Violenze e minori. Il Centro H&G: filo rosso dai “diavoli della bassa”, agli LGBT fino all’Università Pontificia

La vicenda si allarga e si approfondisce ma una domanda balza subito davanti a tutto: chi sono quelli del Centro Hansel e Gretel?

Se ci limitassimo alla cronaca giudiziaria della vicenda Angeli e Demoni (Reggio e Val d’Enza) potremmo semplicemente dire che il leader storico del centro Claudio Foti e la sua compagna Nadia Bolognini (menti di riferimento di un’intero mondo nell’ambito della cura dell’infanzia) sono stati indagati e agli arresti domiciliari.

Ma c’è molto di più, ovviamente, e lo abbiamo già accennato diversi giorni fa in questo articolo. Andiamo avanti per passi precisi e chiari:

(1) Spostiamoci di qualche decina di chilometri e di qualche anno. Annota il portale Reggio Sera: “C’è un filo rosso che lega le vicende dei presunti affidamenti illegali dei bambini a Bibbiano e una storia altrettanto terribile accaduta oltre vent’anni fa nella Bassa modenese. E’ rappresentato dal centro studi Hansel e Gretel, la onlus piemontese che è coinvolta nelle vicende del Comune della Val d’Enza, ma che era pure stata tirata in ballo vent’anni fa”.

Aggiungiamo noi: i fatti erano passati alla storia come “la vicenda dei diavoli della bassa”, un mix mortale (suicidi, morti di crepacuore: un prete, famiglie distrutte, persone incarcerate ingiustamente) che aveva devastato la pianura modenese. Da quegli oscuri giorni, negli ultimi anni è uscita l’inchiesta giornalistica “Veleno”, di P. Trincia.

Tre elementi però vanno aggiunti: a. oggi la Procura di Modena, dopo i fatti emersi a Reggio, dice di volersi riattivare anche in ordine alla vecchia vicenda dei vent’anni fa: “verranno vagliati eventuali collegamenti con il Modenese e sarà nuovamente analizzato” quanto accaduto; b. lo stesso Centro Hansel e Gretel nel novembre 2018 aveva lanciato, curiosamente, una petizione intitolata FIRMA LA LETTERA APERTA SU “VELENO”: UNA RICOSTRUZIONE CONFUSIVA CHE DISTORCE I FATTI PER DIMOSTRARE UNA TESI PRECOSTITUITA; c. nell’inchiesta “Veleno” di Trincia era emerso, scrive ancora Reggio Sera, “il conflitto di interessi della psicologa Cristina Roccia, la professionista che aveva scoperto gli abusi, che era diventata presidente di un centro privato (Hansel e Gretel, appunto, ndr) al quale erano stati poi affidati i bambini portati via alle famiglie, per un guadagno di oltre 2,2 milioni di euro. Cristina Roccia, che non risulta indagata oggi, è la ex moglie proprio di Foti”.

(2) Torniamo ad oggi, in Val d’Enza. L’ormai celebre Federica Anghinolfi e Claudio Foti “per gli inquirenti, erano le figure di spicco della presunta rete”, attraverso cui – scrive Reggionline: “I bambini sarebbero stati indotti a riferire cose in realtà non accadute e a raccontare di abusi non subiti con ore e ore di sedute di psicoterapie e con suggestioni provocate”.

La Anghinolfi, lesbica “militante”, aveva ricollocato alcuni minori a sue ex compagne lesbiche, ora indagate. In particolare in questi giorni ha fatto discutere il caso dei maltrattamenti su una bambini affidata all’ex compagna lesbica della Anghinolfi (F. B.) e alla sua nuova compagna lesbica (D. B.), quest’ultima “in più occasioni e, mentre si trovava da sola nella sua auto, “instaurava lunghe conversazioni con soggetti immaginari”. E tra le urla di totale delirio la donna alternava bestemmie, canti eucaristici e forti liti in cui si immaginava di sgridare bambini. Ed è proprio a lei che è stata data in affido una minore. I servizi sociali l’avevano infatti considerata idonea”. Aggiunge, sempre Il Giornale: “La piccola (affidata a F.B. e D.B., ndr) si sarebbe così ritrovata a vivere con le due donne, prigioniera delle loro continue pressioni psicologiche e restrizioni. Nelle carte si legge che, “alla bambina era vietato tassativamente di lasciare i capelli sciolti”. Era considerato un atteggiamento di vanità che secondo le psicologhe, d’accordo con le affidatarie, la piccola non poteva assolutamente manifestare. Ma c’è di più. La bambina non si poteva avvicinare ai maschi. Le era vietato”.

Questo è solo un esempio dell’ideologia LGBT che permea l’intera vicenda che ruota attorno all’Anghinolfi. Tra gli altri esempi qui (1), qui (2), qui (3). Il sito del Centro Hansel e Gretel ha pagine a nostro avviso rivoltanti. Essendo il nostro un sito cattolico, una ci rifiutiamo anche solo di riportarla. Alleghiamo però, prima di andare avanti con l’analisi, un’altra che dice molto della mentalità di chi anima questo carrozzone:

(3) Ma la stima verso questo Centro Hansel e Gretel veniva “solo” dalle strutture sanitarie e dall’Unione della Val’Enza? No, il filo rosso prosegue e lo vediamo lambire un ente che con l’Hansel e Gretel ha dato luogo addirittura ad un Master di II livello (immagine in alto). Si tratta della Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione “Auxilium” di Roma (alleghiamo scheda storica in fondo). Diventata, come tutte le istituzioni ecclesiastiche vaticane, un centro di irraggiamento del modernismo, ha visto bene di realizzare un piano formatico con questa gloriosa realtà. Non solo Master ma anche corsi di “alta formazione” (si veda sopra).

C’è ancora molto da approfondire. Ma già ora , come si vede, gli spunti di riflessione non mancano.

Alla prossima.

La storia della Facoltà Pontificia Auxilium:

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