Urbano VIII e la guerra agli eretici

a cura di Giuliano Zoroddu

“L’atteggiamento dei Papi verso i non cristiani – scrive don Mauro Tranquillo nella prefazione al libro delle nostre edizioni Sed Gladium – è stato costantemente quello della missione o della guerra, o nel caso si trovassero all’interno di stati cattolici, quello della repressione o della ri-conversione”. Lo stesso si dica per gli eretici. Se solo ci limitiamo all’età moderna, vediamo un san Pio V (seguito da Gregorio XIII e Sisto V) richiedere, approvare, appoggiare e sovvenzionare (militarmente ed economicamente) le guerre del re di Francia e della Lega Cattolica contro gli Ugonotti. Uguale situazione per le guerre in Germania e Boemia contro gli Ussiti nel secolo XV e poi contro i rivoltosi protestanti nel XVII secolo (la cosiddetta Guerra dei Trent’anni del 1618-48). E proprio nel mezzo di quest’ultima fu eletto al Soglio Petrino Maffeo Barberini, Urbano VIII, il 6 agosto 1623. Ovviamente la Sede Apostolica propendeva per la parte cattolica (imperiale) che già aveva prevalso alla Montagna Bianca presso Praga (8 novembre 1620) e prevaleva sui campi di battaglia. In questo articolo riporteremo le reazioni private e pubbliche di Urbano VIII di fronte alle vittorie cattoliche e particolarmente dopo la battaglia di Lützen del 16 novembre 1632. Reazioni che faranno storcere il naso a qualcuno, ma questo fu la (vera) Cristianità

Da diverse fonti circolava la voce che Gustavo Adolfo[1] esigesse il libero passaggio attraverso i Grigioni per un riparto delle sue truppe, anzi si diceva che egli stesso passerebbe le Alpi e invaderebbe l’Italia. Quali speranze venissero allora coltivate da parte dei protestanti risulta dai fogli volanti che parlavano di una nuova spedizione contro Roma; come una volta i Goti e i Longobardi, anche il re d i Svezia invaderebbe l’Italia, distruggerebbe lo Stato Pontificio, portando così al trionfo, al di qua delle Alpi, la dottrina dei novatori. Urbano VIII, spaventatissimo, riprese ora un piano che aveva accarezzato già prima; si trattava di creare una lega difensiva degli Stati italiani, alla quale avrebbero dovuto partecipare la Spagna e gli Svizzeri. Ma non trovò da nessuna parte disposizioni favorevoli; né la Savoia, né Venezia né gli Svizzeri erano per un tal piano. I malfidati spagnuoli videro in tutto il progetto nient’altro che il proposito di privarli del libero passaggio attraverso i Grigioni.

Di fronte a questo insuccesso, Urbano VIII salutò con tanto maggior piacere il miglioramento della situazione militare che era subentrato dopo che aveva riassunto il comando supremo il Wallenstein[2], munito di poteri straordinari. Quando il 25 giugno 1632 arrivò la notizia della conquista di Praga fatta dal Wallenstein (il 25 maggio [1632]), il papa, nonostante un attacco di gotta, si recò subito il giorno seguente, accompagnato da molti cardinali, dal Quirinale alla chiesa nazionale tedesca di S. Maria dell’Aninia, ove celebrò una messa di ringraziamento all’altar maggiore e recitò le litanie. Il 26 giugno partirono per l’imperatore e per Wallenstein dei Brevi magniloquenti. «Questa vittoria, primizia della nuova guerra – è detto nella lettera a Wallenstein – è u n presagio di pieno trionfo. Noi ti benediciamo, uomo insigne, e ti auguriamo che sotto la tua guida la Germania venga liberata dai danni e della sventura. Tu trionferai colla benedizione della Chiesa, e l’Europa dovrà confessare che la forza di un così grande generale è il giavellotto fulminante del cielo».

Con l’unione dell’esercito del Wallenstein a quello di Massimiliano[3], questo crebbe a più di quarantamila uomini «della migliore e della più bella gente», al quale Gustavo Adolfo in un primo tempo poté opporre solo quindicimila uomini. Come avrebbe egli potuto pensare allora anche ad una spedizione attraverso le Alpi? Egli si vide invece costretto, dopo sì grandi successi, a tenersi di nuovo sulle difensive. Anche quando gli riuscì di equilibrar e la sproporzione delle forze, il suo attacco al campo trincerato degli alleati presso Norimberga, sferrato il 3 settembre, fallì. Lo Svedese fece ora proposte di pace, ma Wallenstein si rifiutò di discuterle senza i pieni poteri dell’imperatore.

Il duca di Friedland[4] occupò ora tutta la Sassonia. Il re di Svezia accorse in aiuto del principe elettore, mai giorni del condottiero, il cui esercito aveva combattuto in gran parte della Germania, erano contati: il 16 novembre 1632 si venne alla battaglia di Lützen, nella quale Gustavo Adolfo trovò la morte.

La sera del 9 dicembre un corriere imperiale espresso portò la notizia a Roma. Federico Savelli, che dirigeva gli affari dell’ambasciata imperiale in luogo di suo fratello, si presentò subito il giorno dopo al papa e rinnovò la preghiera di maggiori contributi per l ’imperatore. Ma Urbano VIII rispose come prima che con suo profondo dispiacere gli mancavano a ciò i mezzi necessari.

[…] Mentre che a Roma gl’Imperiali giubilavano per la morte di Gustavo Adolfo, i fautori della Francia ne erano costernati e cercavano di sminuire in tutti i modi possibili l ’importanza di questo avvenimento. Simile era anche lo stato d’animo di Richelieu . Anche di fronte ai grandi successi del re svedese negli ultimi tempi, potesse talvolta esserglisi infiltrato nel cuore il timore che l ’ alleato riuscisse a sopraffarlo, è tuttavia falso che egli abbia salutata la sua morte come la scomparsa di un rivale. Un documento dell’anno 1633 dimostra che egli ora temeva di dover intervenire nella grande lotta direttamente, mentre il suo piano sarebbe stato sempre quello primitivo, di far continuare la guerra in maniera coperta per mezzo degli Svedesi, dei protestanti tedeschi e degli Olandesi.

La fiaba poi di cui hanno fatto completa giustizia le indagini e le ricerche moderne, è quella che il papa si sia mostrato rattristato per la morte di Gustavo Adolfo.
Ben sapendo che gli Spagnuoli erano sempre pronti a interpretare falsamente la sua condotta, egli prevenne ogni falsa interpretazione del suo pensiero recandosi l’11 dicembre in compagnia di numerosi cardinali alla chiesa  nazionale tedesca per dirvi una messa di ringraziamento. Essendo tempo di avvento, i cardinali portavano le vesti violette. Per una svista del maestro delle cerimonie dopo la messa vennero cantate solo le litanie e non il «Te Deum». A quest’omissione, che fece meravigliare i Tedeschi e indusse subito il Cardinal Barberini ad una spiegazione, però si pose rimedio nel giorno seguente, nel quale, mentre nella chiesa dell’Anima si elevava il canto di lode ambrosiano, dal Castel S. Angelo tuonò il cannone insegnò di gioia.

Appena ricevuta la notizia della morte di Gustavo Adolfo, il Cardinal segretario di Stato Barberini aveva scritto al nunzio Bichi in Parigi: «Come può facilmente immaginare, il papa ha sentito con gioia la notizia, perché ora è morto il serpente, che col suo veleno cercava dinquinare tutto il mondo. Non conosciamo i particolari della vittoria; ma, comunque siano, la morte di un così acerrimo nemico della religione e di un così valido condottiero rappresenterà sempre un grande vantaggio»

Il 14 dicembre 1632 Urbano VIII diresse all’imperatore[5] il seguente breve:
«Dilettissimo Figlio in Cristo! Salute e apostolica benedizione.
Quello che Noi da lungo tempo abbiamo sovra ogni cosa desiderato e quello che abbiamo invocato da Dio senza interruzione nelle nostre più ardenti preghiere, è stato ora concesso da Dio alla Tua Maestà, del che di tutto cuore ci congratuliamo. Ma grazie imperiture rivolgiamo Noi al Dio e Signore della divina giustizia, perché Egli ha fatto vendetta del prepotente e ha tolto dal collo dei cattolici il loro più inesorabile nemico. Quale grazia con ciò abbia Egli concesso nella Sua grande bontà, sa la Germania, di cui più d’una provincia, dalle armi nemiche quasi resa deserta, piangerà ancora a lungo sulla morte dei suoi abitanti, sul saccheggio delle sue città e sulle devastazioni delle sue terre. Ciò sappiamo anche Noi, il cui cuore era continuamente pieno di infinito dolore per le angustie e le sventure dei nostri figli; ciò sa tutto il mondo cristiano, il quale ha udito il re nemico del cattolicismo, imbaldanzito per le vittorie e la magnificenza delle sue schiere, vantarsi di avere abbattuto col ferro e col fuoco e con la devastazione tutto quello che gli si opponeva nella sua celere corsa dall’estreme spiagge del Baltico, giù giù, fino alla Slesia. Perciò appena ci giunse la prima notizia della desiderata vittoria, con gioia infinita abbiamo offerto il S. Sacrificio, nella chiesa nazionale tedesca della beatissima Vergine dell’Anima , «al Terribile, a Lui che distrugge il soffio dell ’ira dei principi, terribile ai re della terra»; e dopo avergli reso grazie assieme a i nostri cari figli, i cardinali della santa Romana Chiesa, e al popolo accorso in frotte, per il grande benefizio, lo abbiamo insistentemente pregato di voler condurre a felice termine le tue eccellenti fatiche per la difesa della Chiesa cattolica. Ma tu, carissimo figlio, prendi le risoluzioni che la causa ti mette in mano e conduci innanzi il resto della guerra funesta con giuste armi. Poiché il Dio degli eserciti, cinto di forza, combatterà contro i nemici della Chiesa e dinanzi alla sua faccia marcerà la morte. Noi lo pregheremo incessantemente perché con numerose vittorie dei tuoi favorisca sempre più la causa della cristianità. Alla Tua Maestà impartiamo con pieno affetto l’apostolica benedizione».


(Ludwig von Pastor, Storia dei Papi. Volume XIII. Storia dei Papi nel periodo della Restaurazione Cattolica e della Guerra dei Trent’anni. Gregorio XV (1621-1623)ed Urbano VIII (1623-1644), Versione italiana di Mons. Prof. Pio Cenci Archivista dell’Archivio Segreto VaticanoRoma, 1931, 463-467)


[1] Gustavo II Adolfo Vasa (Stoccolma, 19 dicembre 1594 – Lützen, 6 novembre 1632), Re di Svezia dal 1611, gran difensore dei Protestanti europei.
[2] Albrecht von Wallenstein (Heřmanice, 24 settembre 1583 – Cheb, 25 febbraio 1634), generale comandate delle forze imperiali durante la Guerra dei Trent’Anni.
[3] Massimiliano I Giuseppe Leopoldo Ferdinando Wittelsbach, elettore e duca di Baviera (Monaco di Baviera, 17 aprile 1573 – Ingolstadt, 27 settembre 1651), fondatore della Lega Cattolica.
[4] Wallenstein.
[5] Ferdinando II d’Asburgo (Graz, 9 settembre 1578 – Vienna, 15 febbraio 1637) Imperatore dal 1619.

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