L’eretico Erasmo

a cura di Giuliano Zoroddu

Erasmo da Rotterdam, il grande umanista, introdotto presso le corti di principi e cardinali ed apprezzato da papi come Giulio II e Leone X, fu una delle più nobili penne della Cristianità del suo tempo, ma parimenti a questa fu nocivo, precorrendo gli esiziali errori di Martin Lutero e dei riformati da un lato e non prestando la sua opera per pienamente estirparli dall’altra: ostacolò l’azione del nunzio Aleandro, arrivando a sostenere la non genuinità delle bolle leonine, e negò il suo aiuto ad Adriano VI che era suo amico, nonché antico professore. Fu un cattivo maestro: “Il Voltaire del rinascimento. Il Karl Ranher della Devotio Moderna” (cit. Prof. Massimo Viglione). Per brevemente esporre la vicenda umana di questo che fu nel bene e nel male uno dei personaggi fondamentali del secolo XVI e dell’intera storia umana, pubblichiamo (adattandola nel linguaggio) la voce che gli dedica Gaetano Moroni nel suo Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica.

Erasmo Desiderio nacque a Rotterdam verso l’anno 1465 [27 ottobre 1467, ndr] e divenne poi postata dell’ Ordine agostiniano, ed autore di una setta di mille eresie, appena potute con futare in ventidue libri da Alberto Pio; colle quali eresie l’empio Erasmo, preparò la strada in Germania a Lutero, per disseminarvi le sue egualmente perniciose, e il suo astio contro i religiosi, arrivando a chiamar giudaismo la teologia.
Sino all’età di nove anni fu chierichetto nella cattedrale di Utrecht. Morto Gherardo suo padre, i suoi tutori lo costrinsero a prendere l’abito di canonico regolare di S. Agostino. Nel chiostro dimostrò somma assiduità allo studio, e grande capacità: anzi compose alcune operette di pietà, come quella Del dispregio del mondo.
Nell’anno 1492 fu ordinato sacerdote, quindi passò a Parigi col vestito dell’ Ordine a proseguire i suoi studi. Nel corso di pochi anni, andò e ritornò varie volte e per diversi motivi da Parigi in Inghilterra.
Ma mosso finalmente da vivo desiderio di vedere l’Italia, nel 1506 si recò a Bologna, ove dimorò un anno, e fu laureato in teologia. In questo mentre ottenne dal Papa Giulio II la dispensa da’ suoi voti, e quindi da Bologna passò a Venezia, come correttore nella celebre stamperia di Aldo Manuzio. Chiamato a Padova dal principe Alessandro figliuolo naturale di Jacopo IV re di Scozia, lo seguitò a Ferrara ed a Siena, e da qui, eccitato da’suoi amici, si condusse a Roma, ove fu benissimo accolto dal Papa e dai Cardinali , e specialmente dal Cardinale de’ Medici, poscia Leone X.
Dopo avere per corso molti altri luoghi, e ricusati ovunque onori e dignità, si stabilì in Basilea.
Nell’occasione in cui Leone X venne elevato alla Santa Sede, col consenso di lui, gli dedicò la sua edizione greca e latina del Nuovo Testamento, la quale fu grave soggetto di molta critica.
Tale era la stima, che di lui aveva Carlo V, che lo fece consigliere dei suoi Stati d’Austria; titolo che gli accrebbe credito e riputazione. Verso l’anno 1520 compose le sue parafrasi sul Nuovo Testamento , per cui moltissimi eccitarono la facoltà di Parigi a censurare i suoi colloqui familiari, come contenenti molti errori contro la fede ed i buoni costumi: ragione per cui Erasmo pubblicò con somma astuzia ed occulto dolo, alcune spiegazioni e dichiarazioni sopra ogni censurata proposizione, e le indirizzò alla stessa facoltà, con una prefazione rispettosa ed onorevole ad esso corpo.
Non è vero che per ammollire la di lui durezza Paolo III volesse innalzarlo al Cardinalato, e molto meno che gli conferisse una pensione di seicento scudi, essendo pur falso che gli offrisse considerevoli uffici.
Clemente VII ed Enrico VIII, re d’ Inghilterra di propria mano gli scrissero, per trarlo ognuno appresso di sé. Il re Francesco I, Carlo V, Sigismondo re di Polonia, Ferdinando re d’ Ungheria e molti altri principi, tentarono in vano di rite nerlo negli Stati loro con notabili pensioni.
Dopo averne perduto l’amicizia, Lutero cercò colle più insinuanti espressioni di cattivarsi il suo animo, anzi stimolato Erasmo dagli amici suoi contro l’opinione di Melantone, compose un trattato che intitolò: Conferenza sul libero arbitrio, in cui attacca l’ errore di Lutero, senza punto toccare la persona. Se non che vedendo finalmente che il corpo dei pretesi riformatori diveniva ogni dì più potente in Basilea, si ritrasse nel 1529 a Friburgo, ove dimorò circa sett’anni affaticando continuamente.
Nel 1536 ritornò a Basilea, dove fu onorato con la dignità di rettore dell’università. Dappoichè ebbe riveduti i suoi scritti, e li pose in istato d’essere tutti stampati, morì d’una dissenteria addì 12 luglio [1536, ndr] d’anni settanta. Fu quivi sepolto, e nella piazza maggiore gli fu eretta una statua di bronzo, effetto della stima e venerazione, che di lui aveano i basileesi.
Tutte le opere di Erasmo vennero stampate a Basilea nel 1540 in nove volumi in foglio, con una lettera dedicatoria all’imperatore Carlo V. I due primi tomi, ed il quarto contengono le opere grammaticali, retoriche e filosofiche; il terzo comprende le sue lettere; il quinto i libri di pietà; il sesto la versione del Testamento Nuovo con le sue annotazioni; il settimo le sue parafrasi parimenti sul Nuovo Testamento; l’ ottavo le traduzioni di alcune opere dei Padri Greci; ed il nono le sue geologie.
Ad onta della riputazione che si procacciò col suo ingegno e dottrina, Erasmo fu un perniciosissimo eretico, e li principali suoi errori sono notati dal Bernini nel Compendio delle eresie, a pag. 596.
Mise in derisione i santi, e chi gli venerava, così fece dei devoti pellegrinaggi, delle sacre cerimonie, riti, feste, reliquie de’santi, delle chiese, digiuni, e delle indulgenze. Scrisse contro la potestà del Papa, chiamò tirannide de’ preti le decreta li, aggravando i sagri canoni; riprovò nei sacerdoti e nei vescovi il celibato, e preferì alla verginità il matrimonio che non sempre contò per sacramento; diceva superflua la confessione auricolare; illecita la guerra de’ cristiani contro il turco; proibito ai fedeli il giusto giura mento, e lecita la bugia; dubitò delle Sacre Scritture, approvò l’arianesimo. Morì da mal cattolico, non però da luterano, poiché Ecclesiae judicio se librosque suos subjecii.

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