Bibbiano, le mani di Foti anche su Genova? Cosa non torna negli affidi liguri

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Il caso Bibbiano è isolato oppure il pattern delle irregolarità e degli abusi potrebbe essersi ripetuto in altre zone dello Stivale? Se lo stanno chiedendo in molti, e qualcuno sta già iniziando le opportune verifiche. Un articolo apparso oggi su La Verità a firma di Francesco Borgonovo, per esempio, fa luce su alcuni aspetti di un sistema simile, per molti aspetti, a quello emerso dalle indagini in Val d’Enza — sebbene, va detto, non vi siano per ora inchieste giudiziarie aperte.

Lo “strano” caso della Liguria

Innanzitutto vi è il dato di partenza: in Italia il 2,7 per mille dei minori, circa 26mila esclusi gli stranieri non accompagnati, è in affido. Il 2,7 per mille è quindi la media nazionale, ma analizzando i dati regionali, saltano all’occhio alcune anomalie territoriali. In Liguria ad esempio la frequenza degli affidi è più che raddoppiata: parliamo del 5,8 per mille. Cioè 1.244 minorenni, di cui 685 affidati a famiglie e 559 ospiti di strutture (comunità, centri, case famiglia, etc.).

Una situazione che il Garante regionale per l’infanzia, Francesco Lalla, aveva già segnalato tempo fa. “A partire dal 2013 molte persone ci hanno contattato per raccontarci le loro vicende — spiega — e ci eravamo convinti che il sistema dell’allontanamento e dell’affidamento non fosse proprio corretto, in base anche alla convenzione di New York, che per gli allontanamenti parla di ‘necessità’”, vale a dire quando “si è già fatto tutto il resto e non si può più fare altro”. Lalla si era attivato per avvertire le autorità competenti dell’anomalia, scrivendo anche “note al Tribunale per i minorenni”, rimaste inascoltate. A dargli manforte sono le dichiarazione di Mauro Lami, dell’Associazione padri separati Liguria: “Da 10 anni riceviamo segnalazioni da tutta la regione”. Allo scoppio dello scandalo Bibbiano, il Garante è tornato alla carica, seppur invitando alla prudenza. “Il sistema, che talvolta non abbiamo esitato a definire dannoso per bambini e famiglie”, deve costruire “tutela, garanzia e promozione delle istanze dei minori” a partire dalle situazioni più fragili e vulnerate. Da qui la proposta: “ creare un sistema rinnovato che veda insieme istituzioni e terzo settore, famiglie e loro rappresentanze”.

Spunta il nome di Foti

Ma non è tutto. Il cronista Diego Pistacchi ha scoperto che anche a Genova erano di stanza gli indagati della Angeli e demoni. Dal 2016 al 2018 si contano nove incarichi allo psicoterapeuta della Hansel e Gretel Claudio Foti, tutti avvenuti per affidamento diretto, per un totale di compensi che “supera i 13mila euro”. Foti aveva il compito di “formare gli assistenti sociali del territorio”, invitandoli, durante i corsi, a superare le “descrizioni classiche delle tipologie della violenza all’infanzia” per cercare abusi e maltrattamenti. Quasi un invito a trovare prove di abusi anche dove non ce ne sono? Inoltre in Liguria sono attivi operatori e professionisti legati alla Hansel e Gretel, come Elisabetta Corbucci, membro dell’associazione Rompere il silenzio di Foti. A questo punto entra in gioco il consigliere Mario Mascia di Forza Italia che pochi giorni fa ha presentato alcune interrogazioni alla Giunta comunale di Genova. Dall’atto di presentazione, in modo molto singolare è sparito il sito “progetto Arianna” della regione Liguria, sempre legato a Claudio Foti, e l’assessore genovese alle politiche educative Francesca Fassio è stata veloce nel rimuovere dall’incarico la dirigente comunale Marina Boccone che si occupava proprio del sopra citato “progetto Arianna”. Coincidenze?

Un commento a "Bibbiano, le mani di Foti anche su Genova? Cosa non torna negli affidi liguri"

  1. #bbruno   15 Agosto 2019 at 8:38 pm

    faccia da manuale! Costiui diagnosticava gli squilibri psichici nel prossimo suo….

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