“Oggi saremo martiri in cielo! Grazie a Dio!”. La storia dei Martiri Scillitani

a cura di Giuliano Zoroddu

Il Martirologio Romano alla data 17 luglio riporta: “A Cartagine il natale dei santi Martiri Scillitani, cioè Sperato, Narzale, Citino, Veturio, Felice, Acillino, Letanzio, Gennara, Generosa, Vestia, Donata e Seconda, i quali, per ordine del Prefetto Saturnino, dopo la prima confessione di Cristo, furono messi in prigione, confitti in un legno, e quindi decapitati colla spada. Le reliquie di Sperato, colle ossa del beato Cipriano e col capo di san Pantaleone Martire, dall’Africa trasportate nella Francia, furono religiosamente riposte a Lione, nella Basilica di san Giovanni Battista”. Attualmente le loro reliquie sono onorevolmente conservate a Roma nella basilica dei Santi Giovanni e Paolo. Gli Acta del loro martirio, avvenuto il 17 luglio del 180, sono il più antico documento della Letteratura cristiana di lingua latina.

Quando erano consoli Presente, per la seconda volta, e Claudiano, sedici giorni prima delle calende di agosto, furono convocati alla presenza dell’autorità giudiziaria Sperato, Nartzalo, Cittino, Donata, Seconda e Vestia.
Il proconsole Saturnino disse loro: «Potete meritare l’indulgenza del nostro sovrano, se ritornate a pensieri di rettitudine».
Sperato rispose: «Non abbiamo fatto niente di male, non abbiamo commesso nessuna iniquità, né detto mai male di alcuno, anzi abbiamo sempre reso bene per male; per la qual cosa obbediamo al nostro imperatore».
Disse ancora il proconsole Saturnino: «Anche noi siamo religiosi e semplice è la nostra religione. Giuriamo per il genio del nostro sovrano e rivolgiamo agli dei suppliche per la sua salvezza, cosa che anche voi dovete fare».
Rispose Sperato: «Se mi porgerai ascolto con calma, ti spiegherò il mistero della semplicità».
Ribatté Saturnino: «Non ti ascolterò in questa iniziazione in cui offendi i nostri riti; ma giurate piuttosto per il genio del nostro sovrano».
Rispose Sperato: «Io non conosco il potere del secolo, ma sono soggetto a quel Dio che nessun uomo ha mai visto né può vedere con i suoi occhi. Non ho mai commesso un furto, ma ogni volta che concludo un affare pago sempre il tributo, perché obbedisco al mio sovrano e imperatore dei re di tutti i secoli».
Il proconsole Saturnino disse agli altri: «Desistete da tale convinzione».
Ribatté Sperato: «E’ un cattivo sistema minacciare di uccidere se non si giura il falso».
Disse ancora il proconsole Saturnino: «Non aderite a questa follia».
Disse Cittino: «Non abbiamo da temere nessuno se non il nostro Signore che è nei cieli»
Aggiunse Donata: «Onore a Cesare come sovrano, ma timore soltanto a Dio».
Proseguì Vestia: «Sono cristiana».
Disse Seconda: «Quello che sono, voglio essere».
Chiese a Sperato il proconsole Saturnino: «Persisti a dichiararti cristiano?».
Rispose Sperato: «Sono cristiano» e tutti assentirono alle sue parole.
Chiese ancora il proconsole Satumino: «Volete un po’ di tempo per decidere?».
Rispose Sperato: «In una questione tanto chiaramente giusta, la decisione è già presa».
Chiese quindi il proconsole Saturnino: «Che cosa c’è nella vostra cassetta?».
Rispose Sperato: «I libri e le lettere di Paolo, uomo giusto».
Disse il proconsole: «Avete una proroga di trenta giorni per riflettere».
Sperato ripete: «Sono cristiano», e tutti furono d’accordo con lui.
Il proconsole Saturnino lesse il decreto dell’atto: “Si decreta che siano decapitati Sperato, Nartzalo, Cittino, Donata, Vestia, Seconda e tutti gli altri che hanno dichiarato di vivere secondo la religione cristiana, poiché, pur essendo stata data loro facoltà di ritornare alle tradizioni romane, l’hanno ostinatamente rifiutato”. Sperato disse: «Rendiamo grazie a Dio».
Nartzalo aggiunse: «Oggi saremo martiri in cielo. Siano rese grazie al Signore!».
Il proconsole Saturnino fece proclamare la sentenza dal banditore: «Sperato, Nartzalo, Cittino, Veturio, Felice, Aquilino, Letanzio, Gennara, Generosa, Vestia, Donata, Seconda sono stati condannati alla pena capitale». Dissero tutti: «Siano rese grazie a Dio!» e subito furono decollati per il nome di Cristo.

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