«Ciò che nessun giornale ha detto sul caso Bibbiano (e, già che ci siamo, sul Sinodo amazzonico)» [Guelfo Rosa]

Torniamo a parlare col Guelfo Rosa, che oggi – tanto per cambiare – ne ha per tutti [RS]

Foto: IlFattoQuotidiano.it

RS: Che ha oggi, è nervoso?

GR: Nervoso? No gente, sono stanco di veder l’acqua pestata nel mortaio e soprattutto non mi piace che l’attenzione sul “caso Bibbiano” si stia mediaticamente spegnendo. Ma era prevedibile.

RS: La vicenda è grossa.

GR: Avete fatto bene a far notare come la presunta regina degli affidi – che ci faceva lezioni immanentiste, antimonoteiste e contro il Cristo “religioso” – avesse anche deriso la processione di riparazione al gay pride: il quadro sarebbe completo, ma c’è di più e nessuno ancora l’ha detto.

RS: Di più? Cosa?

GR: Riguarda sempre le preghiere di riparazione, che ormai sono diventate un’ossessione per gli LGBT e i loro rappresentanti politici. Nessuno ha notato una cosa molto semplice: l’anno scorso, quando ci furono le polemiche per la famosa veglia antiomofobia in diocesi di Reggio (a un anno di distanza dall’imponente processione di riparazione al gay pride del 2017) il clima si surriscaldò al punto che il vescovo Camisasca ricevette le dure critiche dei cattolici fedeli alla dottrina e la soldarietà di parroci e sindaci, in buona parte PD. Insomma: nel 2017, senza nessun supporto della diocesi, erano scesi in strada centinaia di cattolici per pregare in riparazione del Pride e nel 2018, sempre per pregare in riparazione di una irricevibile veglia antimofobia, i cattolici si erano trovati la diocesi contro, con solidarietà di un bel numero di sindaci piddini. E sapete chi c’era nella lista dei firmatari del sostegno al vescovo che permetteva la veglia antiomofobia?

RS: I sindaci di…

GR: …due dei sindaci piddini oggi indagati nell’inchiesta Angeli e Demoni! Colli (Montecchio) e Carletti (Bibbiano), il terzo Burani non risulta tra i firmatari [immagine sotto]. Scrivevano: «Riconosciamo l’importanza dei valori costituzionali dell’uguaglianza e della lotta alle discriminazioni – hanno scritto invece ieri i sindaci reggiani – pertanto cogliamo l’importanza di ogni gesto che, in una società che appare ogni giorno sempre più conflittuale, contribuisca a vedere nell’altro il reciproco riconoscimento e il rispetto. Il vescovo ha fatto un’azione di coraggio, di apertura e di inclusione che condividiamo». Verrebbe da dire: tutta questa attenzione e questi slanci di senso civico, non sarebbe stato meglio riporli forse altrove, dal momento che nei loro comuni ne succedevano di tutti i colori? Sia chiaro: al netto degli arresti domiciliari di Carletti, il ruolo dei sindaci nella vicenda è piuttosto marginale e tutto da dimostrare, però la domanda sorge, no? Il PD, alla soglia delle elezioni regionali, è veramente bastonatissimo. La presidente della Commissione Parità della Regione Emilia Romagna, Roberta Mori, metteva cuori arcobaleno sotto i post (con bandiera arcobaleno) di una delle affidatarie lesbiche coinvolte, in mezzo ai plausi dell’Anghinolfi e della compagna dell’affidataria (quella D.B. che in macchina alternava bestemmie, canti eucaristici e forti liti in cui si immaginava di sgridare bambini). Il tutto con neoconsiglieri ed ex assessori comunali taggati [altra immagine sotto].

RS: Alla faccia.

GR: Ma non è finita. Ci fu pure un’audizione in Regione – Commissione Parità, 2015 – in cui il sindaco Carletti e l’Anghinolfi presentavano il “modello Val d’Enza”. La cosigliera Piccinini (M5S) ha fatto uscire gli audio di quegli interventi: a parte qualche eco sulla stampa, avrebbero potuto avere spazio sicuramente più ampio. Fanno davvero riflettere tutti questi fatti.

RS: Magari è solo una suggestione ma sembra quasi che uno degli effetti delle processioni di riparazione sia stato quello di fare esplodere – proprio nelle terre in cui più sono state celebrate – il disastro dell’ideologia LGBT e i suoi frutti più indecenti.

GR: Sì, forse è una suggestione ma il concatenarsi degli eventi è impressionante. A Reggio si è svolta la prima processione di riparazione allo scandalo del Pride con una partecipazione significativa (abbiamo visto le reazione dell’Anghinolfi e l’atteggiamento di certi sindaci indagati, l’anno dopo). Da lì, principalmente in Emilia, poi in mezza Italia, il fenomeno si è irraggiato.

Dunque, in fila: è scoppiato lo scandalo affidi/LGBT in Val d’Enza (RE), poche settimane fa a Modena è stato identificato un filosatanista (da operetta?) LGBT, tra i musicisti del Modena Pride, che mandava minacce di morte ai referenti del Comitato San Geminiano Vescovo, qualche giorno prima al Bologna Pride una grandinata con proiettili di ghiaccio grossi come mandarini aveva causato il fuggi fuggi generale, con tanto di feriti. E ancora: sempre a giugno, il fallimento del Gay Village e poco prima la chiusura di Gayburg. Se, per ridere, ci mettiamo pure gli allagamenti a Milano dopo che Sala si è messo le calze arcobaleno, abbiamo fatto bingo! L’immagine del mondo LGBT non ne è uscita nel migliore dei modi.

RS: Come abbiamo detto: “e c’è gente che vede nelle processioni di riparazione uno strumento antiquato”…

GR: Già, al netto delle suggestioni, la sfera spirituale non manca mai di far capolino. Ma non facciamo nemmeno nessi esagerati.

RS: A proposito di sfera spirituale, parliamo di Chiesa?

GR: Ne abbiamo già parlato tanto, anche recentemente

RS: Il sinodo amazonico si avvicina…

GR: E allora bisogna fare l’anti-sinodo. Mi pare sia a Verona, no?

RS: Beh, sì scherzosamente, possiamo pure chiamare così la conferenza che si terrà a Verona il 28 settembre (“Verso il sinodo amazzonico, itinerari della dissoluzione“).

GR: Credo che sarà interessante perché i vari interventi toccheranno i punti caldi del disastro sociale e spirituale che la nostra epoca sta vivendo. Sarò curioso di sentire la mattina Domenico Savino – autore del best seller Cosa Vostra, posso rivelarlo? – parlare del ruolo degli ecclesiastici in questo sfacelo, poi il grande Abbondio Dal Bon – avvocato e militante storico in difesa della Famiglia – descrivere l’impatto di tutto questo nelle dinamiche famigliari e in conclusione l’ottimo Martino Mora (ndRS: autore dell’eccellente Abbattere gli idoli contemporanei. Non moriremo liberal) dare le ultime e decisive pennellate al quadro, con le tinte chiare della filosofia. Credo che sia un’iniziativa lodevole e al momento forse l’unica che, in forma di convegno, ha il coraggio di parlare puntualmente, organicamente e pubblicamente anche di ciò che sta per succedere “in Amazzonia”.

RS: Di iniziative ce ne sono ma abbiamo voluta farla alle soglie del sinodo anche per dare un segnale.

GR: A proposito, dove sono i cardinali e i vescovi? Quelli che fanno rivelazioni sul sinodo, che criticano Bergoglio, che in relazione all’Instumentum Laboris parlano apertamente di eresia e apostasia? Hanno già prenotato un posto in prima fila a Verona, giusto?

RS: Auguri.

GR: Grazie.

[Immagini allegate]

Vedere articolo originale su La Gazzetta di Reggio


2 Commenti a "«Ciò che nessun giornale ha detto sul caso Bibbiano (e, già che ci siamo, sul Sinodo amazzonico)» [Guelfo Rosa]"

  1. #bbruno   8 Luglio 2019 at 3:00 pm

    Dove sono i cardinali e i vescovi…. critici del sinodo aMMazzonico? Poveretti, tengono famiglia, e tengono anche alle lor tonalità di rosso…

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  2. #Leone   10 Luglio 2019 at 2:06 pm

    Le vesti dei Cardinali , di porpora come la loro vergogna …

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