, il sacerdote lussurioso, il Vescovo eretico, il volontario che favorisce il traffico di esseri umani. Ed anche chi, dal più alto soglio che sia dato in terra, abusa del proprio sacro ufficio per demolire la Chiesa di Cristo infeudando in Roma una setta di apostati e fornicatori. Chi, non credendo in una Patria celeste cui condurre le anime, a maggior ragione disprezza la Patria terrena, e sostiene con spudorata faziosità i sediziosi e i ribelli, giungendo a celebrare in San Pietro una Messa per i negrieri ed i loro clienti. 
In tutti questi casi, l’etichetta non corrisponde al contenuto, l’immagine non rappresenta il prodotto, il pastore si rivela un lupo. Questo è l’inganno del Nemico, questa la grande impostura che occorre denunciare. 

Ma per farlo non è possibile partire dagli stessi presupposti ideologici, filosofici e dottrinali dell’avversario: non si combatte la rivoluzione partendo dai medesimi ideali massonici; non si demoliscono gli errori conciliari ricorrendo al Concilio. E qui già vedo alcuni dei miei Lettori storcer la bocca: “Eccolo, Baronio, che come al solito dà contro il Vaticano II!” Ed è proprio così: perché ilCeterum censeo che ripeto da decenni non è la fissazione di un Catone in veste filettata, ma l’unica logica conclusione cui sia possibile giungere, se davvero vogliamo sottrarci all’odiosa tirannide del pensiero unico, che per la prima volta nella Storia vede sciaguratamente uniti nella congiura sincretista il potere temporale e quello spirituale, entrambi usurpati ai legittimi detentori, entrambi distorti dal loro vero fine. 


4 Commenti a "La grande impostura. Riflessioni di C. Baronio dinanzi alla crisi presente, dai migranti a Bibbiano"

  1. #leone   9 Luglio 2019 at 5:09 pm

    Perfetto . Non poteva dire meglio ! Ma , forse , per pensar con logica , non bisogna esser narcisi o aver cointeressenze …

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  2. #angela   9 Luglio 2019 at 7:35 pm

    Poteri…”entrambi usurpati ai legittimi detentori”, dichiarazione di sede vacante. Ottima analisi. Si inizi dal concilio e da chi lo indisse.

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  3. #bbruno   9 Luglio 2019 at 9:31 pm

    E a smascherarli, i due poteri, basterebbe solo vedere la loro alleanza e sinergia nella difesa del migrante e in quella della peggior specie di depravazione morale.. Lo stesso campione del potere detto spirituale lo senti battere e ribattere pro accoglienza, perché così Dio vuole, e nello stesso tempo giustificare i depravati morali invertiti, perché cosi da Dio fatti! Un bestemmiatore come può esser di cuor compassionevole?

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  4. #Silvia   10 Luglio 2019 at 10:53 am

    Tutto vero: ma quanti, una volta svelato l’inganno, saprebbero fare un passo indietro? Quanti rinuncerebbero alla posizione sociale, al lavoro sicuro per il figlio, alla possibilita’ di divorziare dalla moglie invecchiata o dal marito inadeguato, quanti rinuncerebbero all'”autorealizzazione” per seguire i genitori anziani o per mettere al mondo un bambino disabile? Difficile sperare in una redenzione collettiva…ovviamente, a meno di un Miracolo!

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