L’autentico pensiero di uno dei protagonisti del Sinodo Amazzonico: “cambia ora il Mondo e la Chiesa!”

Articolo di Johannes Stöhr (titolo originale: L’autentico pensiero di uno dei protagonisti del Sinodo Amazzonico; fonte: panamazonsynodwatch.info), non tutto ciò che si trova in articoli riportati ci trova necessariamente d’accordo, grassettature nostre.

Ricordiamo, prima di passare al testo, l’appuntamento di Verona (28 settembre): Verso il sinodo amazzonico, itinerari della dissoluzione

Un teologo tedesco* analizza lo stupefacente libro “Abbi Coraggio, cambia ora il Mondo e la Chiesa!” di uno dei principali organizzatori del Sinodo per la Regione Panamazzonica: il vescovo austriaco Erwin Kräutler

*Padre Johannes Stöhr è nato a Berlino ed è stato ordinato sacerdote nel 1958. È stato professore di Teologia Dogmatica alla Facoltà Teologico-Filosofica di Bamberga e professore invitato presso la Pontificia Università della Santa Croce a Roma e l’Università di Navarra a Pamplona. Autore di numerosi libri e trattati, attualmente risiede a Colonia.

Erwin Kräutler
Habt Mut! Jetzt die Welt und die Kirche verändern
(Abbi coraggio, cambia ora il mondo e la Chiesa!)
Tyrolia-Verlag, Innsbruck 2016, 142 p., ISBN 978-3-7022-3508-6, EUR 14,95

***

L’autore del libro indicato è succeduto a suo zio come sacerdote missionario, prelato e vescovo (1981-2015) di Xingu, una prelatura nell’Amazzonia [nota del traduttore: mons. Erich Kräutler (1908-1985) esercitò il suo ministero per decenni in Amazzonia, fu vescovo prelato di Xingu dal 1971 al 1981, e venne sostituito da suo nipote mons. Erwin Kräutler, che ha occupato lo stesso ministero dal 1981 al 2015].

Il prelato, nato in Austria, è stato uno degli esponenti più noti della teologia della liberazione in  America Latina e ha lottato con veemenza per i diritti dei popoli indigeni e per la conservazione della foresta tropicale, battendosi contro la costruzione di una diga a Belo Monte, sul fiume Xingu. Tali battaglie – “una opzione per i poveri e per coloro che sono culturalmente diversi” – nonché i suoi numerosi viaggi in Europa costituiscono il fulcro della sua attività. Anche da vescovo emerito pretende di continuare a perseguire questi scopi (p. 142). Dopo il suo ritiro, nel 2015, ha dato alle stampe il libro sopra segnalato. Ora è uno degli organizzatori del Sinodo amazzonico del 2019, assieme al cardinale Hummes.

Da subito sorprende il fatto che il volume non rechi alcuna prova fondata sulla letteratura specializzata né riporti fonti più precise. Ci sono alcuni riferimenti a testi del Concilio (Vaticano II) e a diverse dichiarazioni dell’attuale pontefice. Spesso neppure di queste sono indicate le fonti dovute (p. 18, 24, 69, 74 e ss, ecc.).

Alla fine di ogni capitolo sono descritte regole di vita banali, ispirate genericamente alla Bibbia: ama le persone, rispetta il creato, non disprezzare i poveri, cerca la pace, abbi il coraggio di cambiare, assumi la tua responsabilità globale. Pertanto, imperativi vagamente formulati in un tono piuttosto da populista e da filantropo. Insomma, privo di qualsiasi base teologica convincente.

Tuttavia, il libro riproduce in quantità non comune molte impressioni ed esperienze personali, così come resoconti di convegni e conferenze. Ovunque si trova “l’io” soggettivo e informazioni sulla sua agenda personale (p. 94e ss). Strano, vista la pretesa di validità universale delle sue asserzioni, già riflessa nel titolo. Incredibile è la quantità di generalizzazioni storiche e sociologiche prive di fonti.

Nuove speranze?

Che fondamento ha l’attesa di cambiamenti di questo vescovo? È qualcosa di specificamente cristiano? Mons. Kräutler ci dice che a partire dal Cristianesimo è possibile raggiungere lo stesso risultato ottenuto con la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani[1].

Tuttavia la speranza cristiana è soprannaturale e molto diversa dalla speranza naturale, poiché consiste nell’attesa fiduciosa dei beni promessi da Cristo per l’adempimento della volontà divina. Oggetto di speranza propriamente cristiana e di coraggiosa fiducia sono, quindi, soltanto le promesse di Cristo proclamate dalla Fede, e non obiettivi politico-sociali secolari o mutamenti di strutture intra-ecclesiali desiderati in forma privata.

Qui risalta in modo molto chiaro la dottrina di Papa Giovanni Paolo II: “Compito, infatti, d’ogni Vescovo è annunziare al mondo la speranza, a partire dalla predicazione del Vangelo di Gesù Cristo: la speranza ‘non soltanto per ciò che riguarda le cose penultime, ma anche e soprattutto la speranza escatologica, quella che attende il tesoro della gloria di Dio (cfr Ef 1, 18), che supera tutto ciò che è mai entrato nel cuore dell’uomo (cfr 1 Cor 2,9) e a cui non possono essere paragonate le sofferenze del tempo presente (cfr Rm 8,18)” [n.d.t. Esortazione apostolica post-sinodale Pastores gregis, 16.10.2003, n.3]. La speranza intesa come virtù teologale è qualcosa che va molto oltre le aspettative umane, che possono essere ben diverse nel contesto di un pluralismo legittimo.

Eppure, per mons. Kräutler, a motivare i cambiamenti sono anzitutto considerazioni politico-sociali ed ecclesiastiche. In modo fortemente polemico e semplicistico si è scagliato per decenni contro la politica del governo verso gli indigeni – “Gli indios si vedono negata la loro identità” (p. 46) – e contro la costruzione della diga di Belo Monte (pp. 47-49). Nel libro poi descrive con dettagli la situazione giuridica insoddisfacente dei popoli aborigeni dell’Amazzonia (pp. 45-51).

Ma anche le sue aspettative e richieste socio-politiche (non teologiche) difficilmente risolverebbero i problemi. In fin dei conti, i progetti tecnici e commerciali su grande scala (siano essi dighe, autostrade, etc) presentano tali complessità, che portano i non specialisti ad essere molto cauti nell’opinare sui loro vantaggi o svantaggi. Le imprese avide di lucro e i politici corrotti non solo l’unica causa delle difficoltà.

L’autore indica genericamente la già condannata e obsoleta Teologia da liberazione come  “biblica”, “non inventata”[2]. Roma avrebbe sempre trattato in modo ingiusto la teologia della liberazione e le comunità di base latino-americane (p. 130). “Le comunità di base in America Latina…furono ingiustamente guardate con diffidenza da Roma” (ibid.). Tuttavia, con l’attuale Papa, la teologia della liberazione e l’ecologia, con le loro istanze basilari, sarebbero finite “al centro della Chiesa” (p. 44).

“Le comunità di base in America Latina…furono ingiustamente guardate con diffidenza da Roma”. Tuttavia, con l’attuale Papa, la teologia della liberazione e l’ecologia, con le loro istanze basilari, sarebbero finite “al centro della Chiesa”

Le aspettative di mons. Erwin Kräutler non si basano su riflessioni teologiche ma sulla personalità di Papa Francesco, del quale interpreta alcune occasionali dichiarazioni nel senso dei suoi propri vecchi convincimenti ideologici. Il suo libro mira a incoraggiare il Papa a fare cambiamenti, dai quali emergano un maggiore superamento del centralismo (p. 100, 110), una “apertura”, uno stile di leadership più dialogico, nuove riforme della Curia; propugna poi un nuovo ordine economico mondiale, una Chiesa che “proceda dal popolo di Dio e che, costruita a partire da esso … riconosca una struttura e un munus” (p. 126). Elogia il Papa fra l’altro per la sua posizione sul commercio di armi, sulla pena di morte (p. 70 e ss.), sui cambiamenti climatici e sull’ecologia (p. 43 e ss.); per la semplificazione della procedura di annullamento matrimoniale (pp. 19-22), per aver abbandonato la mitra (sic!) e le automobili (p. 83 e ss.). Infine, a suo parere costituisce un motivo di speranza che il Papa nella lettera apostolica Evangelii gaudium conceda più autonomia alle conferenze episcopali e che gli europei siano stati per la prima volta minoranza nell’ultimo Conclave (p. 132 e ss.).

Ritiene un apice della sua vita l’enciclica “Laudato si”, “una vittoria politica incomparabile” (p. 52) per l’Amazzonia. Raccomanda “lettere pastorali provenienti dalla base” (p. 84e ss), il suffragio universale in una determinata diocesi sulle priorità pastorali (p. 85) o, ancora, sondaggi on-line a livello mondiale (p. 100).

Il pensiero europeo della generazione degli anni ’60 e ’70 è il punto di partenza per l’austriaco dell’Amazzonia che oggi, nonostante l’età avanzata, pensa di mettere in atto i propri progetti. Fra questi vanno annoverati principalmente l’abolizione del celibato, l’ammissione dei sacerdoti sposati, nuovi compiti di leadership per i laici e, infine, il sacerdozio delle donne, da introdursi almeno all’inizio, gradualmente e localmente.

Le solenni dichiarazioni di Roma sull’impossibilità di ordinare donne (l’Istruzione Inter insigniores del 1976 e l’Esortazione Apostolica Ordinatio sacerdotalis del 1994) non lo convincono, e le ritiene anzi solo le ferme dichiarazioni di un Papa che, tuttavia, non costituiscono una definizione sull’argomento, su cui invece è necessario ancora un dialogo. Le mutazioni a livello locale, come per es. in Amazzonia, dovrebbero essere seguite da cambiamenti in tutta la Chiesa.  

Così si esprime mons. Kräutler sui dibattiti preparatori per il Sinodo sull’Amazzonia convocato per l’ottobre 2019: “Rimane chiaro che l’Amazzonia diventerà un test per la Chiesa brasiliana, per la nazione e per il mondo. Si tratta della conservazione della foresta tropicale e anche delle nuove forme di evangelizzazione dei popoli indigeni” (p. 110).

“Rimane chiaro che l’Amazzonia diventerà un test per la Chiesa brasiliana, per la nazione e per il mondo. Si tratta della conservazione della foresta tropicale e anche delle nuove forme di evangelizzazione dei popoli indigeni”

Vecchie lagnanze e critiche

L’autore si rese noto principalmente per alcuni commenti riguardanti il giubileo della scoperta dell’America. È da decenni che la maggioranza dei demagoghi e pubblicisti locali ritengono un dovere mettere in cattiva luce l’evangelizzazione dell’America Latina, fatta 500 anni fa. I lati positivi sono menzionati solo di passaggio e frequentemente allo scopo di accentuare quelli negativi. A tal fine si servono di affermazioni di Kräutler[3]: l’arrivo degli europei in America Latina fu soprattutto una escrescenza genocida del “dispotismo e dell’avidità per il potere” mediante “atti vergognosi e atrocità belliche”. Quando lo stendardo del Crocifisso fu innalzato il 12 ottobre 1492, sorse l’aurora di un venerdì santo secolare per l’America Latina. Il declino della popolazione in alcuni paesi è descritto come “massacro di massa” perpetrato dai colonizzatori; soltanto di sfuggita si menzionano le malattie portate da fuori. E “la Chiesa” avrebbe giustificato questo modo di procedere per ragioni religiose. Il lavoro missionario, tranne qualche eccezione, non fu evangelizzazione[4]. Roma non seguì la via del Vangelo e della profezia, bensì quella della diplomazia[5]. E si parla addirittura di “complicità” e di “colpa” “della Chiesa”. In particolare, la sentenza (dogmatizzata) “extra Ecclesiam nulla salus” sarebbe stata causa di mancanza di dialogo e di tolleranza. La posizione rappresentativa del Papa e del re servì da motivo di sottomissione. Le religioni indigene furono ingiustamente rifiutate come idolatriche e demoniache. Persino il Catechismo fu messo al servizio di una sorta di terrore psicologico. “I discendenti di questi popoli dissanguati fino alla morte su innumerevoli croci, sono oggi trattati peggio degli ebrei nell’Egitto antico dei faraoni e nell’esilio babilonico o dei cristiani nella Roma di Diocleziano e Nerone”[6]. Si dovrebbe chiedere scusa per la complicità della Chiesa nel genocidio. Le molteplici ingiustizie, la fame di tanti popoli, l’esperienza di violenza e di morte, l’elevato tasso di mortalità infantile, l’apolidismo e l’estorsione, il razzismo, il sessismo, lo sfruttamento abusivo della terra, costituirebbero l’orribile realtà sottostante.

L’autore sembra criticare in generale la Chiesa romana per la sua costante alleanza con i potenti e per non voler abbandonare una vita confortevole e senza rischi. Mons. Kräutler fa sua senza esitazioni la “leggenda nera” di stampo massonico e non risparmia le accuse estremamente polemiche contro i vecchi spagnoli e la “Chiesa”[7]. Queste censure sono state confutate già da molto tempo. Per esempio, ormai si sa che l’accentuato declino della popolazione in America Latina fu causato principalmente da epidemie, infezioni e guerre tribali e, in misura molto minore, dai conflitti militari e la violenza dei relativamente pochi conquistadores.

In occasione del quinto centenario della scoperta dell’America, il Presidente della Società tedesco-brasiliana, il prof.  Hermann M. Görgen, un autorevole specialista, già aveva smentito energicamente queste accuse e tentò di dare una risposta oggettiva all’insieme di bugie e mezze verità, distorsioni storiche e accuse inverosimili. Strano è che queste vecchie tesi siano risorte nuovamente[8].

Come si sa, oggi niente è più facile, più efficace mediaticamente e più impune che spargere calunnie diffamatorie contro la Chiesa. La rivista “Orientierung” è ben nota da decadi per le sue polemiche contro le posizioni di Roma, specialmente nel campo della morale matrimoniale e familiare. All’epoca, la rivista pubblicò un’adulazione indegna: nessuno era così competente come Kräutler per parlare di America Latina. Tuttavia negli scritti di questi non si trova alcun tentativo di fornire una qualsiasi prova con fondamento scientifico rilevante.

Anche tralasciando il carattere populista, il principale errore teologico delle accuse sta nell’attribuire alla Chiesa stessa la colpa per azioni peccaminose di cristiani, causate non dallo spirito della Chiesa bensì da atteggiamenti non ecclesiali e anticristiani. Questa falsa concezione della Chiesa deve essere decisamente rigettata in base alla teologia del Concilio (cf. Cardeal Charles Journet).

Per capire il bene fatto dalla Chiesa e dai missionari basterebbe parlare, tra i molti esempi, delle riduzioni dei gesuiti (1698-1767, specialmente nel Paraguay), così esemplari in molteplici aspetti, come ad esempio in ambito culturale, nella piena integrazione degli indios nella vita comunitaria cristiana, nel garantire agli indigeni benessere materiale e così via.

Dottorato honoris causa

Si fa riferimento al titolo di dottore honoris causa conferito all’autore. Eppure la storia recente dei dottorati onorari concessi dalle facoltà teologiche pubbliche conta non pochi capitoli tristi a causa di questioni ideologiche e finanziarie opinabili[9]. Normalmente, la concessione di un titolo dottorale onorario in teologia non significa ricompensare qualcuno per un impegno socio-politico anche se eccezionale, ma riconoscere dei lavori teologici di carattere scientifico. Invano si cercherà nell’autore segni di una simile qualifica; si troveranno invece solo due articoli piuttosto violenti nella rivista Orientierung[10] e nello Anzeiger für die Seelsorge[11].

Nessuno dei responsabili del conferimento del dottorato honoris causa a Bamberg in quell’epoca aveva conoscenze o legami di rilievo con l’America Latina; nessuno conosceva né la lingua portoghese né la spagnola; nessuno aveva esperienze pastorali in quell’area geografica o studi specifici; nessuno era mai stato in Sud America; uno di essi vi si era recato appena una volta per fare turismo nei Caraibi. Decisive sono state solo le ragioni ideologiche, giacché Kräutler era considerato un esponente della teologia della liberazione e si voleva giocare una carta episcopale nella campagna allora imperversava sui media.

Secondo un comunicato diffuso dalla segreteria dell’arcivescovo Georg Eder nel 1992[12], in occasione del Seminario della Facoltà di Salisburgo, il presule, allora presidente permanente del suo Consiglio, venne a conoscenza del conferimento del titolo solo per una causa fortuita, in quanto seppe di un invito rivolto a mons. Kräutler per una conferenza solenne. A quel punto l’arcivescovo prese una posizione di rifiuto non solo per questioni formali, ma anche sostanziali: “Il vescovo Kräutler … ha smesso purtroppo di presentare nei suoi discorsi una valutazione realmente obiettiva e giusta della missione in America Latina (specialmente in occasione del Giubileo per i 500 anni della scoperta dell’America)”.

Dichiarazione dell’allora arcivescovo di Salisburgo (1992) Georg Eder: “Il vescovo Kräutler … ha smesso purtroppo di presentare nei suoi discorsi una valutazione realmente obiettiva e giusta della missione in America Latina (specialmente in occasione del Giubileo per i 500 anni della scoperta dell’America)

Concetto di missione?

Come si sa, oggi il dinamismo missionario che spetta alla Chiesa per mandato del suo Fondatore (Mt 28,18-20), viene frequentemente denigrato come “proselitismo”. Sorprende che persino un missionario rivolga accuse generiche: “Tutte le forme di proselitismo sono pericolose” (p. 64). “Il cristianesimo fu impiantato a ferro e fuoco a seguito delle guerre dei conquistatori europei come l’unica religione vera nell’America Latina” (p. 65).

Di diverso parere la Congregazione per il Clero, quando, circa l’aspetto missionario del sacerdozio, scrisse:  “Non sono, pertanto, ammissibili tutte quelle opinioni che, in nome di un malinteso rispetto delle culture particolari, tendono a snaturare l’azione missionaria della Chiesa, chiamata a compiere lo stesso ministero universale di salvezza, che trascende e deve vivificare tutte le culture” .

Amazzonia come progetto pilota: nuove leadership comunitarie e ordinazione delle donne

L’autore osserva che la Commissione episcopale per l’Amazzonia e il Forum di Dialogo della Conferenza Episcopale brasiliana ora stanno discutendo “le nuove forme di comunità cristiane e il loro governo – compresa l’Eucaristia domenicale. A tal fine si stanno elaborando proposte concrete da presentare al Papa. Non so quali saranno. Certo è che Francesco ha ricevuto la sua formazione in Argentina. Tuttavia credo che non dirà un ‘no’ rigoroso, un quod non all’ordinazione delle donne. Non credo che pensi secondo la logica di ‘o questo o quello’. Sicuramente non se ne uscirà dicendo che tutto quanto hanno affermato i Papi prima di lui è superato. Tuttavia il papa sa molto bene che lungo i secoli diverse questioni nella Chiesa si sono acutizzate, esigendo alla fine una decisione che nessuno avrebbe mai potuto immaginare alcuni decenni prima”.

Mons. Kräutler passa a citare – senza una qualsiasi altra giustificazione – dottrine del Magistero di netta opposizione alla democrazia, alla libertà religiosa, all’esegesi biblica. “Certe credenze e interpretazioni, prima vigorosamente sostenute e persino difese come immutabili, spesso sono state cambiate completamente nel corso del tempo”. “Sono convinto che Francesco si trova in questa tradizione, aperta al dialogo e al cambiamento. Tuttavia la questione dell’ordinazione delle donne è particolarmente difficile perché papa Giovanni Paolo II, nella sua esortazione apostolica Ordinatio sacerdotalis del 22 maggio 1994, dichiarò che la Chiesa non ha autorità per conferire ad esse l’ordinazione e che tutti i fedeli della Chiesa devono aderire a questa decisione. Sebbene non sia un dogma di fede, ‘de fide definita’, si tratta di una dichiarazione abbastanza esplicita di un Papa. Pertanto, Papa Francesco non procederà da solo circa la questione del sacerdozio, del celibato e dell’ordinazione delle donne, ma agirà d’accordo con i vescovi. In questo contesto, egli di sicuro non prenderà alcuna decisione da applicare immediatamente in tutto il mondo. Perché succeda qualcosa sarà necessario che un numero significativo di Conferenze Episcopali dell’America Latina, dell’Asia e dell’Africa vogliano provocare un cambiamento. Per esempio, ci dovrà essere un consenso a livello continentale oppure universale, un gran consenso. Solo così si avrà un peso sufficiente per cambiare la dichiarazione anteriore di un Pontefice. È sicuro che Francesco non farà questo da solo” (p. 111 e ss).

Mons. Kräutler prosegue: “Ma ciò è fuori dalla realtà della maggioranza delle comunità in Amazzonia, in pratica escluse dall’Eucaristia. Sì, è un’ingiustizia clamorosa privare quelle comunità dall’Eucaristia”. “La mia idea è di giungere prima a soluzioni locali. … Dunque, sarei dell’avviso che nella Conferenza Episcopale del Brasile si debba guardare prima all’Amazzonia e proporre una soluzione ‘ad experimentum’ per quella regione. … Non posso rispondere alla domanda se una comunità possa celebrare l’Eucaristia ogni domenica o meno, in base al fatto che un uomo celibe sia o meno disponibile” (p. 115s).

Ci sono molte donne che preparano la liturgia domenicale, esistono uomini giovani e vecchi che si impegnano volontariamente con la comunità. Con la dovuta preparazione, tali persone potrebbero essere formate anche per presiedere l’Eucaristia … non come sacerdoti di seconda classe, bensì come donne e uomini ordinati per la loro comunità al fine di presiedere il mysterium fidei, la celebrazione eucaristica. L’ideale sarebbe averne due o tre per ogni comunità. … Tuttavia non posso conciliare con la mia fede che qualcuno decida per conto proprio, senza tanti complimenti, di presiedere la celebrazione dell’Eucaristia o che una comunità attribuisca a qualcuno, per conto proprio, la presidenza della celebrazione eucaristica. Questa sarebbe una rottura con la nostra Chiesa che, dai tempi degli Apostoli, ha sempre avuto il mandato, l’ordinazione, l’imposizione delle mani, insieme alla preghiera di ordinazione e alla invocazione dello Spirito Santo” (p. 117).

“Dobbiamo fare suggerimenti coraggiosi. Per esempio, possiamo pensare a persone, uomini e donne, leader di una comunità che siano incaricati – e a tale fine, ordinati – per presiedere l’Eucaristia domenicale. Ma per me non è una soluzione che questi debbano essere solo i tanto citati ‘viri probati’ (‘uomini sperimentati’) giacché ciò vorrebbe dire che solo uomini sposati possano assumere questo ministero pieno della comunità; invece nello Xingu oggi due terzi delle comunità sono diretti da donne”

In una video-intervista del 30 novembre 2017[13] Kräutler sostiene: “Dobbiamo fare suggerimenti coraggiosi. Per esempio, possiamo pensare a persone, uomini e donne, leader di una comunità che siano incaricati – e a tale fine, ordinati – per presiedere l’Eucaristia domenicale”. Paradossalmente precedentemente egli aveva posto l’Eucaristia in contrapposizione all’autorità della Chiesa fondata da Cristo[14].  

Nel suo libro torna sull’argomento: “Si tratta qui di nuove forme di comunità cristiane e della loro leadership, compresa l’Eucaristia della Domenica”. “Una possibilità ecclesiale comprovata sarebbe quella di permettere ‘ad experimentum’ nell’Amazzonia uomini e donne sposati che dirigono comunità e che possano presiedere anche l’Eucaristia. Ma per me non è una soluzione che questi debbano essere solo i tanto citati ‘viri probati’ (‘uomini sperimentati’) giacché ciò vorrebbe dire che solo uomini sposati possano assumere questo ministero pieno della comunità; invece nello Xingu oggi due terzi delle comunità sono diretti da donne” (p. 110).

Una persona che commenta i preparativi del Sinodo osserva (16 giugno 2018): “Nella discussione manca quasi del tutto una dimensione teologica che metta l’enfasi sul fatto che il celibato non è solo una legge della Chiesa e quindi mutabile, bensì una caratteristica essenziale del sacerdozio secondo il modello di celibato di Gesù Cristo e della vita celibe della tradizione apostolica”.

Valutazione

Il libro tratta di una varietà di tematiche che spaziano dalle scienze sociali all’esegesi, dalla politica alla storia e struttura della Chiesa, sino al diritto canonico. Fra tutti questi temi, ve n’è qualcuno che sia affrontato, almeno approssimativamente, in modo obiettivo e teologico? Presenta proposte realmente nuove rispetto a quelle degli anni ’70? In realtà nel libro, più o meno direttamente, si presentano fatti e verità teologiche già chiariti da molto tempo, riproponendoli come temi di dibattito.

Le numerose distorsioni storiche, semplificazioni e generalizzazioni demagogiche, non sono altro che ripetizioni di vecchie affermazioni note, storicamente e sociologicamente insostenibili, prodotte dalla campagna scatenata contro la Chiesa in occasione del Giubileo per la scoperta dell’America. Sorprende che proprio quanti si vantano incessantemente di volere ogni forma di cambiamento strutturale per il presente, giudichino così negativamente i cambiamenti del passato, cioè di 500 anni orsono, rifiutandoli nel loro insieme.

D’altra parte, si spera invano che i manifestanti anticapitalisti facciano una protesta altrettanto clamorosa contro l’invasione delle sette nordamericane, la mafia, le droghe e l’incremento della contraccezione, promossa da grosse compagnie farmaceutiche.

Del resto, i vescovi sembra lavorino talmente tanto, che i fedeli li vedono molto di rado. Esiste infatti il problema crescente degli “zii viaggiatori”: vescovi, pastori e funzionari che molto raramente si trovano nella loro diocesi o parrocchia poiché presenziano tutti i simposi possibili e immaginabili all’estero. Ci si può chiedere: come dobbiamo giudicare i lunghi mesi di viaggi per le conferenze in Europa?

In un’intervista a Vienna, l’autore (Erwin Kräutler) ha dichiarato recentemente: “Io sono stato sempre una persona sensibile”. Tuttavia non si constata la sua liberazione dai preconcetti emozionali degli ultimi 30 anni, né una richiesta di scuse per le pesanti offese che rivolge qua e là. Il suo libro offre invece tesi e affermazioni populiste per persone sature di pregiudizi ideologici, ma mai un incentivo alla riflessione teologica o al rinnovamento spirituale.

Si tratta piuttosto di una auto-squalifica teologico-scientifica dell’autore, che potrebbe essere tranquillamente dimenticata. Eppure gli elogi che riceve per i suoi vecchi postulati, lo rendono ancora motivo di preoccupazione, visto che l’autore è uno degli incaricati della preparazione del Sinodo Amazzonico del 2019. Il Sinodo tratterà principalmente delle nuove forme di leadership comunitarie in contraddizione con la dichiarazione Pastores dabo vobis? O fraternizzerà con le macchinazioni contro la fede provenienti dagli Stati Uniti[15]? Se il Papa realmente è così favorevole (all’autore) come questi immagina, allora si potrebbe dire che con tali amici non ha davvero nessun bisogno di nemici!

Traduzione dall’originale tedesco a cura di Renato Murta de Vasconcelos

  • Nota: non tutte le idee esposte in questo articolo riflettono necessariamente la posizione di Pan-Amazon Synod Watch.
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Note

1. “Ad ogni modo, a partire da un fondo cristiano e basandosi sulla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, non è difficile giungere alla stessa conclusione: la nostra responsabilità per le persone e per l’ambiente, contro l’emarginazione e l’esclusione, per la partecipazione e per l’incontro alla pari” (S. 137).

2. “Kirche-und-Leben.de”, Intervista del 30.11.2017. Vedi, per es. : “Ancora oggi cardinali, vescovi, presbiteri e laici del cosiddetto campo ‘conservatore’ si scagliano contro la biblica teologia della liberazione … Essi non vogliono rinunciare all’antica ‘santa alleanza’ con i potenti e i ricchi, perché è più facile vivere in alleanza con i potenti e i ricchi” (Voralberger Kirchenblatt, 4.3.1991).

3. E. Kräutler, Die Nacht ist noch nicht vorüber, … Wiederholt sich die Geschichte?, Orientierung 56 (1992) 65-70, 80-84. Simili concetti li ha detti nel suo discorso all’incontro di Cusanuswerk l’ 8.3.1992: “500 anni dell’America Latina: la notte non è ancora finita…”, Bonn 1992, 26 pp.

4. Orientierung 56 (1992) ibd., p. 68

5. Ibid.

6. Ibd., p. 70

7. “Anche la Chiesa fu in parte colpevole… La buona novella diventò per gli indios un messaggio di violenza e minaccia. La Chiesa ufficiale allora sbagliò. Non ebbe il coraggio di aderire ai diritti umani, ma si chinò alle corone spagnola e portoghese. La Chiesa non era preoccupata per l’evangelizzazione…” (Kathpress, 7.1.1992). “Mai ci fu un ‘incontro’ di entrambe le culture, come si afferma sovente. Anzi, si trattava di una questione di distruzione culturale in cui ciò che importava era l’oro, le spezie e il potere” (Kathpress, 7.1.1992). Tuttavia nella cultura azteca si immolavano vittime umane, migliaia di bambini venivano sacrificati ogni anno ma, soprattutto, i prigionieri.

8. Hermann M. Görgen, 500 Jahre Lateinamerika – Licht und Schatten, 2Münster i. W. 1993, digitalizzato nel 2008. Görgen fu nominato professore ordinario della Facoltà di Filosofia dell’Università Cattolica di Salisburgo nel 1938. Fuggì dal suo Paese per motivi politici. Dal 1950 al 1954 insegnò a Juiz de Fora (Brasil). Dal 1957 al 1973 fu l’incaricato del Gabinetto di Stampa e Informazione del Governo Federale tedesco per gli affari speciali con l’America Latina e, di seguito, nel 1959, divenne rappresentante speciale del Cancelliere Federale Konrad Adenauer per il Brasile. Nel 1960 fondò la Società Brasile-Germania per lo Scambio Culturale fra entrambi i Paesi e, un anno dopo, creò il Centro Latino-Americano, una organizzazione di cooperazione per lo sviluppo. Görgen ebbe una parte decisiva anche nella fondazione dell’opera di aiuto cattolica Adveniat.

9. Le facoltà teologiche del Governo hanno concesso numerosi dottorati honoris causa, nonostante alcuni degli omaggiati non si siano comportati in maniera adeguata (talvolta hanno avuto un ruolo decisivo anche dei regali). Per esempio, per ragioni ideologiche molti si opposero alla nomina del card. Meisner mediante la Dichiarazione di Colonia – senza che mai un membro della Facoltà l’abbia visto o sentito, oppure letto una sola riga dei suoi scritti e che, in qualche modo, abbia cercato di conoscere meglio la situazione di Colonia. Non molto diverso è stato il caso di Kräutler.

10. E. Kräutler, Die Nacht ist noch nicht vorüber, … Wiederholt sich die Geschichte?, Orientierung 56 (1992) 65-70, 80-84.

11. E. Kräutler, Der Schrei der Völker von Lateinamerika: Wir wollen leben. Zum Bedenkjahr 1992, Anzeiger für die Seelsorge, maggio 1992, 203-206; giugno 1992, 268-277.

12. Pressestelle der Erzdiözese Salzburg, Nr. 33/92 de 14. 3. 1992; Nr. 31/92 de 13. 3. 1992. Erzbischöfliches Sekretariat, 24.3.1992. Vedere anche: Deutsche Tagespost, 21.3.1992.

13. https://bit.ly/2Jo7TgH

14. “A una Chiesa piramidale, che si orienta secondo lo schema della ‘sottomissione alla autorità di Dio’ si deve sostituire una Chiesa che abbandona tutto il colonialismo religioso e che coltiva il dialogo, anziché la tutela autoritaria da inquisizione anacronistica … Al posto della piramide deve subentrare, secondo lo spirito di Gesù Cristo, a ‘comunità di comunione eucaristica’” (Voralberger Kirchenblatt, 4 gennaio 1991).

15. L’Association of U.S. Catholic Priests (AUSCP) sostiene l’ordinazione di donne per il diaconato permanente e chiama a uno studio e a un’aperta discussione sull’ordinazione di donne e uomini sposati al sacerdozio (https://bit.ly/2LEMqBI).

Un commento a "L’autentico pensiero di uno dei protagonisti del Sinodo Amazzonico: “cambia ora il Mondo e la Chiesa!”"

  1. #bbruno   11 Luglio 2019 at 9:37 pm

    Chiesa amazzonica
    che fa rima con massonica,
    chiesa panteista
    che rima con modernista,
    chiesa pauperista
    che rima con comunista…
    chiesa conciliare:
    è tutta da buttare,
    senza esitare:
    tossica lordura
    nella spazzatura,
    in un lei gradito
    amazzonico sito…

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