Storia di un Reumatologo prima che esistesse l’omotransnegatività

C’era una volta un Reumatologo.

Quel giorno doveva eseguire un esame detto “densitometria ossea”. L’esame ha principalmente lo scopo di identificare la presenza di osteoporosi, una malattia degenerativa delle ossa molto comune, specie nelle donne in post menopausa, che causa un alto rischio di frattura.

Mi spiego meglio: l’esame restituisce un valore statistico che, all’interno di un certo range, è considerato nella norma. Valori inferiori al range di normalità identificano una comunissima osteoporosi, valori superiori identificano una estremamente rara osteopetrosi (personalmente, mai vista una osteopetrosi).

L’esame non richiede chissà grande impegno intellettuale, la macchina fa quasi tutto il lavoro, lo sforzo intellettivo nell’interpretazione dell’esame è minimo. E succede dunque che il Reumatologo si annoia. Noia e stanchezza della sera si sommano in un connubio che portano alla distrazione.

Così, per accelerare i tempi (forza, dài, ultima paziente e poi a casa), il Reumatologo legge il nome dell’ultima paziente e comincia a compilare “razza caucasica, sesso femminile”.

Non c’è alcuna discriminazione: i valori normali di densità minerale ossea variano in base alla razza e al sesso. La scienza lo sa, lo strumento lo sa ed è obbligatorio inserire questi dati prima di procedere con l’esame (lo strumento in questo racconto è risaputamente il migliore del mercato).

E quindi succede che lo stanco Reumatologo reciti la solita frase per l’ennesima volta durante il giorno: “Buonasera, prego, altezza e peso, età della menopausa e si sdrai sul lettino” senza alzare la testa dal pc.

La paziente risponde a tutte le domande (tutte) e si sdraia sul lettino.

La macchina passa dunque il suo braccio meccanico e restituisce un valore incredibilmente elevato. Nessuna osteoporosi, anzi: osteopetrosi. Valori gravemente patologici per una donna.

Scompare la noia, passa la stanchezza: attenzione massima. Da un lato l’attenzione nel voler prendersi cura della paziente, dall’altro il fascino della sfida intellettuale nel trovare una spiegazione a quel valore e, perché no, l’idea all’eventuale pubblicazione del case report.

Il Reumatologo va dunque dalla paziente e, al momento di consegnare il referto, si rende conto che la paziente non è altro che un uomo vestito da donna.

“Guardi, dobbiamo rifare l’esame obbligatoriamente. I valori sono francamente patologici per una donna, ma saranno del tutto normali per un uomo. Devo cambiare la selezione nel sesso. Selezionando uomo, avremo un valore completamente diverso”

“Se lei seleziona il sesso maschile, rovina il mio cammino di trans”

“Ascolti, il valore è del tutto falsato, non serve a nulla l’esame che ha appena eseguito”

“Non mi interessa”

Dunque il Reumatologo scrive nel referto: “esame del tutto inattendibile per errore nella selezione del sesso del paziente”.

Non mi stupirei se questo Reumatologo, ripetendo le azioni su descritte, passasse dei guai legali in considerazione della legge su omotransnegatività.

In barba a ciò che è clamorosamente vero.

Dr. Domenico Sambataro
Reumatologo (non necessariamente quello della storia)

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