Eroi d’Europa : Padre Massimiliano Maria Kolbe O.F.M.Conv. (1894-1941)

a cura di Giuliano Zoroddu

Nel dies natalis del padre Massimiliano Maria Kolbe (Zduńska Wola, 8 gennaio 1894 – Auschwitz, 14 agosto 1941), sacerdote dei Minori Conventuali, santo Cavaliere dell’Immacolata contro la giudeo-massoneria, riprendiamo la parte dell’articolo dedicatagli nell’articolo “Quale unione per l’Europa?” di don Luigi Moncalero FSSPX (La Tradizione Cattolica, Anno XVI – n° 2 (59) – 2005, pp. 40-49).

San Massimiliano Kolbe. Simbolo dell’unità dell’Europa difesa nei suoi princìpi cattolici, contro la Massoneria

P. Kolbe (Pabjanica, Polonia, 1894 – Auschwitz 1941) è conosciuto per l’ultimo atto della sua esistenza terrena, quello che l’ha reso famoso: il dare la propria vita per salvare quella di un padre di famiglia. Ma questo episodio – sublime, intendiamoci, di squisita Carità sacerdotale (1) – non è che “l’ultimo sigillo” di una vita spesa per il trionfo di Cristo Re e dell’Immacolata. Quando si parla di P. Kolbe non si ricorda che egli ha combattuto con grande vigore la Rivoluzione.
La quale Rivoluzione – o in modo più ampio quello che si definisce “il mondo moderno” – ha per iniziatori Lutero, Cartesio e Rousseau. Il soggettivismo, iniziato da Lutero in campo religioso, e da Cartesio in campo filosofico, ha generato l’idealismo e tutti gli errori – e gli orrori – derivati da una morale astratta e sganciata dalla realtà. Di questa sono frutti il marxismo, il nichilismo e naturalmente il nazionalsocialismo, di cui P. Kolbe sarà vittima.
Scriveva il Giuliotti: «La Riforma, la Rivoluzione francese, il Liberalismo, il Socialismo e l’Anarchia derivano l’uno dall’altro e formano gli anelli dell’attuale catena che, in nome dell’idolatrata libertà, ci fa tutti schiavi» (in L’ora di Barabba). Che direbbe il Giuliotti se vedesse le attuali pastoie dell’Europa dei burocrati?
Scrive P. Kolbe, “Cavaliere dell’Immacolata”: «Solo dopo queste avanguardie (cioè il Protestantesimo) viene il grosso dell’armata del nemico. E chi è costui? Di primo acchito potrà sembrare esagerata l’affermazione che il principale, il più grande, il più potente nemico della Chiesa è la Massoneria» (2).
Leone XIII: «(Per i fautori delle sette massoniche) si deve eliminare la sacra autorità dei Pontefici e […] si deve distruggere dalle fondamenta lo stesso pontificato istituito per diritto divino. […] Il vero obbiettivo dei massoni è quello di perseguitare con odio implacabile il cattolicesimo e […] non si daranno pace prima di aver visto stroncate tutte le istituzioni religiose fondate dai sommi Pontefici» (3). Lo scopo è quindi di «distruggere dalle fondamenta tutto l’ordine religioso e sociale nati dalle istituzioni cristiane e creare un nuovo ordine a suo arbitrio che tragga fondamenti e norme dal naturalismo»(4), cioè l’affermazione della sola natura, oltre la quale non esiste assolutamente nulla: naturalismo che si risolve quindi nella negazione radicale del soprannaturale.

LA RISPOSTA DELLA CARITÀ

Davanti a questo programma distruttore, P. Kolbe reagisce con vigore: «Di fronte agli attacchi tanto duri di nemici della Chiesa di Dio è lecito rimanere inattivi? Ci è lecito forse lamentarci e versare lacrime soltanto? No, affatto. Ricordiamoci che al giudizio di Dio renderemo stretto conto non solamente delle azioni compiute, ma Dio includerà nel bilancio anche tutte le buone azioni che avremmo potuto fare, ma in realtà avremo trascurato. Su ciascuno di noi pesa il sacrosanto dovere di metterci in trincea e di respingere gli attacchi del nemico con il nostro petto» (5).
Come tradurrà in pratica questo programma P. Kolbe? Per sommi capi, si può riassumere così l’opera del Cavaliere dell’Immacolata:
Far conoscere la verità in tutta la sua estensione e nobiltà: «Quante persone sulla terra non conoscono ancora il Signore Dio, non conoscono l’Immacolata e, di conseguenza, talvolta si chiedono perfino il perché della loro esistenza. […] Non sanno che il fine dell’uomo è Dio e che ogni realtà di questo mondo è solo un mezzo per raggiungere Dio nell’eternità, in paradiso»(6).
Opporsi al male e ai nemici smascherandoli e condannandoli: compromesso, infingimenti, mezze misure, motivazioni fallaci… non rientrano nell’arsenale di P. Kolbe! Si lotta il male, il peccato per farlo apparire quello che è in tutta la sua cruda realtà: un assassino impietoso che uccide e deruba. Si lotta «per strappare le anime da spaventose e degradanti catene: non esiste schiavitù più orrenda che quella del peccato. Si lotta per liberare le anime dalla schiavitù del demonio, del mondo e della carne e, rese felici, offrirle in proprietà all’Immacolata» (7). D’altra parte, il dolce san Francesco di Sales non si esprimeva altrimenti quando scriveva: «I nemici giurati di Dio e della Chiesa si debbono screditare con tutte le forze; tali sono le sètte degli eretici, degli scismatici e dei loro capi: è carità gridare al lupo, quando è in mezzo alle pecore o dovunque si trovi»(8).

LA NASCITA DELLA MILIZIA DELL’IMMACOLATA

La sera del 16 ottobre 1917 P. Kolbe fondava a Roma con altri sei compagni, nel Collegio Serafico dei Frati Minori Conventuali, la Milizia dell’Immacolata: un movimento, «un’attività che si propone di attrarre quante più anime è possibile ad un ideale, scuotendo dal letargo le coscienze»(9). Essenza del movimento è «la consacrazione illimitata e incondizionata all’Immacolata, dettata da un amore verso di Essa che giunge fino ad espandersi al di fuori di sé, affinchè le anime di coloro che ci circondano siano infiammate con questo stesso fuoco, cioè siano conquistate all’Immacolata»(10).
Si noti il ruolo dell’Immacolata in questa lotta: professando questo dogma della nostra santa Fede – opportunamente definito nel 1854 da Pio IX – si rovescia d’un sol colpo:
– il protestantesimo, con la sua falsa concezione della Grazia, della giustificazione e del ruolo di Maria nel piano divino della Redenzione;
– il naturalismo, che da un lato nega la possibilità stessa del soprannaturale; dall’altro predica una natura integra, non ferita dal peccato originale e conseguentemente non bisognosa di Redenzione;
– il liberalismo che fa della libertà un assoluto sganciato dalla norma divina costituita dai Comandamenti di Dio.
San Massimiliano Kolbe predica un’azione di attacco e di conquista, non solo di difesa, che richiede la presenza dei fedeli Cavalieri dell’Immacolata nei posti chiave: «1) educazione della gioventù (professori di istituti scientifici, maestri) […]; 2) la direzione dell’opinione della massa (riviste, quotidiani, la loro redazione e diffusione, biblioteche pubbliche […], conferenze, ecc.); 3) le belle arti (scultura, pittura, musica, teatro); e infine 4) i nostri militi dell’Immacolata divengano in ogni tempo i primi pionieri e le guide della scienza […]. In una parola, la Milizia impegni tutto e in uno spirito sano guarisca, rafforzi e sviluppi ogni cosa alla maggior gloria di Dio, per mezzo dell’Immacolata e per il bene dell’umanità»(11). In questo senso la Milizia trascende le associazioni già esistenti senza escluderle.

LE CITTÀ DELL’IMMACOLATA

Ma oltre questa azione “comune”, P. Kolbe fonda le “Città dell’Immacolata” (Niepokalanòw in polacco) dove si opera a tempo pieno, su modello di quella fondata in Polonia nel 1927 e che in poco tempo divenne la Comunità religiosa più numerosa al mondo, con circa 800 religiosi che svolgevano una mole di lavoro prodigiosa. Enorme l’attività di stampa: “Il Cavaliere dell’Immacolata”, mensile, arrivato a circa un milione di copie; “Il Piccolo giornale”, quotidiano di attualità con 150 mila copie nei giorni feriali e 250 mila nei giorni festivi; altri periodici, fascicoli, opuscoli, eleganti volumi agiografici, educativi, pastorali, ecc. Nel 1939 constava di 13 sacerdoti, 18 chierici professi, 527 fratelli religiosi, 122 aspiranti allo stato religioso clericale, 82 candidati allo stato di fratelli conversi (in tutto 762 religiosi!). Venne impiantata un radio; si pensava già alla televisione; un seminario di formazione; un’organizzazione formidabile che la rendeva autonoma quasi in tutto, con macchine modernissime e costose, gli ultimi ritrovati della tecnica (12). Il tutto caratterizzato da un povertà rigorosa che si appoggerà unicamente sulla Provvidenza attraverso l’Immacolata.

«IPSA CONTERET – ESSA TI SCHIACCERÀ IL CAPO»

Ecco come un Santo risponde agli attacchi dei nemici della Chiesa e della Christianitas. Nelle “Città dell’Immacolata” il contrasto tra soprannaturale e naturalismo massonico si fa abissale, irriducibile. L’invito alla povertà, all’obbedienza, allo spirito d’iniziativa, qui diviene gioioso dovere, programma vissuto e attuato in mille proposte concrete. Al libero pensiero e all’autonomia si contrappone l’obbedienza all’autorità; ai grossi capitali condizionatori di re e di governi si contrappone la povertà e la fiducia nella Provvidenza. Ad una colluvie di giornali e mass-media corrotti si contrappone una offensiva sullo stesso piano, politico, sociale, artistico, letterario, ecc., ricorrendo agli stessi mezzi, ma in nome e con la forza dell’Immacolata.

«O Maria concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a Voi, e per quanti a Voi non ricorrono, in modo particolare per i massoni e per quanti Vi sono raccomandati».

Era questa la preghiera che P. Kolbe insegnava a recitare. Sublime risposta della Carità soprannaturale che lo portava a sfidare – senza presunzione alcuna – i nemici dell’Immacolata: «Nei Protocolli dei Savi di Sion essi [i massoni] scrivono di sé: “Chi o che cosa è in grado di far crollare una forza invisibile? La nostra forza è appunto di questo genere: la Massoneria esterna serve per nascondere i suoi scopi, ma il piano d’azione di questa forza e perfino il luogo in cui essa si trova, saranno sempre sconosciuti alla gente”. Signori – commenta P. Kolbe – per vostra fortuna noi siamo in grado di far crollare addirittura una forza invisibile! Dico per vostra fortuna poiché non avete l’idea di quanto sia dolce servire fedelmente Dio e l’Immacolata. Io sostengo che noi siamo in grado di farvi crollare e vi faremo crollare […]. Noi siamo un esercito, il cui Condottiero vi conosce ad uno ad uno, ha osservato ed osserva ogni vostra azione […] nemmeno uno dei vostri pensieri sfugge alla sua attenzione […]. E il peggio (ma, per l’esattezza, il meglio per voi) è che siete messi così bene in scacco che potete fare soltanto quei movimenti che il nostro Condottiero vi permette in vista dei suoi scopi sapienti, e già da molto tempo sareste dovuti essere ridotti in polvere se il nostro Condottiero avesse fatto solamente un cenno con la mano […]. Ecco quanto è misericordioso con voi. E sapete il perché? Perché il nostro Condottiero vi ama […]. Sapete come si chiama il nostro Condottiero? È l’Immacolata, il rifugio dei peccatori, ma anche la debellatrice del serpente infernale»(13).

«AUDITE ERGO REGES … UDITE O RE»

«La civilizzazione cristiana non è più da inventare, né la comunità nuova da fabbricare sulle nubi. Essa è stata ed è: la civilizzazione cristiana, è la società cattolica» (San Pio X).
Quale follia voler costruire una Europa su basi diverse! Eppure è la follia che abbiamo quotidianamente sotto gli occhi, tanto più grave in quanto avvallata da una gerarchia cattolica «…al massimo esperta in umanità, ma di fatto perfettamente collaterale rispetto alle strategie mondialiste dei poteri forti, che benedice moschee e sinagoghe e riduce la carità cristiana alla falsa carità di un’apertura illimitata e suicida ai “migranti” delle altre religioni»(14). No, non sono questi gli esempii che ci hanno lasciato i Santi che hanno fatto l’Europa!
Rileggiamo e meditiamo le sublimi parole di Leone XIII:
«Vi fu un tempo in cui la filosofia del Vangelo governava gli stati e in quel tempo la forza e la sovrana influenza dello spirito cristiano era entrata ben addentro nelle leggi, nelle istituzioni, nei costumi dei popoli, in tutti gli ordinamenti dello Stato; quando la religione di Gesù Cristo […] fioriva all’ombra del favore dei prìncipi e della legittima protezione dei magistrati, quando procedevano concordi il sacerdozio e l’impero, stretti fra loro per amichevole reciprocità di servizi […]».
«Se l’Europa cristiana domò le nazioni barbare e le trasse dalla ferocia alla mansuetudine, e dalla superstizione alla verità; se vittoriosamente respinse le invasioni dei musulmani, se tenne il primato della civiltà e si porse ogni volta guida e maestra delle genti […] se di vere libertà poté arricchire i popoli, se a sollievo delle miserie umane seminò dappertutto istituzioni sapienti e benefiche; non c’è dubbio che in gran parte ne è debitrice alla religione, in cui trovò ispirazione e aiuto alla grandezza di tante opere»(15).
«Udite, pertanto, o re e ponete mente, imparate voi che giudicate tutta la terra. Porgete orecchio voi che governate le moltitudini e vi gloriate delle turbe di nazioni. Poiché dal Signore vi è stato dato il potere, e la sovranità dall’Altissimo, il quale esaminerà le vostre opere e scruterà i vostri pensieri. Perché essendo voi ministri del Suo regno, non avete giudicato con rettitudine e non avete osservato la Legge di giustizia, e non avete camminato secondo la volontà di Dio. Con orrore e ben presto vi sarà sopra, perché un giudizio rigorosissimo si farà di quelli che stanno in alto»(16).


(1) Non si dimentichi che nel bunker della morte in cui fu rinchiuso insieme agli altri compagni di sventura, egli continuò la sua missione sacerdotale trasformando quell’infelice sotterraneo in un luogo di preghiera. Ecco la testimonianza di un prigioniero che fungeva da interprete nel campo: «Dalla cella dove erano gli infelici si udivano le preghiere recitate ad alta voce, il Rosario e i canti religiosi, ai quali si associavano anche i prigionieri delle altre celle. […] Nei momenti di assenza delle guardie scendevo nel sotterraneo per conversare e consolare i compagni. Le calde preghiere e gli inni alla SS.ma Vergine si diffondevano per tutto il sotterraneo. Sembrava di essere in chiesa. Incominciava il P. Massimiliano Kolbe e gli altri rispondevano». Cfr. P. Stefano Maria Mannelli, Il folle dell’Immacolata, S. Massimiliano Maria Kolbe, Casa mariana, 1976, p. 120.
(2) P. A. Di Monda, Con l’Immacolata contro massoni e “nemici” della Chiesa di Dio, Casa Mariana, Frigento, 1986, p. 88.
(3) Lettera enciclica Humanum genus, n° 10.
(4) id., n° 8.
(5) P. A. Di Monda, Con l’Immacolata…, p. 103
(6) id., p. 108.
(7) id., p. 110.
(8) id., p. 114.
(9) id., p. 208.
(10) id., p. 209.
(11) id., p. 212.
(12) id., p. 240.
(13) id., p. 278.
(14) M. D’Amico, «Le radici? Nella rivoluzione gnostica moderna», in Alfa e Omega, anno I, n° 1, nov-dic 2004, pp.16-24.
(15) Leone XIII, Lettera enciclica Immortale Dei, 1885.
(16) Sap 6, 2-7.

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