Storia di amicizia tra scrittori: l’ultimo libro di Paolo Gulisano

di Luca Fumagalli

L’amicizia è uno dei sentimenti più importanti che accompagna la vita di ognuno di noi. Sin dall’alba dei tempi – lo testimonia la Genesi – l’uomo si è sempre interrogato sul significato di questo legame privilegiato che si stabilisce tra anime affini. Cicerone, ad esempio, scriveva che l’amicizia è superiore a tutte le cose perché dona speranza e non fa piegare l’uomo dinanzi al destino, mentre è di C. S. Lewis, l’autore delle Cronache di Narnia e delle Lettere di Berlicche, la descrizione più bella di come nasca una così intensa affinità fra due persone: «Quando due o più compagni scoprono di avere un’idea, un interesse o anche soltanto un gusto, che gli altri non condividono e che, fino a quel momento, ciascuno di loro considerava un suo esclusivo tesoro (o fardello). La frase con cui di solito comincia un’amicizia è qualcosa di questo genere: “Come? Anche tu? Credevo di essere l’unico…”».

Molto più di una semplice sintonia, l’amicizia è dunque vedere quello che gli altri vedono, un incontro che ha il sapore del miracolo.

Cosa succede quando questo tipo di relazione nasce tra quella particolare categoria di persone che sono gli scrittori? Paolo Gulisano, medico e scrittore, autore di oltre una trentina di testi, tenta di rispondere a questa domanda nel suo ultimo saggio, intitolato Là dove non c’è tenebra.

Il titolo, una citazione tratta da 1984 di Orwell, rimanda a quell’oltre di infinita comprensione che caratterizza la vera amicizia, quella che sa imporsi al di là delle differenze accidentali. Da questo spunto nasce un libro interessantissimo, tra l’altro un modo inedito e accattivante per approcciare la storia della letteratura degli ultimi due secoli (l’antico filosofo Empedocle diceva che l’amicizia compone e disgrega tutte le cose del mondo; un compito che è anche della narrativa).

Capitolo dopo capitolo il lettore attraversa una galleria di ritratti in cui incontra le storie felici – ma a volte anche tristi – di coppie d’amici. L’obiettivo dichiarato dell’autore è quello di raccontare in sintesi non solo la parabola biografica di molti grandi scrittori, ma anche di abbracciare lo spettro multiforme delle varie amicizie possibili.

Storie come quella di James Joyce e Italo Svevo, ad esempio, parlano di rapporti autentici, caratterizzati pure da reciproche influenze artistiche; W. B. Yeats e Lady Gregory dimostrano invece che anche tra un uomo e una donna è possibile una relazione amicale pura, senza fraintendimenti; il caso di Graham Greene e George Orwell, al contrario, è quello di un’amicizia solo sfiorata, ma che non si concretizzò mai; mentre gli americani Raymond Carver e Tess Gallagher arrivarono addirittura a diventare marito e moglie.

Questi sono solo alcuni delle numerosi coppie d’amici citate nel libro di Gulisano. Altri nomi illustri che vi compaiono sono, tra i tanti, quelli di G. K. Chesterton, Hilaire Belloc, J. R. R. Tolkien, C. S. Lewis, Giacomo Leopardi, Antonio Ranieri, François Mauriac, André Gide, Scott Fitzgerald, Ernest Hemingway, Gioavnnino Guareschi e Carletto Manzoni. Insomma, ce n’è davvero per tutti i gusti, tanto per i cultori della narrativa nostrana che per gli esterofili.

Là dove non c’è tenebra è dunque un saggio che merita di essere letto e riletto, un’occasione per meditare, da un’angolatura inedita, sulla letteratura e soprattutto su se stessi. Di certo non mancheranno le sorprese …

Il libro: Paolo Gulisano, Là dove non c’è tenebra, Milano, Edizioni Ares, 2019, pp. 208, 14 Euro.

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